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Tumori: medici spesso impreparati 

Veronesi bacchetta i colleghi, troppi errori nella comunicazione

 - 19 Ottobre 2010
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Contrasto

Umberto Veronesi

Niente carne, un po' di cioccolato e un po' di Sudoku per mantenere allenata la mente: è la ricetta antinvecchiamento dell'oncologo Umberto Veronesi, da sempre vegetariano. Al primo posto tra le ragioni della sua scelta “no meat”, tuttavia, c'è un motivo autobiografico. «Sono cresciuto in una cascina lombarda; vitelli, agnelli e puledri erano i miei compagni di giochi: il solo pensiero di macellarli per me è stato fin da ragazzo inaccettabile» ci confida l'ex ministro della Sanità in una pausa tra gli interventi in sala operatoria, la visita ai pazienti e gli impegni in campagna elettorale (è candidato al Senato per il Pd). Essere vegetariani, per il direttore scientifico dell'Istituto Oncologico Europeo, è anzitutto una scelta etica. «Mangiare è un modo per celebrare la vita: non mi piace farlo negando quella di altri esseri viventi. Gli animali per l'industria alimentare sono macchine di trasformazione: nei macelli, per legge, vengono sgozzati e dissanguati lentamente affinché la carne assuma un colorito più chiaro.

La mia dieta è a base di pasta, riso, uova, yogurt e tanta frutta e verdura, soprattutto cavoli, rape e ravanelli. E adoro il cioccolato: un'iniezione di buonumore ed energia indispensabile per uno come me che, nonostante sia ottuagenario, lavora ancora 11 o 12 ore al giorno, alzandosi alle 6 del mattino e andando a dormire all'una di notte. Una dieta vegetariana, d'altronde, è un grande aiuto per chi vuole avere una vita intensa, perché è facile da digerire e protegge le cellule dai guasti del tempo. Inoltre, meno carne si mangia, meno rischi ci sono di ammalarsi, anche di tumore. Noi siamo circondati da inquinanti. Sono nocivi se li respiriamo, ma lo sono molto di più se li ingeriamo. Consumando carne, accade questo: dall'atmosfera le sostanze tossiche si posano sull’erba e di lì passano nei depositi adiposi degli animali che la mangiano. Così finiscono nel nostro piatto. Insieme alla rinuncia alla carne, per restare in forma mangio poco. L'attività di chirurgo mi ha aiutato: in sala operatoria devi stare in piedi per molte ore senza perdere la concentrazione. Una dieta carnivora, peggio se abbondante, mi appesantirebbe. Così, salvo qualche pranzo di lavoro, mi sono abituato a un pasto al giorno, la sera, quando posso godermi famiglia e amici. Prima di divertirmi con il Sudoku e rilassarmi con le mie passioni: poesia, musica e cinema».

 

In occasione della presentazione della nuova sede della fondazione che porta il suo nome, l'oncologo ed ex Ministro della Salute Umberto Veronesi ha rilasciato dichiarazioni forti in materia di tumori.
 
Secondo l'ex Ministro due sono i limiti della classe degli oncologi: la cattiva capacità dei singoli medici di comunicare coi pazienti e la diffidenza nei confronti della morfina.
 
Oggi i medici non sono preparati a comunicare con i pazienti, soprattutto quando si tratta di informarli che hanno un tumore: "Nessuno insegna loro come devono comportarsi con i malati, né al momento della diagnosi né durante la cura" afferma Veronesi, e questa impreparazione ha notevoli ripercussioni sull'emotività del paziente.
 
La morfina invece viene usata pochissimo, perché ancora al centro di numerosi pregiudizi: "Da parte dei medici c'è una grande paura culturale che la morfina possa dare assuefazione", causata dall'utilizzo che si fa di questa sostanza come stupefacente.
 
Bisogna tener presente però, prosegue Veronesi, che se i preparati a base di morfina "Vengono utilizzati come farmaci (e non come droghe, ndr) questo rischio non esiste". Bisogna invece considerare che la morfina "È la soluzione più semplice, innocua ed efficace per i malati cronici terminali".
 
Per questo, durante l'incarico ministeriale, Veronesi era intervenuto sulla liberalizzazione di questi farmaci, rendendone più facile la prescrizione.
"Fino ad allora la morfina non si poteva avere se non in casi eccezionali, ma ho ritenuto importante che si potesse prescrivere questo potente antidolorifico che, oltre al dolore, nei pazienti terminali toglie la sofferenza legata alla paura di morire, aiuta a superare l'incapacità di adattarsi alla loro condizione. Malauguratamente, poiché questa sostanza è utilizzata da alcuni come stupefacente, è stata sabotata dal punto di vista della distribuzione nelle farmacie, ma anche dai medici'' conclude l'ex Ministro.

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