Lo specialista risponde 

Risponde Carmelo Scarpignato, Professore di Farmacologia & Terapia all'Università di Parma Professore Associato di Gastroenterologia all'Università di Nantes

di DonnaModerna.com consiglia  - 27 Settembre 2013
 


Prof. Carmelo Scarpignato

 

 

Dolore acuto e dolore cronico. Qual è esattamente la differenza?

Il dolore acuto è di breve durata e, in genere, è ben evidente il rapporto di causa/effetto (per esempio il dolore da colica renale o il dolore postoperatorio). Questo dolore si esaurisce quando cessa l'applicazione dello stimolo o viene riparato il danno che l'ha prodotto. Il dolore cronico è un dolore che si prolunga per più di 3-6 mesi. E’ spesso un sintomo che diventa malattia. Anche se la causa del dolore viene rimossa, il dolore a volte permane.

 

In presenza di dolore cronico, a quali farmaci è più opportuno ricorrere e perché?

I FANS (e il paracetamolo) rappresentano il primo gradino della cosiddetta “scala analgesica” dell’OMS. A parte i loro effetti indesiderati a livello del rene, dell’apparato gastrointestinale e cardiovascolare, la loro efficacia nel dolore cronico è modesta. Utilizzati in maniera adeguata, gli oppioidi – oltre ad essere più efficaci – sono anche più maneggevoli.

 

Che cosa sono i farmaci analgesici oppioidi e perché vengono classificati in deboli e forti?

I farmaci oppioidi sono farmaci a spiccata azione antidolorifica che derivavano originariamente dall’oppio (da cui il nome), ma che oggi sono sintetizzati in laboratorio. Gli oppioidi deboli hanno una potenza analgesica inferiore alla morfina (farmaco di riferimento), mentre gli oppioidi forti hanno una potenza uguale o superiore. I primi, da soli o in associazione a FANS o paracetamolo, vengono utilizzati nel dolore moderato mentre i secondi nel dolore forte.

 

La gente comune, quando ascolta la parola “oppioide”, pensa subito alla tossicodipendenza. Gli oppioidi sono farmaci sicuri?

La gente comune ha ancora molte reticenze a utilizzare questa classe di farmaci, che non considera – erroneamente – sicura. Molti pazienti pensano che l’utilizzo di medicinali oppioidi possa portare alla dipendenza. Altri pensano che questi farmaci debbano essere prescritti solo nelle fasi avanzate o terminali di malattia. La dipendenza è, di fatto, un evento molto raro, soprattutto nei malati di cancro. La tossicodipendenza, che può verificarsi con qualunque farmaco, è invece caratterizzata dall’incoercibile bisogno di far uso continuato di sostanze psicotrope nonostante i problemi di tossicità.

 

Pur essendo meglio tollerati dei FANS, anche gli oppioidi, come tutti i farmaci, possono avere effetti indesiderati? C’è modo di limitarli?

I principali effetti indesiderati sono la stipsi, la nausea e la sonnolenza. La stipsi può essere (almeno in parte) prevenuta con l’assunzione di fibre (siano esse alimentari o supplementi dietetici), un adeguato introito di liquidi (1.5-2.0 l/die) ed, eventualmente, l’uso di un lassativo osmotico. La nausea generalmente scompare o si riduce notevolmente nell'arco di 1-2 settimane, durante le quali sono utili farmaci che stimolino la motilità gastrica. L’incidenza di questi sintomi dipende anche dallo specifico farmaco utilizzato. Sono oggi disponibili formulazioni da somministrare per via orale (come ad esempio ossicodone + naloxone), in cui l’oppioide è associato a un altro farmaco capace di antagonizzare gli effetti periferici (come la stipsi e la nausea) ma non quelli centrali (come l’analgesia, ossia l’efficacia antidolorifica). La sonnolenza, infine, è spesso dovuta al dolore, che impedisce il riposo notturno, e può beneficiare dell’uso di caffeina.

 

Quando pensiamo al dolore cronico, pensiamo agli anziani con diversi problemi muscolari  e/o osteoarticolari. Gli oppioidi possono essere utilizzati anche su questa tipologia di pazienti più avanti con gli anni?

Nel dolore osteoarticolare gli oppioidi non solo controllano il dolore ma riducono la limitazione funzionale e migliorano la qualità della vita. Utilizzati in maniera adeguata possono essere somministrati anche al paziente anziano, nel quale il FANS può determinare la comparsa di gravi eventi avversi.

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