Come usare l'assorbente interno 

Consigli sull'utilizzo dell'assorbente interno. L'esperta risponde ai dubbi più comuni

di Serena Allevi
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L'assorbente interno rappresenta una grande conquista femminile. Ma non tutte le donne sanno come si usa correttamente, e questo indipendentemente dall'età. Inoltre, notizie allarmanti (vedi alla voce Sindrome da Shock Tossico - TSS) contribuiscono ad amplificare i dubbi sulla sicurezza di questo dispositivo.

Per fare chiarezza e rassicurare, abbiamo intervistato la dott.ssa Sara Gaita, ginecologa presso il Centro Medico Santagostino di Milano. Uno dei primi dati che si evince dalla chiacchierata con l'esperta, è che le donne hanno ancora una scarsa conoscenza del proprio corpo e, nello specifico, della propria vagina.

Quando non va usato l'assorbente interno

Partiamo dai casi in cui l'uso dell'assorbente interno è fortemente sconsigliato. «L'assorbente interno è sconsigliato se è in corso un'infezione cervico-vaginale accertata o sospettata. La presenza del dispositivo in vagina può favorire la diffusione dell'infezione. Infatti, il sangue è il perfetto terreno di coltura dei batteri e il tampone trattiene il sangue all'interno, rivelandosi quindi un proliferatore dell'infezione» spiega la dott.ssa Gaita.

Nel caso di donne che non abbiano avuto ancora rapporti sessuali, l'uso dell'assorbente interno può provocare anche dolore e fastidio. In tal senso, è bene evitare di insistere e affidarsi agli assorbenti esterni. «Se l'imene non è molto elastico, se ha una forma particolare o se sono presenti anomalie, l'uso del tampone può provocare anche dolore. In questi casi, può bastare una visita ispettiva per capire quanto l'imene consenta l'inserimento dell'assorbente» continua l'esperta.

Non di notte

Uno dei dubbi più frequenti che assalgono le donne, è se l'assorbente interno possa essere o meno usato anche di notte. «Si sconsiglia fortemente l'uso notturno degli assorbenti interni. Infatti, la permanenza massima dell'assorbente in vagina dovrebbe essere di circa 4-6 ore. Supponendo che di notte si dorma più di 6 ore, è opportuno preferire l'assorbente esterno. Il rischio è che si generino infezioni, più o meno serie» spiega la dott.ssa Gaita.

Uno dei rischi dell'uso molto prolungato dell'assorbente interno, infatti, è la Sindrome da Shock Tossico.

La Sindrome da Shock Tossico (TSS)

La cronaca ha spesso portato alla ribalta casi drammatici di Sindrome da Shock Tossico correlata all'uso dell'assorbente interno. Ma di cosa si tratta?

«Premetto che si tratta di un'eventualità fortunatamente piuttosto rara. La Sindrome da Shock Tossico è una grave infezione sistemica che si diffonde in tutto l'organismo, compromettendo la funzionalità di organi o arti distanti» chiarisce l'esperta «Questa sindrome può essere appunto favorita dal posizionamento prolungato dell'assorbente interno. Se il tampone è rimasto a lungo in vagina e non si riesce a "recuperare" da sé con l'autoesplorazione, il medico specialista lo estrae e, nel caso, prescrive una terapia antibiotica locale e sistemica» continua la dott.ssa Gaita.

Come inserire correttamente l'assorbente interno

Come si fa a essere sicure di aver inserito bene l'assorbente interno? Innanzitutto, solitamente l'assorbente ben inserito non si sente o, comunque, non provoca fastidi.

«Il primo consiglio è quello di lavarsi perfettamente le mani prima dell'inserimento. I batteri responsabili delle infezioni, infatti, sono presenti sulle mani: ne è un esempio lo streptococco, che può appunto generare la famigerata Sindrome da Shock Tossico. Poi, è opportuno che i tamponi restino ben sigillati fino al momento stesso dell'utilizzo. Io consiglio sempre, soprattutto per chi è alle prime armi, di partire con la misura più piccola di tampone» afferma l'esperta.

«L'assorbente interno va inserito in una posizione comoda: per esempio accovacciate oppure in piedi appoggiando una gamba sul letto. Inoltre, è importante inserirlo bene in profondità: l'assorbente, infatti, deve stare il più possibile a contatto con la cervice. Questo accorgimento garantirà una migliore assorbenza e ridurrà i rischi di eventuali fastidi. L'applicatore deve essere, dunque, inserito quasi completamente (fuoriuscendo di mezzo centimetro circa) e il cordino, invece, dovrebbe fuoriuscire solo di un paio di centimetri» spiega la dott.ssa Gaita.

«Importante è anche l'angolazione giusta. L'angolazione di inserimento, infatti, non può essere dritta. La spinta del tampone all'interno della vagina deve essere angolata verso l'alto proprio perché la vagina è angolata sostanzialmente di circa 45 gradi. Un inserimento "dritto" può provocare fastidio o dolore» conclude l'esperta.

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