Povera Gente: a teatro ci sei proprio tu 

Povera gente è l'ultimo spettacolo di Paolo Rossi messo in scena insieme alla Compagnia del Teatro Popolare. Il testo cambia ogni sera, col fiato sul collo degli ultimi fatti del Paese, il pubblico partecipa e succedono cose sempre nuove. Lo ha scritto Carolina De La Calle Casanova (qui, nella foto di scena). La abbiamo intervistata...

di Laura Carcano  - 14 Giugno 2011
 

Debutta stasera Povera Gente al Teatro Studio di Milano e potrete vederlo fino al 23 giugno. Povera Gente è l'ultimo spettacolo di Paolo Rossi messo in scena insieme alla Compagnia del Teatro Popolare. Il testo cambia ogni sera, col fiato sul collo degli ultimi fatti del Paese, il pubblico partecipa e succedono cose sempre nuove. Non solo, siete invitati a diventare comparse: i primi pover Crist, sia uomini che donne, che invieranno una mail a comparse.poveragente@gmail.com potranno partecipare a una delle repliche.
Lo ha scritto Carolina De La Calle Casanova (qui, nella foto di scena). La abbiamo intervistata...

Conosco molte persone che sono semplicemente terrorizzate dall'idea di uno spettacolo che interagisca con loro. Cosa vuoi dire a questo genere di pubblico (al quale appartengo io stessa) per tranquillizzarlo e fargli passare questa paura inutile?
Tranquilli, al limite troverete un fidanzato/a. Il teatro è pericoloso perché ti mette davanti ai tuoi limiti. Pensala così: i tuoi limiti sono le cose migliori che hai.

Povera Gente è uno spettacolo che cambia a ogni replica. Mi racconti come funziona?
Il lavoro sulla recitazione della compagnia e la riscrittura del testo segue i cambiamenti culturali e sociali del nostro Paese. Non si può parlare di povera gente oggi e non tenere conto che a Milano il volto della città sta cambiando, o che abbiamo passato il quorum del Referendum. Il teatro - con tutti i trucchi del mestiere che possiamo citare - non deve rimanere fuori o lontano dal popolo.

Quindi, il tuo lavoro di "scrittura" in cosa consiste?
Consiste nel dare un linguaggio, una struttura poetica a ciò che cambia sulla scena costantemente.

Lavorate insieme da molti anni, tu e Paolo Rossi. Riuscite ancora a farvi ridere (a vicenda)? Come funziona la vostra collaborazione, tu scrivi e lui cancella?
Ridiamo e litighiamo continuamente. Il bello è questo; ridiamo quando siamo arrabbiati e diventiamo seri quando ci divertiamo. Nel lavoro siamo esigenti e non ci facciamo passare una. Come funziona? Non abbiamo un metodo e a furia di non averlo è diventato un metodo. Ci annoiano i modelli e i ruoli pre stabiliti. Quello che faccio io lo fa anche lui e viceversa; vince la miglior idea.

Sei una donna, giovane e bella. Certo non ridicola. A tuo parere il mestiere comico per una donna è complicato più che per un uomo?
Solo se la donna vuole far scaturire la risata dal décolleté. Come donne abbiamo in più degli uomini la sensualità, ma questa non deve essere usata come l'unica arma a disposizione. È vero però che quando una donna è bella e intelligente fa più fatica a inserirsi, non solo a teatro. Sapete: il femminismo è il futuro degli uomini...

Nella foto di scena qui sopra hai una benda sull'occhio e i gambaletti calati. Chi sei?
La donna del popolo. La donna pensionata che alla fine del mercato raccoglie la verdura per terra.  

Ho come l'idea che si stia tornando a ridere solo a denti stretti, con un peso nel cuore e il ghigno infelice. Quale comicità oggi serve per la povera gente (che poi siamo tutti noi)?
Non solo quella che fa riflettere, ma quella che ti fa venire la voglia di agire. Dovrebbe essere come la risata prima del sesso: spudorata!

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