A Zanzibar, l'isola dei sultani 

Sì certo, molti turisti arrivano qui attratti soltanto dal mare turchese e trasparente. Ma per innamorarsi di quest'isola non serve andare fino alla spiaggia. Basta fare un giro in città, tra bazar e case coloniali

di Marco Moretti  - 16 Marzo 2006

Nel Neit-el Ajaib, la Casa delle Meraviglie, si rivive l’atmosfera delle Mille e una notte in chiave africana: le porte in legno intagliato si aprono sulle terrazze vista mare e sui saloni delle cerimonie. Siamo a Stone Town, la capitale di Zanzibar, una delle più sorprendenti isole dell’Oceano indiano, crocevia multietnico di abili navigatori e scaltri commercianti. Qui convivono moschee, chiese cristiane e templi indù e buddisti, tutti uniti dalla cultura swahili. Al fascino di Stone Town si aggiunge quello delle lunghe e fantastiche spiagge di sabbia bianca, lambite da un mare trasparente e turchese. Un paradiso per chi cerca una fuga antistress.

Per le vie di Stone Town

Per visitare la città si parte dal lungomare e proprio dalla favolosa Casa delle Meraviglie, costruita solo per le feste dei sultani omaniti, che dividevano la capitale del loro impero tra Muscat (in Oman) e Stone Town, la città di pietra. Un isolato più a nord c’è, invece, il Beit-el Sahel, la casa che oggi ospita un museo dedicato alla storia dei sultani. È meglio visitare i due palazzi di mattina quando il mare è solcato dai dhow, le tipiche barche da pesca a vela triangolare.

Poi, spalle al mare, ci si addentra in un dedalo di vicoli, diventati un unico, immenso e coloratissimo bazar dove il canto del muezzin dai minareti si mescola ai ritmi neri, alle nenie indù e ai rintocchi delle campane. Stone Town è sicura, si gira tranquillamente alla scoperta delle dimore dei nobili con verande, bow-window e porte in legno intagliato (alcune sono state trasformate in hotel e guesthouse) e si scoprono negozi di tessuti, monili di argento, tele naif e artigianato in legno, paglia, cuoio e terracotta. Se vi piace qualcosa, però, non comprate subito ma tornate più volte a contrattare, perché il primo prezzo è esoso e per turisti frettolosi. Con calma e un po’ di pazienza si può ridurre alla metà.

Allontanandosi sempre più dal mare si incontrano i mercati di frutta tropicale, spezie e pesce. Qui si seguono le bancarelle che riempiono le stradine con merci, odori e colori fino ad arrivare alla piazza dove un baobab è stato trasformato in ristorante. Lì vicino c’è lo slargo dei dala-dala, gli affollati trasporti collettivi.  Prendeteli solo se volete fare una esperienza folcloristica, altrimenti con pochi euro si può raggiungere qualunque destinazione in taxi. Un’idea da prendere in considerazione anche per visitare le piantagioni di spezie nell’interno dell’isola. Si cammina tra le piante di pepe, di cannella e di chiodi di garofano. E se si vogliono portare a casa qui si possono comperare a prezzi più che convenienti.

Hotel d’atmosfera

Centrale e affacciato sul mare, con piscina e atmosfera coloniale, lo Zanzibar Serena (tel. 00255/24-2232306; www.serenahotels.com) ha doppie con prima colazione da 150 euro. Più accessibile il Garden Lodge (tel. 2233298; gardenlodge@zanlink.com): doppia con bagno e prima colazione servita sul terrazzo a 29 euro. Il tramonto migliore si vede dal Pirate Cove, un bar ristorante sul lungomare con terrazzo panoramico e piatti europei: cena a 15 euro. Si possono anche mangiare deliziose aragoste alla griglia a 4 euro tra le bancarelle allestite ogni sera sul lungomare di fronte al Neit-el Ajaib.

Sulla barriera corallina

Da Stone Town, in mezz’ora di barca, si raggiunge Prison Island, la riserva naturale delle tartarughe di terra portate qui un secolo fa dal sultano. La più vecchia ha compiuto 100 anni. L’escursione costa 20 euro. Le più belle spiagge di Zanzibar si trovano sulla costa orientale, protetta da una barriera corallina. Sono lunghe e di sabbia bianca. Si raggiungono da Stone Town attraverso il verdissimo interno dell’isola coperto di foreste di baobab, manghi, acacie, rossi flamboyant e profumati frangipani che si alternano a risaie e a piantagioni di banane, ananas, canna da zucchero e, naturalmente, spezie.

Chi vuole abbinare il comfort al divertimento notturno va a Kiwengwa Beach: una striscia di sabbia immacolata lunga quattro chilometri e larga duecento metri. È la destinazione balneare per eccellenza con quattro villaggi turistici ben mimetizzati, con ristoranti, piscine e attrezzature per praticare vela, canoa, windsurf, snorkeling a ridosso della barriera corallina e altri sport marini. Chi ha confidenza col mare può salire sui dhow dei pescatori che per pochi euro portano i turisti al largo. Altrimenti ci si abbronza sulla spiaggia. La notte si va tutti a ballare al Pontile, un molo in legno con discoteca: l’ingresso costa quattro euro. Tra un tuffo e l’altro si visitano le bancarelle sorte a lato dei resort che vendono tele naif e oggetti d’artigianato.

Viaggi del Ventaglio (tel. 0233463347; www.ventaglio.com) propone voli e 7 notti all-inclusive a Kiwengwa da 1.350 euro. Chi invece cerca la tranquillità tra natura integra e cultura africana va a Paje Beach, una lunga spiaggia situata sempre sulla costa orientale, ma a sud di Stone Town. Paje presenta lo stesso paesaggio di Kiwengwa ma ha solo semplici locande sparse tra le case di un villaggio di pescatori. La migliore è Paje by Night (tel. 777-460710; www.pajebynight.net), a gestione italiana: ha doppie e prima colazione da 50 euro, ristorante con buon pesce a 8 euro. Per informazioni: www.zanzibartourism.net.

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