Al cinema: "Billo - Il Grand Dakhaar", storia di un'integrazione riuscita 

Le avventure di un immigrato senegalese giunto a Roma in cerca di fortuna. Tra biopic e commedia, un film indipendente che affronta in modo toccante il difficile equilibrio tra identità comunitaria e realizzazione individuale. Dal 21 novembre nelle sale di Milano

di Michela Santini  - 17 Novembre 2008

Arriva finalmente anche nei cinema di Milano (Mexico e Palestrina, a partire dal 21 novembre) "Billo - Il Grand Dakhaar", il film di Laura Muscardin che, tra gli altri premi, ha già vinto anche quello di Miglior Film al Festival du Cinema Italien di Parigi.

Tra biopic e commedia, questo piccolo film indipendente racconta, con un tono semplice e vivace, le avventure di Billo (il suo vero nome, nel film e nella realtà, è Thierno Thiam), un sarto senegalese che sbarca a Roma in cerca di fortuna. Nella capitale troverà non solo un lavoro, ma anche l'amore. Non senza aver provato sulla propria pelle, però, quanto possa essere dura, per un migrante, la via verso l'integrazione: da una parte il razzismo e la diffidenza che la terra scelta oppone ai nuovi arrivati ("Grand Dakhaar" è il nome con cui vengono chiamati i senegalesi appena giunti in Italia) dall'altra i legami e le tradizioni (difficili da onorare quando si è deciso di partire) con la terra natia. Billo lascia una promessa sposa in Senegal, e trova un altro amore in Italia. Diviso tra due donne, combattuto sulle scelte da fare, il protagonista deve anche vedersela con la madre, che rappresenta le radici e il legame con la comunità di partenza. Tante donne, dunque, in questo film che si dipana tra scene colorate d'Africa e il set romano, a noi molto più noto.

Nelle intenzioni della regista, Laura Muscardin, al suo secondo lungometraggio (il primo era stato "Giorni", anch'esso vincitore di numerosi premi), c'era proprio il voler sponsorizzare una storia positiva (vera, per di più), di speranza e con lieto fine. Originale anche il metodo di produzione: ogni membro del cast tecnico e artistico (sia italiani che senegalesi, quindi) è anche possessore di una quota del film. Si può infatti parlare di prima co-produzione italo-senegalese, nel senso che il Paese africano ha partecipato, anche dal punto di vista dei soldi, alla realizzazione dell'opera. Una menzione d'onore spetta a tal proposito a Youssou N'Dour, il celebre cantante senegalese che ha contribuito non solo come autore della colonna sonora ma anche come co-produttore.

E, per tornare alla questione dell'integrazione, che dire della più volte decantata empatia femminile? Del fatto che le donne siano spesso considerate più aperte verso l'altro e il diverso? Laura afferma che nel film le donne si presentano con mille sfaccettature, si differenziano l'una dall'altra per comportamenti e personalità. Comunque sì, probabilmente le donne si pongono in maniera più positiva verso questo genere di questioni.

A Billo chiediamo come si è sentito nella parte del "traditore". Dopotutto il protagonista si lascia coinvolgere in un love affair mentre la prima fidanzata è in Africa che lo aspetta. Ma il vero Thierno ci spiazza all'istante: 1) Billo è musulmano e un musulmano ha diritto a più mogli; 2) in fondo la promessa sposa senegalese gli è stata imposta dalla famiglia. Dunque nessun tradimento, solo un assecondare il corso degli eventi.

Thierno, che ha vissuto la sua giovinezza in Senegal (è arrivato in Italia diciotto anni fa, dopo aver fatto le scuole in Costa d'Avorio), ci dice una cosa che ci fa molto piacere: nel suo Paese negli ultimi dieci/quindici anni si sono fatti passi avanti per quanto riguarda l'emancipazione femminile. Ora una ragazza cui è stato imposto un (futuro)marito, ha maggiori possibilità di dialogo con la propria famiglia al riguardo.

Abbiamo incontrato la regista e il cast in occasione della presentazione del backstage del film. La cornice era la sfavillante Boutique Bliss in piazza Duomo a Milano. Perché proprio Bliss? Il claim di Bliss è "Tutto diventa possibile", quale migliore trait d'union con un film che celebra un caso di successo e integrazione? Così risponde Silvia Damiani, vicepresidente del Gruppo Damiani, che ci parla con partecipazione e orgoglio del sostegno dato a un'opera in cui crede molto e che rappresenta al meglio i valori di solidarietà e apertura in cui anche lei personalmente crede.

"Billo - Il Grand Dakhaar", è un film semplice ma profondo, che diverte e commuove. Suggestivi gli stacchi e le contrapposizioni tra Roma e Senegal, tra due paesaggi e due culture che si incontrano e si scontrano, e ci riportano alla mente episodi della nostra vita di tutti i giorni. Strepitose le musiche (e non poteva che essere così data la grandezza di Youssou N'Dour).

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