Ksenia Rappoport, la fortunata madrina della Mostra del Cinema 

Presentare il Festival le fa paura: «Spesso non mi vengono le parole in russo, figuriamoci in italiano». È cresciuta a San Pietroburgo recitando Cechov e urlando le canzoni di Celentano. Dopo il successo de La sconosciuta, è stata adottata dai nostri registi (la vedremo comica con Verdone e sexy con
Favino). Eppure, ancora oggi, si chiede se fare l'attrice è stata la scelta giusta

di Lavinia Rittatore  - 28 Agosto 2008

Ksenia Rappoport rivela tutta la sua gioia per essere stata chiamata a fare la madrina della Mostra del Cinema a Venezia. Presenta la cerimonia di apertura, il 27 e quella di chiusura il 6 settembre. Da quando ha interpretato il drammatico La sconosciuta di Giuseppe Tornatore, per il quale l'anno scorso ha vinto il David di Donatello, Ksenia è stata adottata dal cinema italiano. Ma in patria era già una famosa interprete di teatro, tv e cinema. Nata il 25 marzo 1974 a Leningrado (c'era ancora l'Urss), single, parla un italiano gentile e si prende molte pause per essere sicura di aver capito bene e per esprimersi nel modo più chiaro possibile. E rivela un inaspettato sense of humour.

È lusingata dalla scelta del Festival?

«Molto, anche se sono un po' preoccupata: penso che fare la madrina sia una cosa difficilissima».

Difficile? Perché?

«Perché non so come si fa. E dovrò parlare in italiano: spesso non mi vengono le parole russe, figuriamoci quelle italiane».

Ha già deciso come si vestirà?

«Mamma mia, no».

Lo sa che la sera di apertura ci saranno anche George Clooney e Brad Pitt che presentano Burn after reading, il film dei Coen? Contenta di trovarsi con i due più belli del mondo?

«Era meglio non saperlo. Anzi no. Ma loro lo sanno che ci sono anch'io? È meglio che qualcuno li prepari!» (ride).

E chi vorrebbe baciare dei due?

«O tutti e due o nessuno».

Ma tra George, il supersingle, e Brad, il superpapà, chi preferisce?

«Impossibile decidere, sono entrambi stupendi. Anche se Pitt, con quella nidiata di bambini, mi fa una grandissima tenerezza».

Pitt sostiene che il suo maschietto appena nato assomiglia a Putin. È così carino il vostro premier?

«Mmmm... Putin non mi sembra uno nato ieri» (ride di nuovo).

Cosa pensa della guerra con la Georgia?

«Non parlo di politica. Ma tutte le guerre sono una devastazione per l'umanità».

Adriano Celentano viene al Festival per riproporre il suo film Yuppi Du: è vero che in Russia è un mito?

«Scherza? Sono cresciuta urlando tutte le sue canzoni. Papà aveva uno di quei registratori giganteschi con le bobine: lo accendevo e cantavo a squarciagola senza capire una parola».

Le piacerebbe incontrarlo?

«Certo. Potrei sfoggiare tutto il suo repertorio a memoria».

Lei è la mamma di una ragazza di 14 anni: come è stato tirarla su da sola?

«Ho avuto un enorme aiuto dai miei genitori. E Dasha è venuta quasi sempre con me quando ero nelle tournée teatrali: conosce ogni battuta dello Zio Vanja di Cechov» (ride).

Anche Dasha sogna di fare l'attrice?

«No, è un po' pigra, lo trova un lavoro troppo faticoso e stancante: tutto quel tempo passato a provare e riprovare senza mai vedere la luce del sole».

E lei, Ksenia, quando ha deciso che voleva recitare?

«Ma non l'ho ancora deciso (ride, ndr). Già da bambina mi piaceva l'idea. L'accademia però è stata un'esperienza durissima, anche 18 ore al giorno di esercizi. Alla fine eccomi qui, sempre piena di dubbi: mi chiedo tutti i giorni se ho fatto la scelta giusta».

Neanche dopo il successo de La sconosciuta?

«Tornatore è come se mi avesse regalato una seconda vita professionale. Perché ho capito che si può recitare anche in una lingua che non è la tua. Prima mi sembrava impossibile: ero convinta che un attore potesse recitare solo se domina le parole».

E ora, in autunno, la vedremo in Italians di Giovanni Veronesi e in L'uomo che ama di Maria Sole Tognazzi.

«Veronesi dice di aver scoperto il mio talento comico dopo aver visto La sconosciuta. Come ha fatto non lo so. In Italians sono accanto a Carlo Verdone e faccio un'interprete russa un po' matta che traduce quello che vuole lei. Ringrazio Maria Sole perché mi ha fatto fare la mia prima vera scena di sesso: ne ero terrorizzata, ma poi sul set con Pierfrancesco Favino abbiamo riso a crepapelle».

Tra italiani e russi ci sono somiglianze? «Noi non abbiamo troppa voglia di lavorare, e neppure voi. A noi piace lo humour, e anche a voi»

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