Premio Campiello, intervista a Maria Pia Ammirati 

A pochi giorni dall'assegnazione del premio letterario, incontriamo una dei finalisti, l'autrice di "Se tu fossi qui", romanzo sulla vedovanza maschile

di Simona Santoni  - 01 Settembre 2011

Sabato 3 settembre a Venezia verrà assegnato il premio Campiello. I cinque finalisti, tra cui compaiono due donne, sono: Maria Pia Ammirati con Se tu fossi qui (Cairo Editore), Ernesto Ferrero con Disegnare il vento (Einaudi), Giuseppe Lupo con L'ultima sposa di Palmira (Marsilio), Federica Manzon con Di fama e di sventura (Mondadori) e Andrea Molesini con Non tutti i bastardi sono di Vienna (Sellerio).

Nell'approssimarsi della serata della premiazione, con l'emozione che sale, abbiamo incontrato Maria Pia Ammirati, dirigente Rai, giornalista e scrittrice che già con I cani portano via le donne sole (Empiría, 2001) era stata selezionata al Premio Strega. Il suo romanzo (157 pagg.) Se tu fossi qui si legge con disinvoltura e giusta voracità, e ci proietta immediatamente dentro la perdita della moglie da parte del protagonista Matteo. Una morte improvvisa, un dramma inaspettato che lo fa completamente naufragare. Siamo accompagnate con mano leggera nell'inquieto mondo interiore di Matteo, con cui spesso riusciamo a entrare in empatia, a volte no. Ecco l'intervista all'autrice.

Maria Pia Ammirati, com'è nata la storia di Se tu fossi qui? Come mai una donna decide di scrivere di vedovanza maschile, usando poi la prima persona?
È sempre complicato rintracciare il momento in cui nasce una storia, c'è una sorta di maturazione di un plot che nasce e si sviluppa nella testa di uno scrittore e improvvisamente, ad un certo punto, deve essere  scritto. E così è stato per questo romanzo, un pomeriggio ho scritto di getto le prime 50 pagine. La voce maschile era per me necessaria e non ho fatto alcuna fatica a calarmi nei panni di un uomo. L'io narrante maschile secondo me esprime con più potenza il senso della tragedia.

Nel corso della storia Matteo si trova a scoprire cose che non sapeva della moglie scomparsa, dai dettagli della malattia agli amori giovanili a strani affetti recenti: all'interno di un matrimonio ci si dà troppo spesso per scontati e alla fine non ci si conosce così bene come si crede?
I matrimoni sono un'alchimia e sostengono il peso del logorio  quotidiano. La fatica, il lavoro, le incomprensioni che si accumulano  scavano enormi distanze tra due persone che si amano e che un giorno di  botto sentono di non amarsi più.

Matteo senza la moglie si sente perso, senza una guida, gli sembra di non sapersi destreggiare neanche con le figlie: un uomo, un marito, forse ha meno capacità di reagire e di sorreggere la famiglia di fronte alla perdita della compagna rispetto a una donna in una situazione simile?
Credo di sì, le donne storicamente hanno un ruolo di accudimento della  famiglia e sono capaci di gestire sia il lavoro quotidiano sia la  progettualità, familiare, mentre gli uomini, con rare eccezioni, hanno  paura o difficoltà ad affrontare situazioni d'emergenza.

Che emozioni prova ad essere nella cinquina del Campiello e ora nell'avvicinarsi della premiazione finale?
Tutte le coloriture delle emozioni dalla fifa al desiderio di scoprire come andrà a finire.

Tre libri che ha amato molto e che consiglierebbe come letture alle nostre utenti.
Pochi sono tre libri ma ci proviamo: il primo è sicuramente il Canzoniere di Petrarca, il secondo è La famiglia Moskat di Singer. Come terza possibilità un libro qualsiasi di Kafka, da America a Il Processo da La metamorfosi a Il Castello. Scegliete voi e buona lettura.

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