Guarire di... shopping 

Esce al cinema "I Love Shopping". Approfittiamone per fare un esame di coscienza (oltre che di portafoglio) alla shopaholic che è in noi

di Giulia Blasi  - 27 Febbraio 2009

Un paio di settimane fa ho comprato il quarto maglione nero, acchiappandolo al volo da una pila di maglioni in offerta accanto alle casse di una nota catena di abbigliamento low-cost. A casa, l'ho provato e ho scoperto, con somma costernazione e dopo aver rimosso il cartellino del prezzo, che il collo era slabbrato. A quel punto, ho piegato il maglione incriminato e l'ho messo nell'armadio, sulla pila delle altre maglie nere che mi sono comprata negli ultimi sei mesi perché "Mi serve un maglione nero". Al momento ne ho sei, tutti più o meno indecenti; di uno non ricordavo l'esistenza finché non mi è caduto addosso riordinando.

Mettendoli tutti insieme, probabilmente me ne sarei potuta comprare uno buono, caldo e durevole in un negozio di quelli che non frequento perché sono fuori dalla portata del mio portafogli. È così che la sindrome da shopping compulsivo si manifesta nelle donne più frugali e restìe a spendere cifre eccessive per un capo d'abbigliamento. La fissazione per il "risparmio" ci porta ad acquistare capi basic di scarsa qualità, che finiscono per fare cumulo nell'armadio man mano che si rovinano e devono essere sostituiti. Potremmo buttarli, ma siamo frugali, appunto, e anche sentimentali.

Non che le shopper professioniste siano esenti da cantonate. La carta di credito, e l'illusione che essa crea di poter spendere ad infinitum, è la vera protagonista di I Love Shopping  (versione originale: Confessions of a Shopaholic), ennesimo inno al consumo irresponsabile e al trionfo sociale della donna stordita. Le shopaholic comprano ai saldi per poter dire "Ho risparmiato quasi la metà!", quando la metà in questione equivale al prodotto interno lordo semestrale di un piccolo paese africano. La sensazione ricercata è quella dell'orgoglio per il proprio fiuto negli affari: guarda come sono brava a comprare cose costosissime spendendo (relativamente) poco. Una forma di follia che si tramanda di madre in figlia, e che obbliga le spendaccione a lavorare diverse settimane solo per coprire le voragini lasciate nel loro conto dalla mirabile impresa di accattarsi una Gucci scontata.

Non parliamo poi della fashionista, il genere di compratrice compulsiva che non si accontenta di aggiudicarsi i capi in saldo, ma va all'inseguimento della tendenza acquistando i capi più costosi ancora freschi di passerella. E si pensa, sbagliando, che la fashionista abbia a sua disposizione risorse finanziarie illimitate; la fashionista, al contrario, spende anche quando non può spendere, perché se lo fa Carrie Bradshaw allora possiamo farlo tutte. Assumere lo stesso aspetto ridicolo, con piante di basilico in testa  e poveri resti di marabù sui sandali , è altrettanto semplice.

La terapia della shopping ci viene contrabbandata da sempre come il più rapido rimedio a tutto quello che ci affligge, ivi incluse le ristrettezze economiche. Il che potrebbe sembrare un controsenso, ed effettivamente lo è: ma con le dipendenze non si discute, o le si riconosce e le si combatte o se ne accetta l'assurdità. Perfino la qui presente Donna Frugale, all'indomani di una rottura grave, spese una fortuna per acquistare una gonna, una cintura e un paio di stivaletti alla caviglia tacco dieci. Ce li ho ancora, sono intatti, se qualcuno li vuole glieli regalo: li ho indossati due volte, e la seconda mi sono storta una caviglia.

Ecco qualche chicca

- La pianta di basilico (beh, circa) sulla testa di Sarah Jessica Parker alla prémiere di Sex and the City, il film

- Le scarpe di Carrie quando a Miranda si rompono le acque

- Un paio di orridi sandali con uccello morto

Vedi anche: Ma come si vestono Becky e Carrie?

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