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Il bel romanzo di Pulsatilla. Ma se non vi dovesse piacere potete chiamare l'ufficio reclami 

Trovate in libreria il romanzo di Pulsatilla (curioso nome di autrice), si intitola  Giulietta Squeenz  (curioso anche il titolo). Le ho posto alcune domande, le sue risposte valgono il prezzo del biglietto, pardon, della copertina.

di Laura Carcano  - 31 Luglio 2008

Trovate in libreria il romanzo di Pulsatilla (curioso nome di autrice), si intitola  Giulietta Squeenz  (curioso anche il titolo). Le ho posto alcune domande, le sue risposte valgono il prezzo del biglietto, pardon, della copertina.

È la prima volta che nella prima pagina di un libro trovo il numero dell'ufficio reclami per poter eventualmente insultare un romanzo e la sua autrice...

La prefazione al mio libro è quella che a Roma si chiama paraculata. Dice, in breve: anche se ho fatto del mio meglio per scrivere un capolavoro, questo romanzo non lo è, lo so, per cui non scomodatevi a dirmelo voi.

Nasce da un trauma, l'idea? Ti hanno maltrattata molto col tuo libro precedente o è solo un servizio al lettore come un altro?

Venivo da un'esperienza - quella della Ballata delle Prugne Secche - in cui avevo la casella di posta quotidianamente inondata di giudizi, positivi e negativi, sul mio libro, sul mio blog, sul mio personaggio e sulla mia persona. Molto stancante. Stavolta ho deciso di prendere delle misure precauzionali, e l'ho buttata sul sarcasmo. Miracolosamente, nessuno mi ha ancora scritto per avere indietro i sedici euro, il che significa che il sarcasmo evidentemente funziona. O che funziona l'ufficio reclami. Non so.

A chi consigli il tuo libro, a quale genere di donne? E a quale genere di uomini?

Per me la letteratura è musica. Quando scrivo cerco il ritmo. «Mi consiglio» a quelli che amano il ritmo. E a quelli che almeno una volta nella vita hanno avuto una storia d'amore masochistica (cioè, per la gioia delle vendite, a una buona fetta della popolazione mondiale).

Nelle prime pagine del tuo libro tratti una questione che ha toccato tutte noi donne un tempo "la guerra delle barbie"...

Avevo un'amichetta che collezionava Barbie. Ne aveva così tante che non ce l'avrebbe mai fatta a giocare con tutte, anche volendo protrarre la stagione ludica fino ai sedici anni: la sua era una forma di accumulazione ossessivo-compulsiva. Le Barbie della mia amica mi hanno insegnato a riconoscere una nevrosi quando la incrocio. Inutile dire che nella vita ne ho incrociate molte, a partire dalle mie.

Quali sono le tre righe imperdibili di Giulietta Sqeenz?

«Il premio di consolazione per la resistenza sul pianeta arrivò con ventidue anni di ritardo. Durò in tutto una decina di secondi e, dal punto di vista puramente idraulico, fu il frutto di una soddisfacente penetrazione sul pavimento della mia cucina»

Quanto tempo ci hai messo a scrivere questo romanzo? Con quante persone hai litigato? E poi la correzione di bozze, la promozione, le interviste (come questa)... Insomma, ti chiedo, a conti fatti vale la pena fare la scrittrice?  

Hai elencato una serie di nodi dolorosi. In linea di massima scrivo con gioia, tutti i giorni, con impeto, e spesso con un pacchetto di sigarette e una bottiglia di vino a lato del computer;  è la cosa che mi dà più piacere nella vita, e forse è anche la cosa che mi riesce meglio, ma non posso negare che ci siano degli aspetti rognosi nell'iter editoriale. Ma va bene così.

Torniamo all'essere linguacciute e spiritose. Per fare felici gli uomini e assecondarli, si può imparare a essere meno spiritose? Insomma, a darla vinta?

Non credo che un legame basato sulla soppressione degli istinti - o dei tratti caratteriali - possa essere longevo, né tanto meno felice. La soluzione non è fare buon viso a cattivo gioco, ma modulare le aspettative. È inutile chiedere a un uomo qualcosa che non è nelle sue corde. Giulietta ha dei bisogni che chiedono di essere soddisfatti, ma chiede di soddisfarli all'uomo sbagliato. Qui a Roma c'è un'espressione molto efficace che dice: farsi levare la sete col prosciutto. Ecco, il punto non è rinunciare al prosciutto, ma semmai andare alla fontana.

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