Il calcolatore del divorzio 

Se sei sposata e non resisti all'idea di sapere quante probabilità hai di continuare ad esserlo, eccoti un bel servizio online facile da usare. Basta inserire qualche dato e voilà, conoscerai subito il destino del tuo matrimonio. È meglio di una sfera magica

di Giulia Blasi  - 15 Gennaio 2009

Diciamo che, all'incirca, la metà dei matrimoni finisce con un divorzio. Come media, ecco: per cui, se ti stai provando l'abito da sposa, e ti senti la testa leggera e il cuore in fuga, c'è il 50% delle possibilità che fra qualche anno - il picco è dopo il quinto, ma le separazioni possono avvenire in qualsiasi momento della vita: sono anzi in aumento fra le signore ultracinquantenni i cui figli sono andati via di casa, e che finalmente si sbarazzano dei mariti-peso morto - tu e il tuo amato bene vi ritroviate a fare le valigie e a spartirvi i beni.

Qui nel mondo normale, ci si sposa come atto di fede: presentarsi davanti al prete o al sindaco è come dire "Ho fiducia che io e te possiamo vivere insieme per il resto dei nostri giorni, condividere casa e giornate, avere o meno dei figli a seconda di come ci viene, ed essere felici a causa della reciproca vicinanza, e non a dispetto della stessa". Siamo anche di matrice cattolica, e per noi un accordo prematrimoniale di natura finanziaria è indice di scarsa educazione nonché, appunto, sfiducia. Sono diversi gli americani, che nella ricchezza materiale vedono (sempre per questioni religiose che sono diventate culturali) una manifestazione della dignità dell'uomo agli occhi di Dio. E che sono molto più fissati con la valenza sociale del matrimonio di quanto lo siamo noi: si sposano più giovani e più volte, e non si fanno problemi a tutelare i rispettivi patrimoni prima di unirsi nella buona e nella cattiva sorte.

Rimane però sempre quel cinquanta per cento (cinquantadue, cinquantaquattro, a seconda dei periodi) di possibilità che si arrivi al punto in cui i coniugi si guardano e si dicono "Ma cosa sto facendo qui con te?" e se ne vadano, più o meno serenamente, ognuno per la sua strada. Cinquanta per cento, ovviamente, è una media: ci sono matrimoni che statisticamente hanno più probabilità di durare fino alla morte di uno dei due coniugi, e altri che finiscono invece con una separazione in una percentuale impressionante di casi. Sposarsi adolescenti, ad esempio, è raramente una buona idea: la personalità, i gusti e i piani per la vita cambiano così tanto che è molto facile ritrovarsi dall'altra parte di dieci o quindici anni e non avere più niente da dirsi. Le variabili, però, sono tante: dal grado di istruzione dei coniugi alla presenza o meno di figli alla durata del matrimonio stesso.

Le percentuali di separazione, ovviamente, non tengono in considerazione la durata e stabilità delle coppie non sposate, che sfuggono alla statistica in quanto entità "mobile", e che quindi non sono soggette a censimento. E che sono in aumento, man mano che diminuisce la percezione del matrimonio come obbligo sociale.

Se sei sposata e non resisti all'idea di sapere quante probabilità hai di continuare ad esserlo, eccoti un bel Calcolatore del Divorzio: inserisci i tuoi dati (sesso, data del matrimonio, titolo di studio, età a cui ci si è sposati eccetera) e calcola qual è la tua probabilità di rimanere nel tuo matrimonio. Nota bene: il fatto di avere o meno figli è considerato una variabile solo per le donne. La dice piuttosto lunga, no?

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