In difesa delle fashion victim 

Le fashion victim non hanno bisogno di un analista, non devono essere rimesse sulla retta via. Quello che serve alle fashion victim è una guida. Ci ha pensato Michaela Bellisario con "Guida turistica per fashion victim". Con lei proviamo a difendere la categoria...

di Laura Carcano  - 22 Settembre 2008

Le fashion victim non hanno bisogno di un analista, non devono essere rimesse sulla retta via, non hanno nemmeno bisogno di un esorcista che uccida il demone dello shopping che vive in loro. Quello che serve alle fashion victim è una guida. Ci ha pensato Michaela Bellisario con Guida turistica per fashion victim. Con lei proviamo a difendere la categoria...

Le fashion victim sono davvero "vittime" o, piuttosto, sono dei carnefici?

Vittime e carnefici. Vittime se si pensa alla loro sottomissione alla griffe, al total look e al designer di grido del momento. Carnefici se consideriamo i portafogli, le carte di credito e i conti bancari di fidanzati, mariti, genitori e persino  nonni.

Dove una donna avesse il dubbio di essere o meno una fashion victim, quali segnali dovrebbe leggere nel suo comportamento per capire se effettivamente lo è?

Lo strumento più affidabile e scientifico per certificare  il livello di fanatismo di una fashion victim è il cardiofrequenzimetro. Basta infatti misurare pressione e frequenza cardiaca di una fashion victim davanti alla vetrina che espone la Borsa dei suoi Sogni e il gioco è fatto.

A chi accusa le fashion victim di essere frivole e sciocche, come rispondi?

Che male c'è? Che c'è di male?, diceva quella famosa canzone. Le fashion victim avranno pure il loro difetti, ma non fanno male a nessuno (se escludono i discorsi finanziari di cui sopra). E poi sono le più vere e genuine testimonial della moda (e la gioia dei negozianti).

Come ci si comporta - al contrario dei comuni negozi di abbigliamento - in una boutique di lusso, che potrebbe essere Prada, Armani...?

Altezzosità, distacco, aria di sufficienza... Ma bisogna saper recitare la parte e poterselo permettere, altrimenti si viene presto smascherati dagli esperti commessi.

A proposito di commessi, come ti accolgono e come ti seguono? Quali domande è bene porre loro e quali è vietatissimo fare?

L'ideale è non fare proprio domande, ma ordinare e dare disposizioni, come se nel momento dell'acquisto i commessi fossero nostri umili servitori (essere democratici nel lusso non paga!).

Come si paga? Immagino i contanti siano molto poco chic...

Alla cassa il top del top è l'AmEx Platinum, e cercate di evitare il cash, a meno che siate parenti di emiri arabi: in quel caso pagherà il vostro servitore estraendo dalla tasca un rotolo di bigliettoni da 500 euro.

Una donna comune, con uno stipendio medio, come potrà mai permettersi una borsa da 1200 euro?

Innanzitutto alla larga dalle griffe contraffatte, ci sono multe pesanti e si rischia di tornare a casa a mani vuote  e alleggeriti di 300-400 euro da versare ai vigili. I consigli sono abbastanza banali: ammiratore danaroso, vecchia zia ricca, ecc. Da escludere ovviamente scippi e borseggi. In alternativa consiglio di affitarsi una borsa: perchè no? Ormai anche questa è una moda!

Perchè scegliere un top di Stella McCartney piuttosto che una gonnellina a fiori al mercatino?

La vera fashion victim mixa e combina. Come le vere vip unisce un top di Stella McCartney con un paio di pantaloni di Zara, studia gli outfit sulle riviste e li personalizza. Vietatissimo il total look, ovvero vestirsi solo di griffe: si rischia di diventare donne sandwich e di diventare manichine viventi degli stilisti.

Come si esce dalla dipendenza fashion?

Mmm. Vediamo un po': strappando la carta di credito? Passando ore e ore in un museo dell'aeronautica a vedere aerei della seconda guerra mondiale? Andando in montagna e restando tappate nel rifugio per due settimane consecutive? Esptriando al Polo Nord?

Ora inizia la settimana della moda, mi dici le tre cose imperdibili per chi volesse venire a Milano proprio in questi giorni?

Siccome voglio bene alle fashion victim, consiglierei di restare a casa. Ma se proprio volete tre dritte eccole: strappare un autografo a Paris Hilton, stappare una bottiglia di vino Roberto Cavalli, e tapparsi nel Nobu di Giorgio Armani ad aspettare che arrivino le celebrities.

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