Intervista a Enrico Silvestrin, l'uomo che vive di notte 

Un attore che piace. Un uomo che, nell'eterno conflitto tra il rock e il "Distretto di Polizia", ha deciso di tornare a vivere la notte. Ecco che cosa ha confessato alla nostra (sempre più curiosa) inviata

di Valeria Sgarella  - 13 Gennaio 2009

È senz'altro una delle giornate più fredde degli ultimi mesi a Milano: meno sette gradi. Quasi quasi entro in quella hall e mi sbrago su quel divano rosso. Ma attenzione: chi c'è sul divano? Niente meno che Enrico Silvestrin . Un attore che piace. Un uomo che, nell'eterno conflitto tra il rock e il "Decimo Tuscolano" (il commissariato protagonista di "Distretto di Polizia"), ha deciso di tornare a vivere la notte.

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La prima domanda è questa: quanto sei stufo di parlare di "Distretto di Polizia" da 1 a 10?

Non sono mai stato stanco di parlarne. Quando ero... in carica, era una cosa in divenire. Ora che non sono più Alessandro Berti, ne parlo con estremo piacere perché è stata un'esperienza che ti cambia la carriera. Ma è conclusa, penso per sempre.

Com'è la tua giornata media quando giri "Distretto"?

Si gira per nove mesi consecutivi, si cerca di avere una concentrazione che duri per tutti quei mesi altrimenti si è molto altalenanti. Sveglia alle sette di mattina, perché alle 8  si deve essere sul set. Al venerdì sono molto stanco e quindi normalmente non esco. Oppure esco il venerdi ma poi sono a pezzi il sabato. Sono orari che forgiano la disciplina. Ma sapevo già che per tre anni sarebbe stato così

Adesso torniamo indietro nel tempo e parliamo del periodo che tu ami definire "intellettuale", quello in cui facevi il veejay MTV a Londra. Mi pare che facessi il... sollevatore di pinte, per usare le tue parole. Puoi dire che fosse il periodo più bello della tua vita?

È stato sicuramente uno dei periodi più affascinanti, pieni, più divertenti. Tra i miei 22 e 26 anni, gli anni in cui spingi di più, e fai tutto da ragazzino non da uomo. Ero del tutto intransigente sulla mia linea e non mediavo, invece mediare è un segno di intelligenza.

Dici di quella fase "Anch'io ero un bamboccione"? Lo sei ancora?

No, si cresce, inevitabilmente. Se mi guardo indietro mi trovo diverso ma sono comunque io. A 22 anni si è tutti bamboccioni.

E in chiusura, la domanda che tutti  aspettano: a donne come va?

Normalmente a questa domanda non rispondo, però... ho la mia vita insomma...

Allora te lo chiedo in un altro modo: come vivi un distacco? Volti pagina in fretta, o rimugini?

Faccio fatica a chiudere una strada e ripartire. Sono decisamente romantico, da un certo punto di vista, quindi vivo nel rimpianto e nella nostalgia di quello che ho vissuto e che vorrei ricreare. A volte questo dice bene, altre volte dice male. Ma si affronta.

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