Intervista a Ilaria Borletti Buitoni, presidente FAI 

"Veniamo da 30 anni in cui i temi cultura e paesaggio sono stati trascurati dalla politica". E non eccelliamo più nel turismo. Ma c'è ancora speranza...

di Simona Santoni  - 08 Ottobre 2012

Da oltre 35 anni protegge la natura e l'arte italiana, contando circa 40mila metri quadrati di edifici storici tutelati e oltre 5 milioni di metri quadrati di paesaggio naturale. Le parole chiave del FAI (Fondo Ambiente Italiano) sono cultura e bellezza, garantendo anche ai cittadini rispettosi del territorio che i loro interessi abbiano voce e avvenire. Obiettivi non da poco in questi tempi "selvaggi" dove le istituzioni ci mostrano la loro faccia peggiore e la fiducia nel futuro è in caduta libera.

In occasione della nuova campagna di raccolta fondi FAI "Ricordati di salvare l'Italia", in corso dall'8 al 28 ottobre, incontriamo il presidente FAI Ilaria Borletti Buitoni.

Signora Borletti Buitoni, l'Italia del passato è stata per secoli faro di cultura per l'Occidente. E l'Italia di oggi?
"Il quadro attuale segue 30 anni in cui i temi cultura e paesaggio sono stati trascurati sia dalla politica che dai finanziamenti pubblici, perché la cultura è stata sempre vista come elemento secondario".

Pensando anche al suo libro Per un'Italia possibile. La cultura salverà il nostro Paese?, quali iniziative dovrebbe intraprendere lo Stato per "salvare l'Italia"?
"Dovrebbe dotare il Ministero dei Beni Culturali di molti più fondi e adottare una politica turistica coordinata. Attualmente tra Comuni, Province, Regioni, Stato non esiste una regia. Aiuterebbe anche un sostegno alle attività culturali e ai diversi linguaggi della cultura, dalle attività teatrali alle rassegne museali e così via. Si pensa sempre che i soldi spesi per la cultura siano sprecati, ma non è così. Sono sprecati quando si opera solo per sostenere i propri fini propagandistici".

Le nostre utenti, invece, cosa possono fare per aiutare il FAI?
"Noi abbiamo una grande territorialità, 102 delegazioni sul campo. Se qualcuno volesse può aderire alla delegazione più vicina. L'adesione porta anche ad avere piccoli vantaggi, come sconti ai musei e teatri o accesso a numerose offerte culturali in tutta Italia. I modi per dare una mano sono tanti, bisogna avere la volontà di fare parte di un esercito di volenterosi e amanti del nostro patrimonio artistico-paesaggistico".

Si può anche segnalare un patrimonio culturale a rischio?
"Sì, attraverso i Luoghi del cuore. Ovviamente non possiamo intervenire anche economicamente su tutti i casi ma ci assumiano l'onere di portare avanti la battaglia con le istituzioni. Se i cittadini italiani uniscono le loro voci nel chiedere ai politici, i politici poi sono costretti a prenderli in considerazione".

Dai siti ipogei urbani di Ascoli Piceno all'ultima casa di tolleranza chiusa nel 1958 a Como, ci può citare alcuni dei patrimoni culturali-paesaggistici recuperati dal FAI più curiosi o interessanti?
"Ce ne sono tanti, dalle aree naturali ai castelli, dalle torri ai boschi, come quello di San Francesco ad Assisi. Si tratta di piccoli gioielli, come la storica Barberia di Genova. Abbiamo cercato di preservare il catalogo del patrimonio italiano. Tra questi c'è il più piccolo teatro storico pubblico del mondo, il Teatrino di Vetriano in provincia di Lucca (misura solo 71 metri quadrati), ma anche il favoloso Castello di Masino a Caravino, in provincia di Torino, residenza per dieci secoli dei conti Valperga".

Ci parla invece dei progetti imminenti?
"Abbiamo ora in programma il restauro dell'Abbazia di Cerrate, in provincia di Lecce, che si trova all'interno di una meravigliosa masseria. Ci vorranno 3,5-4 milioni di euro. Inoltre, come abbiamo fatto con la Fontana delle 99 Cannelle de L'Aquila, abbiamo adottato il municipio di Finale Emilia, anch'esso ferito dal terremoto: si tratta di un bellissimo edificio neoclassico".

Dall'8 al 28 ottobre torna invece la campagna FAI "Ricordati di salvare l'Italia".
"Sì, abbiamo mantenuto per la campagna lo stesso nome dello scorso anno. In questo periodo di crisi è importante saper valorizzare e preservare il nostro patrimonio. Attualmente abbiamo meno turisti che in Francia e Germania e quindi delle potenzialità di crescita incredibili. Prima però occorre proteggere quello che abbiamo. Non si può avere la Domus Aurea puntellata o altre attrattive crollate... La salvaguardia è un'opera necessaria".

Nonostante questo quadro nazionale non proprio rassicurante, sente che i cittadini italiani - non le istituzioni - siano sensibili al proprio patrimonio culturale?
"Gli italiani ci tengono molto, tanto che alle Giornate FAI di Primavera abbiamo avuto 500mila partecipanti. Inoltre pure in tempi di crisi i nostri iscritti sono aumentati. C'è disillusione, quello sì, non si crede più nella politica, ma c'è la percezione della necessità di proteggere la nostra cultura, ed è più diffusa di dieci anni fa. Si pensi anche ai vari comitati spontanei sorti, ad esempio al movimento per fermare il progetto di costruzione della discarica di Corcolle a pochi passi da Villa Adriana a Tivoli".

Allora c'è ancora speranza?
"Credo che la speranza non debba mai abbandonarci. L'Italia ha ancora tante risorse, si tratta di sollecitare le istituzioni. Qualcosa intanto si è mosso. Una ventina di giorni fa è stato fatto il primo disegno di legge per limitare il consumo di suolo agricolo. In Europa si è già legiferato in merito, ma da noi è la prima volta...".

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