La kryptonite nella borsa, intervista a Ivan Cotroneo 

Commedia tenera e divertente, segna il convincente debutto alla regia dello scrittore-sceneggiatore. Incontriamo l'uomo di penna passato dietro la macchina da presa

di Simona Santoni  - 10 Novembre 2011

Divertente senza essere macchiettistico, revival di una famiglia napoletana anni '70 con tanta tenerezza ma senza nostalgia, La kryptonite nella borsa è uno dei titoli italiani più interessanti della stagione cinematografica. Con debutto al Festival del Film di Roma e arrivo in sala dal 4 novembre, è tratto dall'omonimo libro di Ivan Cotroneo, scrittore, sceneggiatore (anche della fiction tv Tutti pazzi per amore) e traduttore di Michael Cunningham. Con Valeria Golino e Luca Zingaretti, come regista ha... Ivan Cotroneo, che fa così il suo esordio - convincente - dietro la macchina da presa.

DonnaModerna.com incontra Cotroneo, che ci accoglie con solarità e genuinità.

Ivan, sappiamo che mentre scrivevi La kryptonite nella borsa avevi già in mente Valeria Golino nei panni della tua Rosaria. Ma quando lavori a un libro lo scrivi già pensandolo come un film?
Non proprio, però quando scrivo ho bisogno di immaginarmi la persona che tratteggio, di immaginarmi come occupa lo spazio, i suoi movimenti... E trovavo Valeria perfetta come Rosaria.

Valeria Golino ha subito accettato la parte?
Conosco Valeria da molto tempo e lei conosceva già il romanzo. Inizialmente ha replicato dicendo di aver già fatto il ruolo di madre con bambino, sia in Respiro che in L'uomo nero. Poi quando le ho raccontato meglio che si sarebbe trattato di qualcosa di più di un ruolo di semplice madre, come in effetti è, ha accettato. Però l'ho dovuta corteggiare un po'.

È stupendo, simpatico, realistico, dolce-amaro, il quadro anni '70 ricostruito. Cosa ti piacerebbe fosse rimasto di quegli anni?
La ricostruzione è stata fatta con molta passione. Mi ero già occupato di anni '70 nella sceneggiatura di Paz! e La prima linea, ma non avevo mai raccontato i primi anni '70, quelli del sogno, della ribellione, del mondo a cavallo tra generazioni. Ne La kryptonite nella borsa le due schegge impazzite di Titina e Salvatore (interpretati da Cristiana Capotondi e Libero De Rienzo, ndr) pensano di cambiare il mondo, anche se non ci riescono. Oggi avremmo bisogno molto di questo sentire. In quegli anni anche io avevo una zia giovane che mi portava in giro con lei: le donne allora volevano essere indipendenti, si arrabbiavano per gli apprezzamenti che ricevevano per strada. I giovani erano reattivi. Nella società di oggi mi piacerebbe ci fosse ancora questa capacità di essere reattivi.

È molto ben raffigurata la condizione della donna negli anni '70. Era tuo intento porre la lente sul mondo femminile?
Il film si basa sullo sguardo di Peppino, il bambino di questa strana famiglia. Per me era importante mettere accanto destini di donna così diversi. C'è Carmela, la vecchia generazione di stile matriarcale, interpretata da Lucia Ragni. C'è Rosaria, la Golino, un modello di donna in fase di cambiamento. E poi c'è Titina, la Capotondi, giovane che pensa di avere il mondo ai suoi piedi. Alla fine Rosaria, le generazione di mezzo, quella che sembra incastrata dentro gli stereotipi, risulta la più libera.
Inoltre ho scritto la sceneggiatura insieme a due donne, Monica Rametta e Ludovica Rampoldi, e preferisco leggere libri di scrittrici piuttosto che di scrittori. Credo che il cinema non riesca a raccontare bene la femminilità. Mi piace la resistenza delle donne e la loro capacità di riprendersi la vita in mano. Mi piace lo scarto finale di Rosaria: suo marito ha capito l'importanza per lui della moglie e sarà lei a decidere quando interrompere la relazione con lo psicologo.

Nel cast, la sorpresa più bella, è Luigi Catani, il bambino che interpreta uno stupendo Peppino, di una tenerezza unica: ci racconti come l'hai scovato?
Da sceneggiatore ho frequentato molto i set, ma da regista è molto diverso. La mia preoccupazione era trovare il bambino giusto: il suo sguardo è così fondamentale. È ancora bambino ma comincia a capire il mondo che lo circonda, tante bugie non gli si possono più raccontare. Luigi aveva questa cosa nello sguardo. Nella finzione il padre cerca di dirgli cose affettuose e rasserenanti, lui è come se rispondesse "sì sì" sapendo però che non tutto è come gli viene raccontato. Negli occhi di Luigi leggevo questo. Ho visto tanti bambini. Luigi era nella prima cinquantina. Ne ho visti in tutto più di 500 ma io continuavo a tornare a lui. Quando ho visto Luigi con Valeria mi sono del tutto convinto: era lui.

Ma come hai realizzato la scena del pulcino suicida?
Sono un grande direttore di pulcini - sorride Cotroneo -. Nelle scene sono mischiati insieme pulcini veri e pulcini creati al computer. Le cose più rischiose le fanno quelli creati al computer. Il pulcino che corre verso il balcone è vero, quello che si butta è finto.

Qual è la kryptonite di oggi in Italia?
È la paura che ci portiamo dietro di tutto quello che non conosciamo. CI hanno fatto diventare sempre più spaventati di quello diverso da noi. Degli anni '70 mi piace tanto la curiosità verso quello che non ci somiglia. La paura ci impedisce di crescere.

Ivan Cotroneo scrittore è soddisfatto di come è stato portato il suo romanzo sullo schermo?
Non ci ho parlato molto ultimamente - scherza Ivan -, ma mi piacerebbe che se la prendesse col regista. Ho cercato di tradirmi come scrittore. Spero di aver fatto altro rispetto al libro, come dovrebbe essere nel caso delle trasposizioni cinematografiche. Ho fatto il lavoro da regista insieme alle due sceneggiatrici, ai produttori, al direttore della fotografia, a tanti altri, e spero che il film abbia vita propria dal libro e sia molto di tutti.

© Riproduzione riservata
Pubblica un commento
 
 
salute/vivere-meglio/la-kryptonite-nella-borsa-intervista-ivan-cotroneo$$$La kryptonite nella borsa, intervista a Ivan Cotroneo
Mi Piace
Tweet