L’Italia non è un paese per vecchie

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In una società dove neanche gli oggetti sono fatti per durare, i vecchi non hanno appeal. Per non parlare delle donne, alle quali è “vietato invecchiare”. Gli anziani vanno poco in televisione. Nei telegiornali appaiono solo d’estate se muoiono per il caldo, o quando vengono truffati, o come causa prima della disoccupazione giovanile. Le vecchie in cronaca nera: morte per scippo, per caduta, per solitudine. O assassinate, spesso dai loro uomini. O irrise come coguare o mantidi quando osano innamorarsi di un uomo più giovane. Questo avviene in Italia, il Paese più vecchio d’Europa; in fondo a tutte le classifiche per assistenza agli anziani; dove la metà dei pensionati è sotto la soglia di povertà ufficiale (il 60 per cento non arriva a 600 euro al mese), per la maggior parte donne. E non importa se in coda per la minestra alla Caritas gli anziani hanno superato gli africani: danno fastidio perché sono troppi. Nel 2050 il 27 per cento degli italiani avrà tra i 60 e i 79 anni.

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Gli italiani over 65 sono i più poveri d’Europa. E i più discriminati. Sono colpevoli di ammalarsi, di prendere la pensione, di non essere “attivi”. Soprattutto le anziane. Costrette a ingaggiare una feroce lotta contro il tempo, valgono solo se hanno vinto le rughe. E vengono irrise se osano innamorarsi ancora. È il tema del nuovo libro di una scrittrice che da anni si batte contro gli stereotipi che colpiscono le donne

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