«Che mi aggiungi a fare su Facebook se poi per strada non mi saluti?» 

Il "libro delle facce" è l'ultima mania di chi naviga in Rete. Ha già 43 milioni di fan nel mondo. E ora spopola anche da noi. Il segreto? Permette di ritrovare vecchi amici
(e conoscerne di nuovi). Ecco come una bacheca online è diventata un fenomeno

di Isabella Colombo  - 11 Luglio 2008

Senza muoversi dalla scrivania, Elisa ha ritrovato i compagni delle scuole elementari, Marisa ha messo su una piantagione di ficus, Paolo ha scovato 15 omonimi e Silvia chiacchiera ogni pomeriggio con le sue amiche di Parigi e New York. Il miracolo si chiama Facebook (www.facebook.com ). E' un social network, cioè una rete di relazioni: serve a far incontrare in Rete le persone e conta 43 milioni di utenti nel mondo (le donne sono ben 27 milioni).

Piace ai giovani e alle donne. Da noi il fenomeno ha conquistato 160 mila giovani, ed è in rapida crescita da quando esiste anche nella versione italiana (da gennaio). Tanto che tra i 30enni milanesi, gli utenti più numerosi in Italia, avere un profilo su Facebook è già scontato come l'indirizzo e-mail. «Il sito spopola infatti tra coloro che hanno dai 25 ai 35 anni» spiega Giovanni Boccia Artieri, docente di Sociologia dei new media all'università di Urbino. «Perché nasce negli Usa, quattro anni fa, dalle intenzioni del ventenne Marc Zucherberg di mantenere i contatti tra gli studenti di Harvard». Poi, dal campus americano, il progetto si è esteso tanto da spingere Bill Gates, il papà del colosso Microsoft, a investire 204 milioni di dollari per possederne solo l'1,6 per cento (il sito del giovane Marc, adesso, vale 15 miliardi di dollari). La gallina dalle uovo d'oro, in realtà, è una semplicissima bacheca online. Completamente gratis, ma dalle potenzialità straordinarie.

Funziona così: si crea un profilo e, nella mascherina di ricerca, si digita il nome della persona di cui si sono perse le tracce, un vecchio amico o un conoscente. Se anche lui è su Facebook gli verrà inviata una "richiesta di amicizia": solo se sarà accettata si potrà accedere al suo profilo, vedere le foto, capire cosa sta facendo, lasciargli un messaggio e sapere chi sono i suoi amici. Insomma, al contrario di Second Life e di molte altre community online, qui conta dire la verità, altrimenti rintracciarsi è impossibile. È grazie a Facebook, per esempio, che Annalisa ha ricontattato un amico conosciuto in Scozia e ora chatta con lui per allenarsi con l'inglese. E Andrea, che aveva lasciato un biglietto con il suo nome sotto le assi del letto di un college a Lione, ha conosciuto la ragazza che dopo sette anni ha dormito nello stesso letto e che, schizzinosa, aveva rivoltato il materasso. A questa funzione principale, ritrovare vecchie conoscenze, si aggiungono stravaganti orpelli. Come un vasto assortimento di dessert e regali, rigorosamente virtuali, da inviare agli amici per proporre una pausa caffè in chat. Ci sono poi le piante da curare come fossero vere e un acquario da tenere in bella vista e nutrire, pena la morte dei pesci (ricordate il famoso Tamagotchi?). E ancora i quiz ai quali nessun Facebook addict riesce a sottrarsi: «Che puffo sei?», «Che politico sei?», «Che catena di fast-food sei?». O le mappe per segnalare agli amici ristoranti frequentati, film e libri preferiti: tutti allegri e colorati calcolatori di affinità, che mettono in contatto persone con gli stessi gusti gastronomici e culturali.

Attrae seri e pettegoli Ci sono anche i gruppi ai quali iscriversi per contribuire a una causa: dai più nobili ("Lottiamo contro la scomparsa del congiuntivo") ai più seri ("Sì al ritorno del nucleare"), dai più spiritosi ("e anche oggi non ho fatto un c...") ai più balordi ("Non siamo alcolisti anonimi ma ubriaconi famosi"). E il gossip poteva restarne fuori? Ovvio che no. Su Facebook ci sono quiz per sapere se si è degni di entrare nell'entourage di Sex and the city, gruppi del tipo "Fermate Federico Moccia", fan di Vasco Rossi, otto profili targati "Elisabetta Canalis" e più di 500 "Paris Hilton". Vai a sapere quali sono quelli veri. Il furto di identità, infatti, è una delle falle di Facebook: basta avere la foto di una persona per aprire un profilo a suo nome e distruggerne la reputazione.

Un altro pericolo, il più temuto dai sociologi, è la sostituzione del social network ai rapporti sociali reali. «Ma in realtà ciò che accade nella Rete spesso stimola i rapporti veri» spiega Boccia Artieri. «Per esempio, l'opportunità di contattare più persone contemporaneamente permette di organizzare facilmente eventi e incontri. Semmai, c'è da preoccuparsi della tendenza di molti ad agganciare quanti più amici possibile per fare vedere quanto è lunga la propria lista. Senza poi coltivare quei rapporti. Insomma, la parola amico, sui social network, assume un significato nuovo: "potenziale approfondimento"». Come riassume bene uno dei gruppi più frequentati del sito: «Che mi aggiungi a fare su Facebook se poi per strada non mi saluti?».

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