Mi trovano più sexy come "mammo" che come gigolò 

Ufficialmente, Richard Gere ha smesso i panni
dell'irresistibile seduttore. Preferisce fare il
papà, l'allenatore di baseball e persino il cuoco. Eppure le donne continuano a cadergli
ai piedi. Provate a chiedere a Diane Lane, la
partner nel nuovo film "Come un uragano"

di Lavinia Rittatore  - 16 Dicembre 2008

Arriva sorridente, elegante nel suo completo chiaro, il braccialetto tibetano in legno

al polso. Saluta dando una leggera pacca sulla schiena: «How are you?», mentre con lo sguardo verdeazzurro ti fa sentire al

centro del mondo. La risata è scintillante e sincera. E il sale e pepe dei capelli è

talmente sapiente da sembrare finto (ma non lo è, giura chi lavora con lui). Le armi del seduttore ci sono tutte, collaudate e affinate nel corso degli anni e dei film, da American gigolò a Pretty woman fino a Come un uragano (nelle sale dal 19 dicembre), dove fa innamorare senza scampo la sua partner Diane Lane. Richard Gere è effettivamente irresistibile. E dire che è sposatissimo,

è un papà ultrapresente e il prossimo 31 agosto spegnerà 60 candeline. Ma sarà quella sua galanteria suadente, quella sua calma contagiosa imparata dopo anni di pratica buddista a renderlo sensualissimo. «Sono felice di essere di nuovo in Italia: mi piace stare qui» fa un sospiro di soddisfazione. «Domani parto con mia moglie per un weekend a Capri» (intanto passa lei, Carey, e accenna un sorriso: la fortunata è anche molto bella).

Ancora una volta le donne non

sanno resisterle: qual è il suo segreto?

«Ah, saperlo!» (ride).

Scherzi a parte, è dai tempi di

American gigolò che le cadono ai piedi come mosche.

«Ma allora non avevo neanche 30 anni, come si può fare un paragone? Ho provato a continuare a comportarmi da ragazzo, ma

è impossibile: ormai mi manca il physique

du rôle (ride). Me ne sono accorto perfino

io. In realtà credo di avere acquistato punti

in quanto padre» (è così: in versione papà sfodera un sex appeal più smagliante che mai).

Famiglia, cinema, buddismo: che ordine di priorità hanno queste cose nella sua vita?

«Sono tutte molto importanti. Nell'ultimo anno ho lavorato molto fuori casa. È stata una fatica fisica e psicologica. Così, da adesso, ogni volta che accetto un lavoro prima ne parlo in famiglia. Però non reciterò mai

più in film che mi portano troppo lontano».

Come mai?

«Perché il venerdì e il sabato devo allenare la squadra di baseball di Homer (il figlio, ndr). La domenica, poi, voglio stare con lui e Carey».

Insomma la carriera di papà le piace.

«È una gioia e una soddisfazione senza paragoni. Non è detto che un giorno, non tanto lontano, smetterò di recitare

per fare il "mammo" a tempo pieno».

E il buddismo quanto conta?

«Influenza tutta la mia vita. Completamente».

In Come un uragano interpreta un famoso chirurgo estetico in crisi che, in un

hotel dove si è rifugiato per risolvere un problema di coscienza, trova l'amore.

«È la sua seconda chance. Fino a quel momento lui ha vissuto assorbito nel suo mondo superficiale, ma l'incontro con Adrienne Willis, interpretata da Diane Lane,

lo tira fuori. E lo aiuta a scoprire

la generosità e l'umanità che prima erano assopite sotto folti strati di ambizione».

Che rapporto c'è con Diane Lane, sua partner sul set per la terza volta, dopo The cotton club e Unfaithful?

«Siamo molto amici, anche se ci vediamo poco. Però appena ci incontriamo è come se ci fossimo lasciati solo il giorno prima. Ci capiamo al volo. Quando lavoriamo, siamo protettivi a vicenda e ci sosteniamo: se

c'è una sua battuta che mi sembra sbagliata la avviso, e lei lo fa con me».

In Come un uragano siete anche "impegnati" in una scena bollente...

«Sappiamo tutti e due fin dove possiamo spingerci senza urtare le nostre sensibilità».

Sapete fingere molto bene.

«Anni di allenamento» (ride).

Tornando al suo personaggio, lei pensa davvero che un incontro, per quanto felice, possa cambiare una persona?

«Ne sono convinto. La vita è fatta

di seconde chance: se non ci fossero,

sarebbe un disastro».

E lei di seconde chance ne ha avute?

«Sempre. Comunque penso che ognuno di noi, anche quando fa una scelta che sembra definitiva, ha sempre la possibilità di cambiare strada. A me è successo nel lavoro e da un punto di vista sentimentale»

(si è separato da Cindy Crawford, poi ha trovato la donna della sua vita, ndr).

A differenza di altri suoi colleghi, lei sembra a suo agio con i giornalisti.

«Abbastanza. Diciamo che ci sono cose più importanti che dar retta alle sciocchezze che spesso vengono scritte su di me. Per un periodo ne hanno dette di tutti i colori, tanto che ho dovuto comprare una pagina di giornale

per smentire tutte quelle folli invenzioni» (i gossip sulla sua presunta omosessualità, ndr).

A parte i danni legati alla celebrità, che significato ha per lei il cinema?

«Glielo spiego con un aneddoto. Una volta, alla fine di una giornata di lavoro particolarmente dannata, con intoppi tecnici insormontabili e la sceneggiatura da riscrivere, ci siamo detti:

"E adesso che si fa?". Risposta: "Be' si va al cinema". Perché il cinema resta una magia».

È vero che ha anche aperto due ristoranti?

«Sì, due locali a un'ora da New York. Sono la realizzazione di un sogno che, però, si è trasformato in un incubo di fatica. Per fortuna li segue mia moglie. E Carey ha fatto

veri miracoli organizzativi: è stata eroica».

Come mai si è buttato nel ramo della ristorazione: è un buon cuoco?

«Ottimo. Sono imbattibile nella preparazione della prima colazione!».

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