Reiki: a cosa serve e quali benefici comporta 

Scopri gli effetti benefici della pratica orientale di origine giapponese

di Maddalena De Bernardi
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La parola reiki in lingua giapponese è formata dai caratteri rei, traducibile come "spirito", e ki, "forza vitale". Oggi questa pratica è nota in tutto il mondo, ma la sua storia prende forma in Giappone alla fine dell'Ottocento.

Nascita del reiki

Il maestro Mikao Usui, nato in un villaggio fra le foreste oggi corrispondente alla città giapponese di Miyama Cho, nel Kitakuwada, proveniva da una famiglia buddista e studiò in un monastero. Si esercitò nel Kiko, una variante del Qi Gong, e ebbe occasione di viaggiare alla scoperta di altre culture. Nell'aprile 1922, a Tokyo, Usui sistematizzò le sue teorie e aprì un centro a Harajuku, l'Usui Reiki Ryoho Gakkai, fondando il primo gruppo di incontro sulla disciplina Reiki, pensata come metodo in grado di rafforzare la consapevolezza e l'esplorazione interiore.

Benefici

Una seduta reiki è in grado di agire sulle difficoltà nel processo di rilassamento e stimola la connessione profonda con le proprie emozioni. Favorisce la distensione muscolare e può aiutare a combattere i problemi di insonnia, migliorando l'equilibrio delle funzioni del ciclo sonno-veglia. Quando lavoriamo sulla riduzione dello stress, generalmente accade che dolori cronici e malattie psicosomatiche diminuiscano: si alzano i livelli di energia e concentrazione, ci troviamo in una condizione di apertura che porta a riconsiderare i nostri blocchi. Come emerge dagli studi, uno stato di profondo rilassamento aiuta a rafforzare le difese immunitarie, stimolando la rigenerazione cellulare, il sistema linfatico ed endocrino.

Sii consapevole della tua forza

Alla base del reiki troviamo il Ki, un concetto comune a molte culture. Dal Chi, in lingua cinese, al Prana indù, il Pneuma o lo spirito, si tratta della forza vitale: l'energia che pervade il mondo naturale e gli esseri umani. Dopo il terremoto di Kanto del settembre 1923 Mikao Usui e la sua squadra curarono moltissime persone utilizzando il reiki come modalità per superare il trauma e recuperare equilibrio a livello psicofisico. Dopo la sua morte, nel 1926, Hayashi e Hawayo Takata portarono il Reiki negli Stati Uniti, concentrandosi maggiormente sugli aspetti legati alla fisicità.

Come funziona il reiki?

Durante una seduta reiki le mani fungono da conduttore di calore. Chi riceve il trattamento, di solito invitato a sedersi o distendersi a terra a seconda dei casi, si apre a un contatto empatico in grado di generare un clima di fiducia e profonda calma. Le opinioni scientifiche sul reiki attualmente sono contrastanti: certamente esistono diversi punti punti di contatto con discipline come la bioenergetica, tuttavia ciò che può far riflettere è il semplice concetto, antichissimo, che il calore corporeo, prodotto naturalmente da ognuno di noi, può influire positivamente sullo sblocco e la liberazione delle emozioni, perché permette di entrare in relazione con il flusso delle nostre sensazioni a livello profondo.

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