Se non ora, quando? L'intervista, un anno dopo 

Il movimento a difesa della dignità femminile sorse il 13 febbraio 2011. Incontriamo oggi Valeria Fedeli del comitato promotore e parliamo di cambiamenti, attese, riforme di un'Italia ancora non pienamente Paese per donne

di Simona Santoni  - 10 Febbraio 2012

Il 13 febbraio di un anno fa donne arrabbiate e soprattutto determinate a rivendicare la dignità femminile scendevano in piazza, insieme agli uomini, per domandarsi "Se non ora, quando?", come il titolo del famoso romanzo di Primo Levi, e rispondendosi "Adesso!".

Ne è nato un movimento trasversale, al di là di ogni credo politico, aperto e plurale, che si batte per ribadire che l'Italia non è un paese per donne, e per far sì che lo diventi. Perché la nostra immagine non venga continuamente lesa, in tv, negli spot, dai politici. Perché la partecipazione femminile alla vita pubblica sia diversa: come mai in Italia non c'è mai stato un premier donna (e The Iron Lady, il film ora in sala che ripercorre la vita del premier britannico Margaret Thatcher sta lì a ricordarcelo)? Donne diverse per età, professione, provenienza, ma unite da un comune obiettivo. A distanza di un anno incontriamo un membro del comitato promotore di "Se non ora, quando?", Valeria Fedeli, presidente del Sindacato europeo del settore tessile.

Valeria Fedeli, a un anno di distanza, cos'ha significato quel 13 febbraio 2011?
"Se non ora, quando?" ha contribuito a rompere la passività della società civile, al risveglio dell'etica pubblica, al desiderio dei cittadini di costruire un'Italia differente. È stato l'avvio del cambiamento anche per cui ci troviamo ora con un governo con tutte persone che dal punto di vista dell'etica pubblica hanno ridato un'immagine di serietà. Il 13 febbraio 2011 è stato l'avvio di un risorgimento che ha avuto grande partecipazione popolare, anche di uomini, al di là delle idee politiche, tutti uniti da valori di fondo: la dignità delle donne è la dignità di tutti. Quel giorno si sono mobilitate 220 città in Italia e 52 realtà all'estero.

Da allora che cambiamenti ci sono stati?
Il nuovo governo - anche se il suo cambiamento è stato determinato dai mercati - ha portato maggiore sobrietà, pur se non ha modificato la società. Si veda ad esempio lo spot per presentare Sanremo, che ha dovuto inserire una ragazza discinta, o l'episodio di Meridiana con divise taglia 40-42 per le hostess. Però, nel segno dei cambiamenti positivi, mi ha molto colpito il discorso di Mario Monti del 18 novembre scorso che, per la prima volta dopo anni, ha presentato come una priorità il lavoro per le donne e per i giovani per uscire dalla crisi economica e sociale. Questa è l'assunzione di una novità per un Paese che normalmente colpisce chi vuole fare un figlio. La Fornero ha poi il merito di voler eliminare la pratica delle dimissioni in bianco.

Della riforma delle pensioni cosa pensa?
Non ci sono solo luci, questo governo ha anche contraddizioni. Credo che la riforma delle pensioni abbia colpito seriamente le donne. Si fa cassa su di loro, che di certo non pretendono un risarcimento per la maternità ma non si può neanche trascurare l'impatto di genere. Si è intervenuti sulle donne che, per il loro ruolo di madri, hanno un lavoro più discontinuo.
Ora il governo Monti dovrebbe però dedicarsi alla crescita. Sarà una fase decisiva per fare interventi che aumentino il lavoro femminile. La maggior parte dei lavori precari è fatto da donne. È fondamentale una riforma del welfare: in Italia i servizi (per la prima infanzia, per la famiglia, etc) sono considerati un optional, tanto la cultura prevalente è portata a pensare che di fronte alle carenze del welfare c'è comunque la donna che se occorre rimane a casa. Inoltre sui contratti a tempo indeterminato è fondamentale incentivare il part-time. Le donne sono spesso sospinte a lasciare il lavoro perché non hanno servizi per l'infanzia come in Europa o sostegni per la famiglia.

Il congedo obbligatorio per i padri?
Sono molto d'accordo su questo. Ma non mi accontento, lo vorrei pari a quello di maternità per rompere gli schemi e per non mantenere inalterato il concetto per cui la maternità sia una cosa prettamente femminile. No a politiche di conciliazione ma di condivisione. A noi serve una società che metta in condizioni di pari opportunità donne e uomini.

Qui i prossimi appuntamenti di "Se non ora, quando"

© Riproduzione riservata
Pubblica un commento
 
 
salute/vivere-meglio/se-non-ora-quando-donne$$$Se non ora, quando? L'intervista, un anno dopo
Mi Piace
Tweet