Un americano a Roma: l'Albertone restaurato 

Torna Nando Meliconi, cinquantaquattro anni dopo il suo esordio: Sky Cinema e Cineteca Nazionale hanno restaurato un film culto reso immortale dalle performance di Alberto Sordi

di Giulia Blasi  - 28 Ottobre 2008

«Ma a te chettefrega?» Rispose un giorno Alberto Sordi a una bimba che gli aveva chiesto come mai non si fosse mai sposato. Lo racconta Paolo Bonolis alla presentazione della versione restaurata di Un americano a Roma, uno dei tanti film-culto dominati dalla performance debordante di Albertone, uno che - almeno nelle parole di Bonolis - tutto era meno che un simpaticone.

La storia del film la sappiamo tutti: è quella di Nando Meliconi, romano de Roma travolto e dilaniato dalla cultura americana importata dal Piano Marshall. L'Italia raccontata da Steno e Sordi in quel film è un'Italia che si regge sulle gambine malferme ed entusiaste del dopoguerra, un'Italia in bilico fra il passato rurale e la modernità arrivata con gli americani.

Meliconi, come tanti altri personaggi portati sullo schermo da Sordi nella sua lunga carriera, è contemporaneamente personaggio unico e specchio di un paese, italiano medio e scemo del villaggio. Il film - che andrà in onda venerdì 31 ottobre su Sky Cinema Classics - è stato oggetto di un meticoloso restauro da parte di Sky Cinema e Cineteca Nazionale, unite per il recupero del patrimonio cinematografico nazionale.

Nel suo intervento di presentazione, Bonolis ha detto che solo i romani possono capire appieno questo film, perché questo film parla al cuore di chi è cresciuto camminando sui sampietrini nella luce gialla come a nessun altro. Ha detto però anche qualcosa di molto più indicativo: e cioè che Sordi, con Nando Meliconi e moltissimi dei suoi personaggi successivi, ha contribuito a ricodificare e rigenerare la romanità.

Certi intercalari, che prima erano soltanto suoi e dei personaggi, sono entrati nell'uso comune e si sono perpetuati come simbolici del modo di parlare degli autoctoni. Riguardare il Sordi di cinquant'anni fa significa rivedere pari pari le macchiette di centinaia di comici, che si sono appropriati di quella parlata strascicata per telegrafare un'appartenenza geografica e sociale senza doverla specificare.

Come film, Un americano a Roma ha assunto col tempo significati che probabilmente superano la stessa visione di Steno: rivederlo adesso, a cinquantaquattro anni dall'uscita nelle sale, significa rivedere una Roma che non esiste più, una Roma estinta. Nella Roma di oggi non è più la cultura americana ad essere percepita come nuova ed estranea, ma quella degli immigrati che vi confluiscono e quotidianamente la rendono la Babele colorata e confusionaria che è. Il Nando Meliconi di oggi continua ad addentare il maccherone, ma non capisce il kebab.

 

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