Viaggio in Laos, nella città dei mille templi 

Basta una passeggiata per innamorarsi di Luang Prabang. Non ci sono solo i monumenti religiosi. L'antica capitale del Paese è un
fiume di suoni, colori e profumi in cui immergersi senza fretta. Tra monaci vestiti d'arancione, contadini che portano la verdura
al mercato e commercianti che vendono oli ed essenze sconosciute

di Roberto Saibene  - 04 Agosto 2005

Luang Prabang, antica capitale del Laos, ci si arriva richiamati dai suoi templi che svettano magicamente tra le palme e scintillano al tramonto. Ma questo piccolo gioiello, abbracciato dalle acque del Nam Khan e del Mekong, vi ripagherà con molte altre piacevoli scoperte.

>>In bici tra le guglie dorate

Tra i templi più famosi, che non si possono perdere, c'è il Wat Xieng Thong, ricco di pagode, pinnacoli e con una numerosa comunità di monaci. Incantevole anche il Haw Pha Bang, il prezioso tempio del Palazzo reale.

Finito il giro e visitato il Museo, armatevi di pazienza, curiosità e mettete da parte piantina e guide turistiche. Luang Prabang è piccola e si può girare bene a piedi. Se fa troppo caldo o semplicemente se lo trovate divertente, fatevi scarrozzare da un tuk-tuk, una carrozzina a due posti saldata a una moto. Ma la sensazione di libertà e il tourbillon di scoperte che vi darà girare la città  su una bici a noleggio, è senza paragoni. Non abbiate paura: il traffico è minimo e la proverbiale gentilezza e flemma dei laotiani influenza anche il loro modo di guidare. Non c'è nemmeno il rischio di perdersi: da una parte le acque limacciose del Mekong scorrono tra argini alti; dall'altra ci sono le anse del Nam Khan, il suo affluente, che lambiscono gli orticelli e le capanne di pescatori.

Tra i due fiumi troneggia la collina di Phu Si: in basso verdissima e costellata di monasteri, in alto coronata da un tempio dorato che, oltre a essere il posto ideale per godersi il tramonto, è una specie di faro che aiuta il turista vagabondo a orientarsi. Pedalando lungo i viali alberati dell'argine vi imbatterete nei passeggeri delle piroghe che attraversano il fiume per portare in città le loro mercanzie: fiori, verdure o magari un maiale riottoso che non ha voglia di salire. Chi è mattiniero riesce anche a vedere la processione dei monaci buddisti che, all'alba, escono dai monasteri e girano a piedi nudi per la città con una ciotola.

Ad attenderli i fedeli con una manciata di riso o una banana: quanto basta per il loro sostentamento. Nelle stradine laterali, che intersecano i grandi viali voluti dai francesi durante la colonizzazione, si può assistere alla preparazione della carta.  La cellulosa viene stesa e poi impreziosita con foglie e fiori, creando romantici capolavori usati per fabbricare splendide lampade, album e set da corrispondenza. Architettonicamente la città alterna monasteri monumentali ad antiche residenze francesi, ma tra le palme si scorgono anche magnifiche case di teak su palafitte. La più bella è quella dell'Unesco e si chiama La maison de Patrimoine. Prima del tramonto appuntamento in riva al Mekong, per un aperitivo: una noce di cocco o un succo d'ananas fresco.

Se avete una passione per le stoffe, qui ne trovate di splendide fatte a mano: drappi di seta dai colori sgargianti, intrecciati in disegni affascinanti. Sono in vendita un po' dappertutto, dalle bancarelle alle boutique più sofisticate. Originali, leggere e facilmente trasportabili sono le lanterne di carta e cartone che oscillano tra lo stile etnico e il design moderno. Infinita la scelta, soprattutto al Night market, di sculture e intagli di legno.

>>A lezione di cucina

Se vi piace cucinare andate al Tum Tum Cheng in Thanon Sakkalin, la via principale. Mr Chandra, dopo anni come chef nei ristoranti Marriott d'Europa, dà lezioni di cucina. Prima vi spiega tradizioni e usi laotiani, poi vi accompagna al mercato a fare la spesa di affascinanti e talvolta misteriosi ingredienti.

Tornati al ristorante vi mostra come trattare verdure o spezie e come preparare alcuni piatti. Finita la lezione, tutti a tavola, è l'ora della verità: si gustano le vostre creazioni. Se invece preferite prendervela comoda c'è solo l'imbarazzo della scelta: il Laos è famoso per i massaggi (alle erbe o agli oli profumati). I migliori? Quelli che fanno alla sede della Croce Rossa, dove sono davvero bravi e l'ambiente è confortevole.

Per dormire, cercate gli alberghi nel centro ospitati nelle vecchie dimore coloniali. Sono piccoli, dai giardini fioriti, con camere dove trionfano teak, stoffe pregiate e profumi, con verande affacciate sul passeggio. Tra i più belli c'è Villa Santi (Sakkarine Road, tel. 00856/71-252157; www.villasantihotel.com), proprio in centro, tra il tempio di Wat Xien Thong e il Palazzo reale. Ha camere doppie da 66 euro circa (tariffa a partire dal 1° ottobre, quando, finiti i monsoni, comincia l'alta stagione). E poi, sulla penisola tra i due fiumi, c'è I 3 Nagas (tel. 253888; www.3nagas.com) ha solo 15 camere in perfetto stile laotiano da 87 euro circa.

Ricchi di atmosfera e con menu interessanti, che alternano piatti tipici e pietanze occidentali, i ristoranti di questi alberghi. L'Elephant (sul lungo Mekong) propone ricette laotiane e francesi con attenzione ai vegetariani. E se preferite un tour organizzato, con Apatam (tel. 0722329488; www.apatam.it) 16 giorni (di cui tre a Luang Prabang) tutto compreso costano a partire da 2.390 euro.

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