Intervista a Joumana Haddad, la scrittrice araba che infrange i tabù - foto 6
10 novembre 2009
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Credits: Martin Argles
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Un anno fa, in questo periodo, nasceva il trimestrale in lingua araba Jasad (Il Corpo), dedicato al corpo in tutte le sue manifestazioni: arte, letteratura, poesia, cinema, ecc. Quale bilancio si può fare di questa esperienza: lo fonderebbe ancora, nonostante le critiche e gli attacchi personali anche aspri cui è andata incontro?
Sì certo, anche mille volte. Sono più che mai appassionata di questo progetto che mi dà tanti stimoli. Ci sono degli ostacoli, ma ho tante idee in mente. Anche quella di portarlo in Italia, di scriverne alcune parti in altre lingue. Magari di realizzare una versione annuale. E poi, Jasad è anche una casa editrice: a dicembre pubblicheremo il romanzo di Catherine Millet in lingua araba La vita sessuale di Catherine Millet. Credo che sia una figura interessante e che ci sia bisogno di conoscersi gli uni gli altri di più, in Occidente come nel mondo arabo: la letteratura, cui io do un contributo modesto, serve a questo. Io non ritengo di avere una missione: scrivo perché non posso farne a meno.






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