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Shame: il tormento della dipendenza sessuale in un film

di Sophie - 10 gennaio 2012

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In Shame (in uscita il 13 gennaio), Micheal Fassbender (le cui scene di nudo stanno facendo scalpore) interpreta Brandon, un uomo di successo, affascinante, ma tormentato e solo, che fugge di fronte a qualsiasi rapporto affettivo per rifugiarsi nel sesso, diventato per lui ormai una vera e propria dipendenza. Quando la sorella minore Sissy irrompe di nuovo nella sua vita, riportando a galla ciò che già cerca di dimenticare - un passato oscuro e problematico, che incombe, sempre più pesante sullo sguardo del protagonista, assieme alla dipendenza affettiva della sorella - Brandon ne è scosso e il suo animo è dilaniato da una rabbia feroce, che riesce a sfogare solo nell'orgasmo. Quello di Brandon, è un tentativo disperato di cancellare il dolore dell'animo con il piacere del corpo. Un piacere fisico che però serve solo a placare momentaneamente le sue angosce, un piacere nichilista che viene ripetuto, compulsivamente, nei video porno e chat erotiche, nei vicoli e nei locali di New York, nelle camere d'hotel e nei bagni, in tutti i corpi in cui Brandon si nasconde.

Shame (vergogna), oltre ad essere un film intenso, ha il grande merito di aver affrontato senza inutili goliardie un argomento scottante e urgente come la dipendenza sessuale, tirando fuori dall'angolo e mettendo ben in luce sullo schermo cinematografico le motivazioni più intime e il malessere radicato che spingono un uomo a questo comportamento, rivelando attraverso lo sguardo del protagonista l'esatta radiografia dei suoi tormenti.

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