Le idee non mancano. Solo che non vengono più dall’Occidente. Me l’ha detto un collega qualche tempo fa. Sembra confermarlo anche il nuovo corso del Max Mara Art Prize for Women, il premio della casa di moda emiliana che, dalla sua fondazione nel 2005, sostiene l’arte delle donne. Infatti, dopo una collaborazione ventennale con Whitechapel Gallery di Londra, rinomata per il suo lavoro di ricerca e promozione delle artiste emergenti e affermate, a partire dall’edizione 2025-2027 Collezione Maramotti avrà un partner diverso, in giro per il mondo. A partire dall’Indonesia.

Max Mara Art Prize for Women sbarca a Giacarta

Sarà il Macan – Museum of Modern and Contemporary Art in Nusantara – di Giacarta a inaugurare la fase nomadica del premio d’arte che ha celebrato i suoi vent’anni con la mostra “Time for Women!”, ospitata da Palazzo Strozzi, a Firenze, e conclusasi lo scorso 31 agosto. Ora, è il momento di aprirsi a nuove geografie, culture e forme d’espressione. Perché iniziare dall’Indonesia? «È una scelta politicamente scorretta. Come lo fu quella di fondare un premio dedicato esclusivamente all’arte delle donne. In un mondo che sembra ripiegarsi su se stesso, sotto al peso dell’incertezza, vogliamo riaffermare il potere dell’esplorazione», spiega Luigi Maramotti, figlio del fondatore Achille e Presidente del gruppo Max Mara.

Poi, c’è da dire che questa nazione del sud-est asiatico, formata da oltre 17mila isole, è una delle più popolose del mondo. Qui, l’età media gira intorno ai 30 anni. Il che suona come un’utopia per noi occidentali alle prese con una catastrofica crisi demografica e la scarsità di linfa giovane. «Il fatto che l’Indonesia non sia un paese centralizzato attorno a un fulcro, la rende capace di accogliere una pluralità di voci. Ha fatto sì che si sviluppasse un’idea di comunità basata sulla collaborazione. Ecco, ci piaceva che questo modus vivendi diventasse metafora del Max Mara Art Prize for Women. Inoltre, la scena artistica indonesiana è piuttosto recente e un progetto come il nostro può fare la differenza a livello locale». A parlare è Cecilia Alemani, Direttrice e Curatrice Capo della High Line Art di New York.

Già direttrice artistica della 59ª Biennale di Venezia (2022), sarà lei a individuare il paese e l’istituzione di riferimento per ogni edizione del premio.

Cecilia Alemani. Courtesy of Max Mara

Nuova formula, stessi intenti

Quindi, il Max Mara Art Prize for Women è itinerante, ma non cambia propositi. L’obiettivo resta supportare la creatività e la carriera delle artiste nel mondo. Inoltre, la vincitrice del premio continuerà a svolgere il propri sei mesi di residenza in Italia: un lasso di tempo in cui potrà dedicarsi allo studio e alla ricerca necessari alla concretizzazione del proprio progetto artistico. Il medesimo che occorre per essere tra le candidate del riconoscimento. Se fino all’edizione corrente, le selezionate dalla giuria (tutta al femminile) dovevano essere residenti nel Regno Unito, ora saranno parte del paese partner. Pertanto, la prossima primavera scopriremo il nome dell’artista indonesiana che svolgerà il suo grand tour italiano, per poi presentare la sua opera al Museum Macan di Giacarta (fondato nel 2017) e infine, presso Collezione Maramotti di Reggio Emilia.

Sara Piccinini, Direttrice Collezioni Maramotti. Courtesy of Max Mara

La giuria di questa edizione, presieduta da Cecilia Alemani, è composta dalla Direttrice del museo d’arte contemporanea indonesiano, Venus Lau, dalla curatrice, Amanda Ariawan, dalla gallerista Megan Arlin, dalla collezionista Evelyn Halim e dall’artista Melati Suryodarmo.

E ora che le artiste selezionate apparteranno a mondi lontani e contesti diversi da quello occidentale c’è da aspettarsi dei risultati sorprendenti. Allora, (forse) potremo anche darci una risposta. Quali sono le sorgenti della creatività, delle idee nuove?