 |  | Il sesso è la parte peggiore di Caos calmo
Come succede spesso nelle faccende di sesso, quando si millantano prodezze erotiche il tasso libidine rischia lo zero. Così accade alla tanto pubblicizzata scena hard di Caos calmo, ovvero all'amplesso selvaggio che Pietro (Nanni Moretti) consuma con Eleonora (Isabella Ferrari). D'accordo che il marketing ha le sue regole ciniche, ma fa tristezza constatare che un buon film, tratto dal bel romanzo di Sandro Veronesi, debba passare per il buco della serratura di un presunto pubblico di guardoni.
Certo, Moretti nudo e crudo può risultare un colpaccio mediatico, ma il chiacchiericcio sulle sue inedite prestazioni sexy offusca l'evidenza dei fatti: in Caos calmo Nanni è bravissimo. Impossibile trovare un interprete più convincente della perplessità cosmica, del vuoto delle parole da dirsi e dei gesti da compiere, della paralisi della sofferenza e dei desideri. Pietro è un manager di successo, sposato e con una bimba di 10 anni: la sua vita è apparentemente risolta, come tante vite nell'età di mezzo, quando si corre per glissare sulle domande scomode.
Ma il giorno in cui salva in mare la sconosciuta Eleonora, sua moglie muore a casa, all'improvviso, quasi a rimproverargli la sua costante disattenzione. Pietro stacca la spina dal mondo: la sua unica occupazione sarà quella di aspettare la figlia fuori dalla scuola, su una panchina. Una panchina come metafora esistenziale, il luogo per riflettere sullo smarrimento dei colleghi e parenti che lo vanno a trovare, il punto di partenza dopo un arresto totale. Non era facile vincere al cinema una scommessa simile: una storia lenta che arriva veloce al cuore degli over 40, malati terminali nei sentimenti. Che, detto inter nos, sono più bisognosi di senso che di sesso.
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