 |  | Juno non è affatto un manifesto anti-aborto
Juno, la delicata Ellen Page protagonista dell'omonimo film in uscita il 4 aprile, ha 16 anni e quel modo tutto suo di vestirsi: maglioncini fatti a mano, jeans sormontati dalla gonnellina a pieghe. Quando cammina, nella sua piccolezza tosta pare quasi un cartoon e difatti proprio così inizia il film, con la Giunone in miniatura che diventa un disegno. Allegra e sfrontata, la pellicola di Jason Reitman è diventata un fenomeno grazie al passaparola. Merito di una storia piccola ma scritta con anticonformismo da Diablo Cody, ex spogliarellista e ora premio Oscar.
La ragazzina Juno scopre il sesso, un po' per curiosità, con il compagno di scuola pennellone (ma non bastardo). Resta incinta, e la soluzione più ovvia alla sua età sembrerebbe abortire. Ma quando entra in ambulatorio scopre che l'atmosfera non le piace e decide di tenersi il bimbo per affidarlo a una coppia subito dopo il parto.
La parte migliore del film è proprio l'incontro con gli aspiranti genitori: lei è Jennifer Garner, borghesuccia e perfettina, lui è Jason Bateman, muscoloso 40enne con nostalgia del passato rockettaro. Ma l'apparenza inganna, e la bella coppia scoppierà. Di più non si può dire, però il neonato vedrà comunque la luce in un mondo colorato. Ellen Page è straordinaria per energia, vitalità, verità. E Juno è un bel film che racconta semplicemente la libera scelta di una ragazzina-donna che non accetta la logica semplicistica dell'interruzione di gravidanza, ma neppure il ricatto dell'istinto materno a tutti i costi. Non c'è un solo personaggio che non sia pieno di dubbi eppure tollerante, affettuoso eppure incerto, aperto all'esistenza eppure mai tentato da cupe battaglie fondamentaliste per la Vita. Un film scritto da una donna che sa. E si sente.
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