 |  | Parlami d'amore, schiaffo al perbenismo
Nonostante il titolo accattivante, Parlami d'amore non è una fiaba romantica della serie “e vissero felici e contenti”. Il primo film da regista di Silvio Muccino, fratello di Gabriele e idolo delle ragazzine, ci racconta il lato oscuro dell'esistenza e dei sentimenti. Il 25enne Sasha (Muccino), bello e povero, è appena uscito dalla comunità di recupero dove è cresciuto per via dei genitori tossicodipendenti. E dove si è innamorato di Benedetta (Carolina Crescentini), viziata e viziosa. Per conquistarla, chiede consiglio a Nicole (Aitana Sanchez-Gijòn), 40enne sposata e annoiata. Durante queste lezioni di seduzione Sasha e Nicole si avvicinano sempre più, in un'inaspettata intimità di pensieri ed emozioni.
Nel frattempo, lui sprofonda in un vortice distruttivo: dai litri d'alcol ai debiti di poker, da un'orgia alla Eyes wide shut al suicidio del suo migliore amico. Fortunatamente quasi tutto andrà per il meglio, ma che faticaccia... Molti critici hanno accusato il giovane Muccino di avere esagerato. Di certo, Parlami d'amore non sarà la bandiera delle famiglie “normali” che sfilano al Family day, né di movimenti pro-life per cui fare figli è l'unico segno tangibile di amore. Ma il film ha il merito di ricordarci che l'amore, quello vero, è una conquista sofferta, che deve scalare montagne e attraversare oceani per farsi riconoscere al mondo d'oggi. Se poi si tratta dell'amore fra un ragazzo di 25 anni e una donna di oltre 40, allora la strada è un tornante in salita e senza parapetto. Buono l'esordio alla regia di Silvio Muccino, e ottima la sua interpretazione che ricorda un giovane Russell Crowe trasudante eros da tutti i pori. Brave sia la Sanchez-Gijòn borghese e perbene, sia la Crescentini borghese e permale.
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