Non è mai troppo tardi per diventare scrittrici
di Stella Pende - 18/02/2009
Si può scrivere il primo romanzo anche a ottant'anni. Anzi: aiuta a fare i conti col passato. A capire e capirsi. Ad attraversare con la memoria i grandi fatti della storia. Perché narrare è un talento che emerge quando vuole. E avere molti anni sulle spalle può essere persino un vantaggio. Lo dimostrano le storie di tre donne che
si sono scoperte romanziere a questa età
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Scoprirsi scrittrice a 80 anni. «Perché la scrittura» diceva Marguerite Yourcenar «ti passeggia nel sangue da quando respiri. Magari non lo sospetti. Come quando hai una malattia endemica o ereditaria. Poi d'improvviso "Lei" vuole uscire come una valanga dal cuore. E allora scopri che sei scrittore a trent'anni ma anche a cento. Non importa: lo sei!». Scrivere il primo romanzo a 80 anni per fare i conti col passato. Per ritrovare le proprie esistenze, per capire o forse finalmente per capirsi. Ritrovare le persone che hai incontrato, amato e farle rinascere nelle tue righe per riabbracciarle ancora. Ricucire con la penna la tela che ha fatto una vita riscoprendo i dolori e le felicità, gli amori e gli abbandoni. Infine trovare nelle pagine il vero riscatto di vite sacrificate e incomprese. Sapendo che avere 80 anni ti aiuta a mantenere la giusta distanza dalla giovanile emotività. Senza mai sacrificare le emozioni. Si può fare. E oggi tre nuove scrittrici lo dimostrano.
Cesarina Minoli, 85 anni, con il suo primo romanzo Il Baule di latta (Campanotto); Raffaella Marchese, 80 anni, con Alle 4 del mattino (New Books); e Franca Rossi Galli, 77, con Storia sentimentale di Nina (Giunti). Romanzi diversi. Scrittrici e donne lontane. Raffaella racconta la storia di una bimba salernitana analfabeta che trova nella scrittura la redenzione di una vita ferita dalle umiliazioni. Franca sceglie le memorie di sua madre per raccontare solitudine e incanti amorosi di Nina, fanciulla del primo Novecento. Infine Cesarina, che si ritrova finalmente nelle lettere e negli appunti scoperti in un comò, che raccolgono i ricordi di tre generazioni. Scrittrici diverse. Diversi destini. Con un filo rosso: traversare con la memoria i grandi fatti della storia.
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