Pensioni, cosa cambia per le donne
di Simona Santoni - 17/01/2012
Estensione del metodo contributivo a tutti i lavoratori, aumento dell'età di vecchiaia per le lavoratrici del settore privato... Ecco le novità in corso dal 2012
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Ansa
Insediatasi il 16 novembre 2011 come ministro del Lavoro e delle Politiche sociali - seconda donna con tale carica - Elsa Fornero è stata rapida andando subito al sodo, come le donne spesso sanno fare. La sua riforma delle pensioni è già legge. Ecco i principali cambiamenti in materia pensionistica interventuti dal 1° gennaio 2012, con un occhio speciale al femminile.
Contributivo. Dal 2012 il calcolo delle pensioni con il metodo contributivo sarà esteso a tutti, quindi anche a coloro che avendo cominciato a versare contributi prima del 1978 avevano mantenuto il più generoso metodo retributivo.
L'entrata in vigore del contributivo per tutti sarà però graduale e riguarderà soltanto la parte di pensione maturata dal 2012 in poi. I diritti già acquisiti, dunque, non verranno toccati.Pensione di vecchiaia. Dal 1° gennaio del 2012 per le donne l'età minima è di 62 anni (l'anno scorso era 60 per le dipendenti private e 61 per quelle pubbliche) fino a un massimo di 70.
Lavoratrici autonome e non. Le lavoratrici autonome andranno in pensione di vecchiaia a 63 anni e sei mesi a partire dal 2012, quindi un anno e mezzo più tardi delle dipendenti che andranno a 62 anni dal 2012.
Penalizzazioni per chi esce prima. Per disincentivare i lavoratori ad andare in pensione in anticipo rispetto all'età di vecchiaia, a partire dal 2012 è prevista una penalizzazione del 2% sulla quota retributiva per ogni anno di anticipo rispetto ai 62 anni. Possono andare in pensione anticipata rispetto all'età di vecchiaia le donne che hanno accumulato sempre a partire dal 2012 almeno 41 anni e un mese di contributi.
66 anni entro il 2018. L'età necessaria ad andare in pensione di vecchiaia per le donne dipendenti del settore privato è di 62 anni nel 2012 per poi passare a 63 anni e mezzo dal primo gennaio 2014 e a 65 anni il primo gennaio 2016.
Il requisito di età per la pensione di vecchiaia delle donne dipendenti passa a 66 anni nel 2018, lo stesso requisito delle donne dipendenti pubbliche. Per le lavoratrici autonome la pensione di vecchiaia si ottiene a 63 anni e mezzo nel 2012, a 64 anni e mezzo a partire dal 2014, a 65 anni e mezzo nel 2016 e a 66 anni nel 2018.
Abolita la finestra mobile. Scompare il meccanismo della "decorrenza" di 12 mesi per i dipendenti e 18 per gli autonomi previsto dalla manovra 2010 a partire dal 2011 che allungava di fatto i tempi per l'accesso al pensionamento. Il periodo sarà però assorbito nei requisiti per la pensione di vecchiaia.Addio pensioni di anzianità. Sono abolite le cosiddette quote (la combinazione di età anagrafica e anzianità contributiva). Fino al 2011 alla pensione di vecchiaia c'era un'alternativa, la "pensione di anzianità", che ora sparisce e si chiama "pensione anticipata". L'accesso "anticipato" alla pensione è comunque consentito con un'anzianità di 41 anni e un mese per le donne, ma dietro penalizzazioni percentuali.
Aumento aliquote autonomi. È previsto un aumento delle aliquote contributive delle lavoratrici autonome di 0,3 punti ogni anno per arrivare a due punti in più nel 2018 (nel 2011 erano al 20-21% per commercianti e artigiani a fronte del 33% dei dipendenti).
Fascia flessibile per il pensionamento. Per le donne è prevista una fascia flessibile per il pensionamento tra i 63 e i 70 anni. Sono previsti vantaggi per chi esce più tardi e penalizzazioni per chi esce dal lavoro prima.
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