ATLETE

Sara Fantini,
l’Olimpiade
nel destino

5 aprile 2018
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Testo di Gianluca Ferraris
Foto di Ugo Zamborlini
Video di Giacomo Traldi

Sara è nata nel 1997. I suoi genitori desideravano un figlio da tempo, ma il 1996 era un anno di Olimpiadi. E che Olimpiadi: quelle del centenario, di Atlanta che scippa l'organizzazione dei giochi ad Atene.

Il padre di Sara, Corrado Fantini, è il nostro miglior lanciatore del peso e in quell’edizione arriverà in finale sfiorando il podio. Sua madre, Paola Iemmi, è nazionale di giavellotto. Per concepire, insoma, toccherà aspettare la cerimonia di chiusura. Uno dei tanti sacrifici che comporta la vita da atleta. Quella stessa vita che Sara Fantini, suo malgrado, respira sin dall’infanzia.

«Praticamente sono nata e cresciuta su un campo d’atletica, con vista privilegiata sulla piattaforma di lancio» racconta ridendo. «Forse è proprio per questo che per molti anni ho cercato di allontanarmene». Ognuno ha la deriva ribellista che si merita e sino alla piena adolescenza Sara le prova tutte: tennis, basket, persino la monta texana. Poi, verso i 16 anni, suo padre la accompagna al campo e la convince a provare il lancio. Il fisico c’è, il dna pure e di certo neanche la determinazione le fa difetto: Sara comincia con il disco, poi passa velocemente al martello. La scelta giusta, l’inizio di un riscatto, la vecchia ma sempre affascinante favola dello sport che abbatte le incertezze e dona un’altra dimensione. Due mesi dopo, alla prima gara vera, si piazza undicesima.

«Erano i campionati nazionali under 18» ricorda «e nemmeno io mi aspettavo di arrivare subito così in alto. Puntavo a divertirmi, come ogni volta che faccio sport. Invece ho scoperto potenzialità che non immaginavo». E che esplodono in fretta: un anno dopo, nel 2014, Sara vince la medaglia di bronzo al campionato italiano allieve e nel biennio successivo ammucchia 5 trofei in 6 finali: argento nei giovanili agli invernali di lanci, oro agli italiani under 20 e quinto posto negli assoluti del 2015: successione di oro, argento e bronzo ai campionati invernali giovanili di lancio, ai nazionali juniores ed agli assoluti del 2016. È nata una stella, titola – senza troppa fantasia ma con molto realismo – la stampa sportiva. Ed è solo l’inizio.

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«Praticamente sono nata e cresciuta su un campo d’atletica, con vista privilegiata sulla piattaforma di lancio»
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Sara però non perde l’equilibrio. Il suo obiettivo è più grande, molto più grande: si chiama Tokyo 2020. L’Olimpiade. Quella che suo padre ha già assaggiato e lei punta a divorare, con la stessa fame che la contraddistingue dopo ogni allenamento: «Ci sto attenta, sempre. Puoi anche mangiare molto, l’importante è non mangiare male. Comunque in questa fase non seguo una dieta specifica». È l’unico, parzialissimo strappo alla regola in una giornata tipo che, dopo il suo trasferimento a fine 2017 da Parma a Bologna dove è entrata nel gruppo sportivo Carabinieri, è fatta di lavoro durissimo: «Colazione, allenamento, pranzo, siesta, allenamento, letto. Per quattro giorni a settimana, cinque quando sto sotto gara. Ho quasi 21 anni e non mi sono mai ubriacata, non ho mai fumato, mai fatto tardi la sera e gli aperitivi si contano sulle dita di una mano».

«Il giro, la parte che precede il lancio vero e proprio, è quello in cui posso e devo migliorare ancora per colmare il gap»

Con i sacrifici, per fortuna, sono arrivati anche i risultati. Non solo in termini di vittorie personali ma anche di progressione: 49,48 metri nel 2013, 68,24 nel 2017. «Sono numeri importanti, soprattutto a questa età» osserva mamma Paola che per seguire la carriera sportiva di sua figlia ha abbandonato il canonico posto fisso e reindossato la tuta. Un passo indietro, anzi di lato, rispetto all’allenatrice ufficiale, Marinella Vaccari Zanetti, che ha avuto fra le mani anche l’italiana più forte di sempre nel martello: Ester Balassini, primatista nazionale del 2005 e modello a cui Sara non fa mistero di ispirarsi. Per superarla a Sara mancano due metri e novantatre centimetri. Se vi sembrano pochi, provate a voi a lanciare in diagonale a mezz’altezza una palla di ferro di 3 chili attaccata a una catena, dopo aver fatto tre giri su voi stessi. «Il giro, la parte che precede il lancio vero e proprio, è quello in cui posso e devo migliorare ancora per colmare il gap» ammette lei stessa.

Anche sui suoi profili social lo sport la fa da padrone, insieme a qualche meta esotica: Nei miei viaggi non ho trovato risposte, solo meraviglie, scrive in uno dei post più recenti su Instagram. Molte amiche, compagne di nazionale e non, ma nessun fidanzato. Che però esiste «e ovviamente fa l’atleta. Con questa vita, in quale altro posto avrei potuto conoscerlo?»

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Sara Fantini ai Campionati Mondiali Juniores di Bydgoszcz, luglio 2016 (Giancarlo Colombo)
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