La corsa a ostacoli
di Ayo, Elisa
e Oki

12 aprile 2018

Testo di Gianluca Ferraris
Foto di Ugo Zamborlini
Video di Giacomo Traldi

Le voci di Ayo e Oki hanno una cadenza particolare, quasi contagiosa, una cantilena che ammorbidisce le sillabe spigolose del linguaggio sportivo - Stretching! Ripetuta! Scatto! Salto! - scandito durante gli allenamenti.

Una cantilena nigeriana. Al palazzetto indoor del Cus Parma, piena Padania, il loro accento si mischia con quello schietto e triestino dell’amica Elisa Di Lazzaro, nata seimila chilometri più in alto. Ma le differenze si fermano qui.
Ayo – Ayomide Folorunso – e Oki – Desola Oki – sono italiane quanto Elisa. G2, come si dice. Di più: come Elisa, corrono indossando non solo i colori azzurri della nostra nazionale di atletica leggera, ma anche quelli delle forze dell’ordine a cui appartengono. Le Fiamme Oro, cioè la polizia, per le due ragazze di colore, e il Gruppo Sportivo Carabinieri per Elisa. Sono amiche. Sono unite, dentro e fuori dalla pista. Vivono nella stessa cittadina, Fidenza, che per chi non lo spaesse è una delle culle della nostra atletica. Gareggiano nella stessa specialità, la corsa a ostacoli. Sono brave, anche se a volte non basta. Sono belle, anche se non dovrebbe contare. Soprattutto, sono tra le più grandi promesse dello sport italiano.

«L’atletica per noi è tutto» ripetono in coro le ragazze fra una sessione e l’altra. E anche loro per l’atletica italiana significano molto. Sono i numeri a dirlo: quelli anagrafici (Ayo è nata nel 1996, Elisa nel 1998, Oki nel 1999) e soprattutto quelli agonistici.

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Sono brave, anche se a volte non basta. Sono belle, anche se non dovrebbe contare. Soprattutto, sono tra le più grandi promesse dello sport italiano.

Oki, che ha iniziato con la corsa e il salto in lungo già prima di finire le elementari, detiene il primato italiano sui 50 ostacoli e quello allieve sui 100 ostacoli; nella stessa categoria ha vinto la medaglia d’oro agli europei under 18 del 2016 e gareggia anche nello sprint puro.

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Desola Oki, classe 1999

Ayo avrebbe dovuto partecipare ai mondiali under 18 del 2013 in cinque specialità diverse, ma non ricevette in tempo la cittadinanza italiana. Per fortuna si è rifatta in seguito: nel 2016 ha stabilito il primato italiano under 23 dei 400 ostacoli in 55.54, ritoccato a 55.50 con il quarto posto in finale agli europei di Amsterdam. Semifinalista alle Olimpiadi di Rio 2016, dove ha realizzato il primato italiano con la staffetta 4×400 azzurra, nel 2017 ha conquistato il titolo europeo under 23 e anche l’oro alle Universiadi.

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Ayomide Folorunso, classe 1996

Elisa, complice l’eccezionale concorrenza delle sue compagne di allenamento e un brutto infortunio al piede, è esplosa leggermente più tardi ma ha dalla sua tre record italiani juniores nell’indoor sui 60 metri e quello outdoor sui 100, grazie al quale ha sfiorato il podio agli ultimi europei under 20.

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Elisa Di Lazzaro, classe 1998

Anche quando chiedi loro di descrivere il meglio e il peggio di una vita da atleta, le risposte sono straordinariamente sincronizzate. Elisa: «I sacrifici pesano, ma ci si fa l’abitudine. L’idea di impiegare il proprio tempo a migliorarmi, arrivando sempre a fine giornata con la sensazione di aver fatto qualcosa di positivo, mi ripaga di tutto». Oki: «Le cose più belle sono sentirsi libera e piena di energie nonostante la fatica, e fare parte di un gruppo dove c’è competizione ma non rivalità. La più brutta? Non me ne viene in mente una sola». Ayo: «Si viaggia, si conoscono persone e luoghi nuovi, si cresce come persone prima ancora che come sportivi. Se proprio devo impegnarmi a trovare una nota stonata, la trovo all’esterno, in chi pensa che questo non sia un lavoro vero… Lo è eccome, ed è più pesante di molti altri. Ma la soddisfazione di salire su un podio rimane qualcosa di indescrivibile».

«Sono brave ragazze, con un grande talento ma anche la testa sulle spalle necessaria per non disperderlo. Non sempre le due cose coincidono»

A bordopista il loro allenatore Maurizio Pratizzoli, grande scopritore di talenti, un po’ le incita e un po’ se le coccola: «Sono brave ragazze, con un grande talento ma anche la testa sulle spalle necessaria per non disperderlo. Non sempre le due cose coincidono». Stavolta sì, e per comprenderlo meglio basta dare un’occhiata ai profili social delle ragazze: poca e sobria la vita mondana, moltissima quella in tenuta da allenamento. I sacrifici prima di tutto, appunto. Che non riguardano solo lo sport ma finiscono per abbracciare le loro vite tutte intere, così simili ma così distanti rispetto alle vite delle loro coetanee.

Ayo studia medicina e sogna di diventare pediatra, divora libri fantasy ma anche la Bibbia, è un membro attivo della comunità pentecostale. Oki si prepara alla maturità scientifica e posta su Instagram le foto dei suoi viaggi, passaporto italiano alla mano. Elisa è al primo anno di biologia e terminata l’attività agonistica («Spero il più tardi possibile!») vorrebbe entrare nel Ris: è anche per questo che ha scelto di arruolarsi nei Carabinieri. Per tutte e tre i sogni e il futuro hanno però in questo momento un nome ben preciso e un orizzonte temporale più prossimo: Tokyo 2020.

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