Sofia Goggia
si spezza ma
non si piega

17 Aprile 2018
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Testo di Flora Casalinuovo

È l’ultimo giorno dell’ultimo anno di materna. In classe, a Bergamo, i piccoli sono sdraiati in cerchio e la maestra chiede a tutti il loro sogno. I maschietti non hanno dubbi: calciatore, astronauta, poliziotto... La sua migliore amica desidera sposare un principe, che la porti all’altare in carrozza. Lei, Sofia Goggia, storce il naso: vuole sventolare il tricolore sul podio delle Olimpiadi invernali. Bandiera in una mano, sci nell’altra e un urlo di gioia che sale al cielo.

Principesse e corone non le interessano molto, ha chiesto persino a mamma Giulia di tagliarle i capelli per poter correre meglio. Di solito sfida il fratello maggiore Tommaso. Se lui fa una cosa, lei deve imitarlo. Anzi, deve farla meglio. È stato così anche per gli sci: a 3 anni Sofia ha indossato gli scarponi e una tuta più grande di lei e ha iniziato a gareggiare contro di lui. Ma poi quelle domeniche sulle neve diventano qualcosa di più che un gioco. Sono il suo appuntamento con la felicità, con l’emozione pura. Sono passione e amore. Tanto che, a 5 anni, si vede già alle Olimpiadi.

Oggi, che di anni ne ha 25, Sofia Goggia è arrivata dove avrebbe sempre voluto essere. E il tricolore sul podio lo ha fatto sventolare non una, ma molte volte: ai Giochi invernali di PyeongChang dello scorso febbraio ha portato a casa la medaglia d’oro nella discesa libera. La ciliegina su una torta fatta di tante altre vittorie – fra le quali 20 podi mondiali – nonostante le battute d’arresto dovute agli infortuni. Ma del suo segno zodiacale, lo scorpione, Sofia ha introiettato la forza, la tenacia, la capacità di reagire alle difficoltà. Ne ha avuti a bizzeffe di momenti duri in carriera e forse è anche per questo, come racconta divertita, che le notti precedenti alla medaglia più bella sognava ripetutamente le gare:«Era la mia prima Olimpiade e volevo viverla al meglio, con la consapevolezza di aver dato tutto. Mi sento anche onorata: rappresento il mio Paese e i valori che hanno fatto nascere questa competizione, come la lealtà e il rispetto».

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«Quando mi posiziono al cancelletto di partenza sono adrenalina pura, è una questione di sensazioni vitali: la neve sotto lo sci mi dà equilibrio e pace, la velocità della discesa mi rende al mio megli»

Parlando con Sofia ti colpiscono la curiosità per l’attualità, la voglia di capire il mondo e i libri di Scienze politiche sempre in valigia. «I venti di guerra sembrano placati: la Corea del Nord ha riaperto il dialogo con la Corea del Sud, e pensare che sia stato un po’ anche merito di questo appuntamento riempie gli atleti come me di orgoglio. Insomma, stavolta non potevamo proprio sbagliare». Di certo non ha sbagliato lei, prima atleta azzurra a competere in 4 specialità diverse. Del resto non si è mai posta limiti e già da piccina gareggiare era la cosa più importante. I podi in Coppa del mondo delle settimane precedenti l’exploit coreano, su tutti quello a Cortina, l’avevano spinta all’ottimismo: «Il mio avversario più forte? Sono io. Dire l’americana Lindsey Vonn è quasi banale, ma non posso controllare le altre, quindi devo pensare a me, a pregi e difetti. Sono testarda e grintosa, la fatica non mi spaventa. A volte sbaglio perché esagero. È un retaggio del passato, della voglia di arrivare. E non ho mai paura». Una frase non scontata, se detta da una sciatrice tormentata dagli infortuni, che ha anche pensato di lasciare.

«Ma poi ho capito che non si può abbandonare ciò che ti rende felice. Quando mi posiziono al cancelletto di partenza sono adrenalina pura, è una questione di sensazioni vitali: la neve sotto lo sci mi dà equilibrio e pace, la velocità della discesa mi rende al mio meglio. Quindi spero che questa sia la prima di molte Olimpiadi. Ci sono arrivata tardi, per colpa di ginocchia stregate e legamenti rotti, ma ci sono. L’anno scorso mi sono dedicata alla meditazione per cancellare dubbi e delusioni, per tenere fuori le preoccupazioni inutili. Avevo anche un rito pregara: pugno sul cuore, poi mano sulla testa e sui bastoncini. Ora mi interessano meno questi dettagli, è il momento della grinta, del pathos».

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Mentre parla, la sua erre francese si fa ancora più tagliente. Tra gli addetti ai lavori, alcuni la etichettano come “snob”. «È un modo per dire che non sprizzo simpatia? Sono autentica, dico sempre ciò che penso. Rido di pancia, stono a squarciagola l’inno di Mameli e magari non sono glamour, ma non mi interessa. Fuori dalle piste, quando racconto che sono una ragazza come tante, non è la solita frase fatta». Basta conoscerla un po’ per capire che è vero: la famiglia come punto fermo, le passeggiate con il cagnolone Belle, le serate in pizzeria con le amiche di scuola. E l’amore? «Vivo con la valigia in giro per il mondo, non posso coltivare una relazione seria. E poi, parliamo degli uomini di oggi? Immaturi, poco intraprendenti, devi spiegare cosa fare per conquistarti: come posso innamorarmi? Certo, in futuro mi vedo con una famiglia, realizzata al di fuori dello sci…». Ma il presente è troppo importante: questa 25enne dall’energia infinita pensa già al calendario delle prossime gare. «Ci sarebbe da tremare, invece sono felice. Devo pensare ai miei punti fermi: la competitività e la voglia di superarmi. Sempre».

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