Catherine, la
dottoressa diventa
maratoneta

21 Giugno 2018
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Fabrice Coffrini (Getty Images)

Testo di Flora Casalinuovo

Se un regista dovesse raccontare la storia di Catherine Bertone, la maratoneta over 45 più veloce del mondo, probabilmente inizierebbe il film con il suo primo ricordo d’infanzia. Catherine è una bimbetta di quattro anni o poco più e vive a Belo Horizonte. A portarla in Brasile è stato papà Giulio, che lavora all’estero per la Fiat. In famiglia la valigia è sempre pronta: Catherine è nata in Turchia nel 1972, mamma Claudine è francese e far girare il mappamondo per scoprire la prossima destinazione è il gioco più eccitante della cucciola di famiglia.

Ma il primo ricordo, appunto, profuma di America Latina e del grande giardino di casa. Lei gioca a rincorrere il fratello maggiore Silvio. Scatta veloce, non si ferma mai, ride quando sente il vento che le scompiglia i capelli, scoppia di gioia quando lo raggiunge. Questa gara improvvisata la rende felice, non farebbe altro. «Se penso a me bambina, mi vedo correre o nuotare. Ho sempre fatto sport. Da ragazza adoravo l’atletica e nel 1994 ho partecipato alla mia prima maratona, per una scommessa con mio fratello. Poco tempo fa ho ritrovato il diario di quell’anno, su quel giorno avevo scritto: Da oggi posso dire di essere maratoneta. Così è stato. Nella vita ho fatto altro, ma la corsa ce l’ho nel dna».

Ed è proprio quell’«altro» a fare la differenza. Perché per questa donna minuta e dai modi semplici lo sport è passione pura, mai agonismo. Divertimento, mai professione. Infatti Catherine a otto anni torna alle sue radici, in Piemonte. Cresce e asseconda la sua mente da scienziata, che la porta ad adorare numeri, leggi fisiche e atomi e le fa scegliere la facoltà di Medicina. Laurea a Torino e specializzazione a Parigi. Nella capitale francese sceglie l’Oncologia pediatrica e anche se i primi giorni in reparto le tolgono il respiro, lei non molla: vedere i bimbi morire distrugge chiunque ma il suo superiore le pronostica un futuro nella cura dei più piccoli. La profezia diventa realtà e Catherine torna in Italia per mettere in pratica fra le corsie dell’ospedale di Biella tutto quello che ha imparato.

«Amo stare con i ragazzini, anche quando soffrono ti spiazzano con sorrisi, frasi buffe e verità sacrosante. Le loro considerazioni sono la cosa che più mi fa ridere». Ai turni con il camice addosso, Catherine continua tuttavia ad alternare la corsa. Le scarpe da ginnastica fanno sempre capolino nella sua borsa e questa passione le regala anche l’amore. È infatti sulla pista d’atletica dello stadio di Biella che incontra Gabriele Beltrami e Roberto Rastello. Il primo diventerà suo marito, il secondo la allenerà per le prime maratone non agonistiche, tra una poppata e l’altra. Già, perché dall’amore con Gabriele nel frattempo nascono Corinne ed Emilie, che oggi hanno rispettivamente quattordici e undici anni.

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La maternità le dona ancora più carica e Catherine decide di spiccare il volo, anzi, di tentare lo scatto: nel 2011 partecipa alla maratona di Berlino, arrivando al traguardo con un lusinghiero tempo di 2 ore e 36 minuti. Il cronometro si abbassa sempre, gara dopo gara, tanto che nel 2016 si guadagna il pass per partecipare alle Olimpiadi a Rio de Janeiro, dove arriva venticinquesima, seconda delle italiane, alle spalle della professionista Valeria Straneo. «Una soddisfazione enorme, ho realizzato il sogno della mia vita. Correvo tra persone che lo fanno per professione e sono seguite da sponsor e team di esperti. Io lì ci sono arrivata grazie all’aiuto della mia famiglia. La cosa più bella è stata tagliare il traguardo tra gli applausi di migliaia di persone».

«In pista sono come in trance. Mi sembra di entrare nella terza dimensione. Quello che mi circonda scompare, esisto soltanto io, il mio corpo, i piedi che tracciano il percorso, i muscoli che mi danno slancio»
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Giancarlo Colombo (Fidal)
«In pista ho imparato che il segreto è lavorare su piccoli obiettivi per raggiungerne uno grande. Anche nella vita di tutti i giorni».

Il feeling con la Nazionale di atletica leggera è difficile, vive di alti e bassi, ma la pediatra non ama le polemiche. Liquida la querelle con poche frasi, si dedica alle guardie in pronto soccorso e continua a gareggiare. Sceglie gli appuntamenti che più le piacciono, soltanto per la gioia di macinare chilometri e sentirsi tutt’uno con il cielo. Senza pressioni, proprio come vuole lei, perché se sei costretta al risultato la poesia svanisce. Invece, la poesia la catapulta nella storia. Il 24 settembre 2017, alla maratona di Berlino (ancora lì, proprio dove aveva debuttato) Catherine diventa la over 45 più veloce del mondo, correndo in 2 ore, 28 minuti e 34 secondi.

«Durante il percorso non mi sono neanche resa conto del record, capivo che stavo andando bene, ma nulla di più. Anche perché in pista sono come in trance. Mi sembra di entrare nella terza dimensione. Accade dopo il trentesimo chilometro: quello che mi circonda scompare, esisto soltanto io, il mio corpo, i piedi che tracciano il percorso, i muscoli che mi danno slancio. È un momento quasi romantico, tutto per me. Ecco perché amo correre: rappresenta la libertà, il momento in cui apprezzo colori e suoni della natura e penso tanto e in positivo perché la grinta agonistica alleggerisce i ragionamenti. In pista, poi, ho imparato che il segreto è lavorare su piccoli obiettivi per raggiungerne uno grande. Anche nella vita di tutti i giorni».

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Giancarlo Colombo (Fidal)

Il prossimo obiettivo è far quadrare i piccoli problemi in corsia con gli impegni delle bambine, che reclamano la sua presenza. Il presente è il traguardo più importante, con i Campionati europei di agosto, ancora a Berlino. Ma Catherine prova anche a guardare lontano, tra dieci anni. I piccoli pazienti la aspetteranno ancora per visite e abbracci, le figlie saranno alle prese con scuola e futuro, Gabriele non le farà mai mancare il suo appoggio incondizionato. E le scarpe da ginnastica faranno ancora capolino dalla borsa. In fondo, se colleghi e amici la chiamano «la dottoressa volante», un motivo ci sarà.

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Giancarlo Colombo (Fidal)
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