Valentina Vitale,
la ragazza che
sfida le onde

9 luglio 2018
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(Franck Fife - Getty Images)

Testo di Monica Piccini

Dalle onde dell’Algarve in Portogallo alle coste selvagge delle Canarie. Dalle Maldive alle spiagge di Casablanca. Dalla California all'Australia. Seguendo le acrobazie di Valentina Vitale su Instagram si rischia di credere che per lei sia sempre estate.

La cinque volte campionessa italiana di surf è una tosta. Una che ha cominciato a stare in equilibrio sulla board a diciotto anni, «dieci in ritardo rispetto a chi inizia oggi», racconta seria. Con muscoli che sembrano levigati dal mare e capelli lunghi schiariti dal sole, quasi niente in lei lascia spazio alla vanità. «Ho iniziato seguendo un gruppo di amici e ho continuato grazie alla mia ostinazione. La passione si accese già dopo i primi tentativi, allora comprai una tavola usata».

All’inizio non è stato facile infrangere i pregiudizi, perché le poche surfiste in circolazione erano viste con sospetto. Femminucce con velleità da lupi di mare. Qualcuna, forse, di sicuro non lei. «Mi è anche capitato di essere cacciata dall’acqua dai locals più anziani per averli intralciati nel punto in cui le onde erano più belle. Ma ora che il surf è praticato da molta più gente, anche i tipi rognosi sono diventati più tolleranti», osserva Valentina con un sorriso.

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(Franck Fife - Getty Images)

Mentre lei, non certo una praticante qualsiasi, è cresciuta progressivamente. La sua è la storia di un talento che si fa strada silenzioso e inesorabile, proprio come un’onda. A tre anni dal battesimo sulla tavola, nel 2006, apre la Ostia Surf School, dove allena bambini e adulti e soprattutto dà lavoro a una squadra di coetanei. Una bella soddisfazione, se si pensa che pochissimi surfisti vivono di questo che rimane uno sport per privilegiati.

«All’epoca studiavo Lingue e civiltà orientali alla Sapienza, avevo ventun anni e sul curriculum solo lavori precari, con cui mi pagavo i primi viaggi alla ricerca dell’onda perfetta», ricorda oggi seduta all’ombra dello stabilimento Da Peppino a Mare, sede della scuola. Sullo sfondo, il lungomare di Ostia dove tra edifici retrò e nuovi malaffari si è trasferita da bambina con i genitori negli anni Ottanta, «perché le case costavano meno che a Roma». Qui è cresciuta libera, a contatto con il mare tutto l’anno, in un mondo parallelo al degrado e alla criminalità raccontati dalle cronache e da film e serie tivù come Suburra. «Non vivrei da nessun’altra parte», dice orgogliosa pensando alla «spiaggia di Roma» come il posto dove tornare tra un allenamento e l’altro.

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La laurea l’ha presa comunque, e nel frattempo non ha certo interrotto l’attività agonistica, anzi: 5 volte campionessa italiana shortboard, quinta classificata agli Europei di Surf 2015 a Casablanca. Nel 2016 ha partecipato e vinto il talent show Italian Pro Surfer, ancora in Marocco. Quando non gareggia, continua ad allenarsi sulle spiagge più belle del pianeta: Maldive («il paradiso: onde perfette tutto l’anno, temperature hot e poco vento»), Hawaii, Indonesia, California, Messico e Australia, dove ha vissuto otto mesi in un pullmino come nel film Point Break – Punto di rottura, pellicola cult di ogni fan della tavola.

Sull’onda dell’adrenalina che la spinge a collezionare timbri sul passaporto. E a gareggiare continuamente con i propri limiti. Perché questo è il bello, nonostante la paura che a volte attanaglia. Come quella mattina presto a Lanzarote. In acqua non c’era quasi nessuno e le onde si alzavano potenti, più di due metri, come piacciono a lei. Ne ha cavalcata qualcuna solo per rompere il ghiaccio, finché non sono arrivati cavalloni impossibili da domare. Nemmeno con il tuffo dell’anatra, anche chiamato manovra del duck dive, provato e riprovato tante volte con ostinazione. «Sono rimasta tranquilla solo perché ero allenata. Ma soprattutto ho avuto fortuna, perché se si fosse rotto il laccetto con cui ero legata alla tavola non sarei più riuscita a uscire dall’acqua, con quelle correnti e la muta addosso».

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(Matteo Mangherini)

Resistenza fisica e sangue freddo le torneranno utili anche per un’altra prestigiosa tappa della sua carriera: le Olimpiadi di Tokyo 2020. Quando per la prima volta il surf (nella categoria Shortboard, la più spettacolare) entrerà a far parte delle discipline olimpiche. E anche se non mollerà la sua tavola,Valentina sarà presente in qualità di coach ufficiale della nazionale azzurra, con i colleghi Nicola Bresciani e Lorenzo Castagna. L’inaspettata chiamata è arrivata dalla viva voce del direttore sportivo della FISW, la Federazione italiana sci nautico e wakeboard, che solo recentemente ha incluso il surf tra le sue discipline. Un ruolo tagliato su misura per lei, che nei prossimi mesi dovrà scovare e motivare una squadra di dodici talenti under 18 (di cui quattro ragazze) con l’esempio delle sue capacità e del suo entusiasmo.

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© Donna Moderna 2018
CAPITOLO 17