Viola Battistella
«Io arrampico»

5 Agosto 2018
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L’arrampicata sportiva è una delle nuove discipline che debutterà alle Olimpiadi di Tokyo del 2020. Viola Battistella, 14 anni ancora da compiere, è la più giovane della Nazionale italiana. Nella sua storia, l’entusiasmo e le incognite di essere atleta e campionessa dall’infanzia

Testo di Marina D’Incerti
Foto di Ugo Zamborlini
Video di Giacomo Traldi

A Viola Battistella per danzare sulla roccia basta infilare delle scarpine strette strette. Hanno la pianta curva e la punta rinforzata, la mescola aderente al posto della seta. Quando le infila, seduta su un sasso, spingendo in aria le gambe sottili, sembra una ballerina. Assicura la corda, appende i rinvii all’imbrago e si arrampica leggera sulla parete, più farfalla che ragno.

Non vedi lo sforzo ma solo la facilità nel progredire sia con le gambe sia con le braccia, quel movimento che i bambini trovano spontaneo intorno ai 2-3 anni, quando passano dalla quadrupedia alla stazione eretta. In Viola quella agilità è intatta. In parte perché è ancora piccola: compie 14 anni ad agosto. Ma soprattutto perché nell’età in cui tutti siamo potenziali scalatori, suo padre Davide scommettendo che lei lo sarebbe diventata per davvero, le ha regalato una paretina con le prese colorate e i personaggi Disney sullo sfondo. Scommessa vinta.

Viola dal 2013 conquista 5 titoli italiani nei campionati giovanili, si distingue nelle gare europee e da quest’anno è la più giovane della nazionale della F.A.S.I. (Federazione Arrampicata Sportiva Italiana), 50 ragazzi tra i 13 e i 19 anni. Un vivaio che ribolle di talenti: da questa selezione usciranno gli atleti che andranno alle Olimpiadi di Tokyo 2020, edizione di debutto per questa disciplina. «Non so se ce la farò ad andare a Tokyo. Avrò solo 16 anni, l’età minima per partecipare» dice. «Ma per l’edizione 2024 di Parigi, ne avrò 19 e sarà più facile». Nel suo futuro vede anche la Coppa del mondo e tante medaglie.

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Viola ha molto chiaro il percorso dei prossimi anni. Già si allena quasi tutti i giorni. Nella sua routine c’è la scuola al mattino, a La Spezia, e la palestra di arrampicata nel pomeriggio, a Milano. Nel weekend, le falesie di Porto Venere. Per l’imminente passaggio al liceo scientifico è carica di eccitazione e trepidazione ma non metterà in discussione i suoi obiettivi. È veloce a imparare quanto a salire su una parete di speed.

Non guarda la tv, legge molto e si appassiona alle competizioni della sua disciplina: «Seguo tutte le gare di coppa del mondo» racconta. «So tutto dei più forti arrampicatori. Mi piace conoscerli di persona: quando li incontro chiedo gli autografi e faccio i selfie, per me sono delle star. E poi, guardandoli in azione posso imparare come superare i passaggi difficili».

Se le chiedi del futuro, dei sacrifici, alla fine la risposta è: «Io arrampico», come se un pronome e un verbo, quell'azione per lei naturale e spontanea, potessero spiegare tutto di lei

Eppure, anche a Viola piace ballare le hit dell’estate davanti allo specchio quando nessuno guarda: l’adolescenza è dietro l’angolo. E, come per tutti gli atleti che iniziano prestissimo, sarà un nodo cruciale. Il corpo che cambia, nuovi interessi. Forse, la ribellione.

Ad aspettarla al varco c’è il papà Davide. Medico e pioniere dell’arrampicata sportiva: ha attrezzato alcune vie del Muzzerone, la parete più famosa di Porto Venere e altre nella magnifica zona di falesie affacciate sul mare. È anche istruttore del CAI, allenatore della squadra giovanile della F.A.S.I. e membro del consiglio nazionale per il prossimo quadriennio olimpico. Dietro questo curriculum ti aspetti il genitore sovraccarico di aspettative ma trovi il garante di una carriera atletica delicata.

«Quando uno sport viene ammesso tra le discipline olimpiche si intensifica l’interesse generale, si moltiplicano i luoghi dove praticarlo ma soprattutto si cercano i campioni da medaglia» spiega. «Un’accelerazione positiva ma non priva di rischi per i ragazzi, spinti all’eccesso di agonismo. Ne vedo di giovani promesse bruciate».

In gioco c’è il fisico in sviluppo: le iper-sollecitazioni articolari e muscolari, gli infortuni, soprattutto alle mani (quelle di Viola, già grandi e forti risaltano sulla figura filiforme). E la schiacciante pressione psicologica del dover vincere. Da allenatore ha spiegato alla figlia che “spingere troppo” alla sua età sarebbe controproducente. Da genitore è consapevole che i prossimi anni saranno di mutamenti non tutti prevedibili. Lei è serena: gli obiettivi non sono imminenti, il tempo ben gestito giocherà dalla sua parte.

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Quando uno sport viene ammesso tra le discipline olimpiche si intensifica l’interesse generale, si moltiplicano i luoghi dove praticarlo e, soprattutto, si cercano i campioni da medaglia

Davide è orgoglioso della piccola campionessa, le dedica gran parte del suo tempo libero e mille risorse, anche economiche, visto che l’arrampicata sportiva non sfugge ancora alla triste regola italiana del tutto-a-carico-della-famiglia. Ma, soprattutto, crede al suo sport per i valori che rappresenta: il rapporto intenso con la natura e la meraviglia della montagna, la sfida e la disciplina, lo spirito di avventura.

Ha coinvolto tutte le donne di famiglia. La prima a seguirlo in parete è stata la moglie. Poi la figlia grande, Alice, anche lei ottima scalatrice. Solo la piccola di casa, Elena ha avuto l’ardire di dirgli: «Non so cosa ci trovate nell’arrampicarvi sulle montagne» e ha deciso che che la sua passione sarà l’equitazione. È facile immaginare che l’atleta e il suo allenatore qualche volta abbiano portato “il lavoro” a casa, finendo per monopolizzare gli spazi e le conversazioni. Ma in gara le sorelle sono sempre in prima fila a tifare. Insieme alla mamma che, forse per esorcizzare l’apprensione, forse per essere con lei anche lassù, ha regalato un piccolo ciondolo a forma di moschettone da cui Viola non si separa mai.

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L’arrampicata sportiva non sfugge ancora alla triste regola italiana del tutto-a-carico-della-famiglia

Che il progetto e l’ambizione di arrivare ai Mondiali e alle Olimpiadi appartenga a Viola ma anche a Davide è innegabile. Quando lo sport richiede che il talento venga riconosciuto e coltivato a nemmeno 10 anni, senza il coinvolgimento, l’incitamento e la protezione dei genitori sarebbe impossibile per un ragazzino farcela. Del resto, Viola ha un padre che non la farà mai cadere. Che la ha insegnato a superare la paura e a non perdere la presa. A pensarci, Olimpiadi o meno, che fortuna.

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