Perché noi calciatrici
chiediamo di diventare
professionisti

13 settembre 2018
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(Getty Images - Daniele Badolato - Juventus FC)
Se l’obiettivo era quello di avvicinarsi rapidamente ai colleghi uomini, il calcio femminile ha iniziato mimandone gli atteggiamenti peggiori: polemiche, accuse incrociate, baruffe economiche e sentenze di mezza estate stavano mettendo a rischio la partenza della Serie A, prevista per il 15 settembre.

Testo di Gianluca Ferraris

Un campionato molto atteso perché, dopo la qualificazione delle Azzurre ai Mondiali del 2019 – obiettivo fallito quest’anno dagli strapagati colleghi maschi – e la nascita di squadre femminili legate alle grandi società come Juventus, Milan, Fiorentina e Roma, sull’altra metà del pallone stanno iniziando a concentrarsi spettatori, sponsor e tv. Eppure le calciatrici hanno minacciato a lungo di scioperare, sostenute dalle società di appartenenza. Il motivo, apparentemente di poco conto, spiega in realtà molto della condizione di subalternità vissuta dalle ragazze e dai loro team.

«Da quest’anno la gestione dei campionati femminili, in mano alla Lega Dilettanti, doveva passare sotto il controllo della Federcalcio. Ma sul provvedimento, varato senza seguire le regole, i Dilettanti hanno fatto ricorso ottenendo che fosse bloccato» spiega Giancarlo Padovan, direttore di Calciodonne.it ed ex responsabile della Divisione calcio femminile italiana. «Buffo: una volta nessuno voleva saperne di organizzare i campionati femminili e di stanziare fondi per le ragazze. Adesso che qualcuno ai piani alti ha fiutato il business, si accapigliano per chi se ne debba occupare».

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La Fiorentina, prima società fra le big maschili ad entrare nel calcio femminile ormai quattro anni fa, lo scorso anno ha conquistato la coppa Italia ed è, insieme alla Juve, il principale bacino di giocatrici per la nazionale azzurra (Fiorentina Women's FC - Facebook)

Superato lo stallo dopo una lunga serie di delibere, le giocatrici hanno accettato di scendere in campo: sia con la Nazionale, che dopo l’ultimo ininfluente match in casa del Belgio inizierà il suo roadshow di preparazione ai Mondiali, sia con le rispettive squadre di club. Non era, per la verità, la prima volta che le ragazze del pallone provavano a far sentire la loro voce: «Le calciatrici italiane avevano già scioperato nel 2015» ricorda la giornalista e ricercatrice Mara Cinquepalmi, autrice di Dispari – Storie di discriminazione nello sport (Informant). «Da quella protesta erano nate alcune delle riforme all’origine della maggiore competitività di oggi».

Proprio 3 anni fa, infatti, fu agevolato l’ingresso dei club maschili direttamente in serie A o B, che ha portato più visibilità, professionalità e risorse a un comparto trascurato. «Adesso, però, in ballo non c’è la semplice dignità di genere o la possibilità di avere divise decenti e qualche passaggio in tv, ma una serie di elementi concreti». Gli interventi più urgenti li ha messi nero su bianco Assist, il sindacato nazionale delle atlete dilettanti: «Serve un contratto quadro collettivo che assimili le calciatrici alle lavoratrici dipendenti e assicuri i contributi per la pensione e la maternità, la tutela infortunistica, il Tfr».

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Il Brescia, che ha perso lo scudetto 2018 nello spareggio con la Juventus solo dopo i calci di rigore, ha lasciato il posto al nuovo Milan femminile ed è ripartito dalle categorie inferiori con una squadra di giovanissime (Federica Scaroni)

Le ragazze, in pratica, chiedono che il calcio sia inquadrato anche per loro come un lavoro vero e proprio. Cosa che, incredibile ma vero, al momento è impossibile assicurare. Colpa di una norma datata 1981 e mai emendata, in base alla quale nessuna delle 4 discipline professionistiche riconosciute in Italia – basket, golf, ciclismo e, appunto, calcio – assegna questo status anche alle donne. Costrette dunque a essere atlete di serie B non solo dal punto di vista delle tutele ma anche da quello fiscale: le atlete under 25 non possono lasciare una squadra senza l’assenso della società, mentre tutte al posto degli stipendi ricevono solo “rimborsi spese” che non possono superare i 30.600 euro l’anno.

«Ho visto ragazze che giocavano in Nazionale smettere perché avevano bisogno di un lavoro vero» spiegava poco tempo fa Sara Gama, capitano della Juventus e consigliere Figc per le pari opportunità. Insomma, siamo distanti anni luce da Paesi come la Norvegia e l’Islanda, dove la parità salariale uomo-donna, almeno all’interno della stessa squadra e della Nazionale, è legge. «Nessuna di noi pretende di guadagnare cifre uguali agli uomini: sono ambiti con giri d’affari molto differenti. Ma l’avviamento al professionismo è fondamentale per avvicinare questo sport a una forma lavorativa vera e propria» osserva Marta Carissimi, centrocampista del Milan e membro della delegazione che conduce la trattativa.

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La Juventus, nata meno di un anno fa rilevando il titolo sportivo del Cuneo, si è subito imposta vincendo il campionato e ha appena esordito nella Champions League femminile (Getty Images - Daniele Badolato - Juventus FC)
«Una volta nessuno voleva saperne di organizzare i campionati femminili e di stanziare fondi per le ragazze. Adesso che qualcuno ai piani alti ha fiutato il business, si accapigliano per chi se ne debba occupare»
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Il Milan si presenta ai nastri di partenza con un allenatore esperto come l’ex capitano e bomber della nazionale Carolina Morace e con diversi acquisti di peso, come la brasiliana Thaisa Moreno e la colombiana Lady Andrade (Milan Ladies – Facebook)

Querelle a parte, quella al via sabato 15 settembre promette di essere la miglior Serie A femminile di sempre. Almeno questo è il parere degli addetti ai lavori: «Juventus e Fiorentina, vincitrici rispettivamente dell’ultimo scudetto e della Coppa Italia, vantano strutture organizzative pari a quelle delle omologhe squadre maschili» continua Padovan. «Insieme a loro, sul podio delle favorite vedo il Milan, che ha ereditato il titolo e molte giocatrici del Brescia, secondo classificato lo scorso anno, e fatto una campagna acquisti di alto livello, affidando tutto a un’allenatrice esperta come Carolina Morace. Se il prossimo campionato avrà supporto televisivo e di pubblico, il salto di qualità è assicurato». In attesa che i Mondiali del 2019 ci dicano qual è il gap esistente fra noi e le Nazionali leader come Germania, Brasile e Stati Uniti.

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Foto di gruppo per la nuova Roma femminile, al debutto in serie A dopo aver acquisito la Res. I colori e lo stemma saranno quelli tradizionali dei colleghi maschi, ma la squadra giocherà le partite casalinghe ad Ardea
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