Patrizia, che voleva essere Maradona

3 Luglio 2019
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Testo di Isabella Fava
Foto Getty Images

Patrizia Panico è la donna dei record del nostro calcio. Ha vinto 8 scudetti, disputato 204 partite in Nazionale. E oggi allena gli Azzurri Under 15

Avrei voluto raccontarvi una storia un po’ diversa, qualche momento in meno di rabbia e qualche episodio in più di tenerezza, ma non sarebbe stata la mia storia» scrive Patrizia Panico, 44 anni, una delle più grandi calciatrici italiane di sempre, nella postfazione a “Volevo essere Maradona” (Mondadori), il libro per ragazzi di Valeria Ancione che racconta la sua vita e la sua carriera. Pà, come la chiamano gli amici, detiene il record di capocannoniere della Serie A, conquistato in 14 occasioni, e quello di presenze con la maglia della Nazionale (204 partite e 110 gol). Ha vinto 10 scudetti, 5 Coppe Italia e 8 Supercoppe. Nel 2015 è entrata nella Hall of Fame del calcio italiano, nel 2017 è diventata la prima donna ad allenare una Nazionale maschile e nel 2018 ha assunto la guida tecnica degli Azzurri Under 15. È un’outsider che ha coronato un sogno: giocare negli stadi di serie A. Per questo oggi vuole trasmettere ai giovani lo stesso fuoco. «Il calcio è una scuola di vita» dice. «Insegna il rispetto delle regole e degli avversari, la solidarietà, i sacrifici, la condivisione». Cresciuta a Tor Bella Monaca, alla periferia di Roma, la sua palestra è stata il cortile, insieme ai maschi. «Oggi è diverso» puntualizza. «Ci sono le scuole calcio dove i ragazzi toccano il pallone meno di quando sei in strada. Cambia tutto». Per Patrizia, così piccola da meritare il soprannome di “Bruscolo” quando entra a 13 anni nella squadra femminile del Borussia a Roma, il calcio era l’appuntamento al pomeriggio con gli amici «di tutti i colori e di tutte le età. Uno strumento con cui, anche non parlando la stessa lingua, ci si può divertire insieme».

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Di calci ne ha tirati non so quanti, le ginocchia sbucciate non sono mai state un problema. Come anche le gambe storte e i piedi piatti. «Una fortuna, anzi» che le ha consentito di realizzare un sogno. Il suo era di diventare come Maradona. Ce l’ha fatta. Dal Borussia al Valmontone, dalla Lazio al Torino, e poi il Milan, la Torres, la Fiorentina, solo per citare alcune squadre in cui ha militato nel ruolo di attaccante. Pregiudizi? «Ci sono ancora, il mondo del calcio è maschilista, c’è diffidenza verso le donne che se ne occupano da giocatrici, allenatrici o giornaliste. Io l’ho vissuta fin da piccola e mi sono fatta la corazza». Determinata, vivace, Patrizia non si è mai fatta mettere i piedi in testa, come racconta anche la sua storia. E non accetta la provocazione sulla competizione maschi-femmine: «Io credo che la mancata qualificazione degli Azzurri ai Mondiali 2018 sia da considerare una sconfitta anche per noi, mentre quella delle Azzurre quest’anno va vissuta dagli uomini come una vittoria, un successo, e non con invidia o come un traguardo a sé stante» dice Patrizia, che durante i Mondiali, dal 7 giugno al 7 luglio in Francia, farà il commento tecnico durante le telecronache delle partite.

Gli uomini vanno al sodo e forse sanno affrontare delusioni e sconfitte in modo più veloce

Differenze tra il calcio maschile e quello femminile, quindi? «Ci sono: l’intensità, la forza, la fisicità sono differenti. E la palla viaggia in un altro modo. Oltre che fisicamente, poi, noi siamo diverse “di testa”». Anche negli spogliatoi il rapporto cambia: «Gli uomini vanno al sodo e forse sanno affrontare delusioni e sconfitte in modo più veloce». Oggi sono sempre di più le ragazze come lei che si dedicano anima e corpo al pallone. Eppure il calcio ancora non è uno sport per professioniste. «Tutte le atlete italiane, di qualsiasi disciplina, sono dilettanti per legge. Io credo che la lotta per diritti come la maternità o la pensione vada fatta insieme». La differenza col calcio professionistico – «quello dei Paesi più emancipati» – si vedrà forse ai Mondiali. «Io spero che le Azzurre mettano in campo quel cuore in più che non faccia notare le difficoltà». Oggi Patrizia siede in panchina, come allenatrice della Nazionale maschile Under 15. «Lavorare con i ragazzini è molto stimolante, perché ti dà la possibilità di crescere insieme a loro». Così vive con la valigia in mano, tra riunioni, allenamenti, gare. Ma a chi dice che le calciatrici sono “maschiacce” risponde: «Certo che se vedi il calcio solo come una cosa da uomini…».

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