Tania Cagnotto: «Torno in gara per mia figlia»

4 Luglio 2019
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Testo di Elisabetta Colangelo
Foto di Getty Images

Il tuffo con cui ha vinto il bronzo olimpico a Rio doveva essere l’ultimo della sua carriera. Invece, dopo essere diventata mamma, Tania Cagnotto ha ripreso ad allenarsi. Obiettivo: i Giochi di Tokyo

Dice Tania Cagnotto che quell’ultimo tuffo alle Olimpiadi di Rio 2016, con il quale conquistò la medaglia di bronzo nell’individuale dal trampolino di 3 metri, per lei è stata l’emozione più forte mai provata. «Un miscuglio esplosivo di paura, speranza, eccitazione, che riesco a sentire ancora oggi dentro di me». La sua carriera doveva finire lì. Poi ci ha ripensato. Tuffatrice con più podi in assoluto in Europa, unica italiana ad aver vinto un oro ai Mondiali e terza per popolarità tra le sportive nostrane (dopo Federica Pellegrini e Carolina Kostner), Tania qualche mese fa è tornata in piscina. E ha ripreso gli allenamenti nel sincronizzato in coppia con la storica compagna Francesca Dallapé, insieme alla quale ha conquistato gran parte del suo palmarés.

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Penso al messaggio che possiamo dare a tutte le donne. Siamo 2 mamme con 2 figlie piccole, eppure ci impegniamo in un’impresa tanto grande

Mentre erano in pausa dal trampolino, entrambe sono diventate madri. Tania di Maya, 18 mesi, Francesca di Ludovica, 2 anni. Adesso l’obiettivo delle 2 atlete è ancora più ambizioso: arrivare alle Olimpiadi di Tokyo 2020. «Penso al messaggio che possiamo dare a tutte le donne. Siamo 2 mamme con 2 figlie piccole, eppure ci impegniamo in un’impresa tanto grande» dice Tania. Quando la incontro a Roma, alla presentazione di Exquisa, il marchio altoatesino di formaggio spalmabile del Gruppo Karwendel di cui l’attleta bolzanina è testimonial, ha quello sguardo concentrato che le madri condividono con gli sportivi. Ha portato la piccola con sé e non la perde d’occhio, anche se è affidata ai nonni, campioni di tuffi anche loro, Giorgio Cagnotto e Carmen Casteiner. «Con un figlio l’allenamento cambia, diventa una corsa continua» mi dice. «Prima della nascita di Maya ogni settimana avevo un pomeriggio libero e potevo perfino passare un paio d’ore sdraiata sul divano. Ora non mi fermo mai. Devo gestire l’organizzazione della bambina, e coordinarmi con quella di Francesca e di sua figlia. Cambiamo programma continuamente: a volte è frustrante, ma mi sento comunque privilegiata. Negli ultimi anni le sportive italiane hanno fatto meglio degli uomini, ed è anche per le nostre figlie che ci impegniamo tanto».

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Tania spiega di aver capito che la perfezione non esiste. Lo ha imparato dalla maternità. «Altrimenti la richiederesti anche in tuo figlio, mentre io credo che ogni donna partorisca il bambino “giusto”»

Il ritorno alle competizioni per Tania è stato bello «come se non avessi mai smesso». E più sereno: «Non c’è più la pressione di prima, quella corsa ossessiva verso la medaglia. Dopo 15 anni di gare era diventato un peso. Ora invece se non dovessimo riuscire a qualificarci per Tokyo vorrà dire che ci abbiamo provato. Il messaggio resta. E anche la carriera che ho alle spalle». In più, aggiunge, «stavolta mi godrò il percorso. Perché la cosa divertente è proprio il viaggio verso il traguardo, mentre prima dovevo puntare dritta al risultato». Tania, 34 anni, ha cominciato a tuffarsi da piccolissima. Per lei all’inizio era un gioco. «Ne ho un ricordo sereno, non avrei mai pensato a una carriera sportiva» riflette. «Verso i 13 anni però mi è venuto il pallino di partecipare a un’Olimpiade, e intorno ai 15, quando ho fatto la prima, ho capito che era la mia strada. Da ragazzina ero molto più competitiva, mi divertivo tantissimo e avevo quello spirito sportivo giusto e quasi aggressivo. Con gli anni il peso delle responsabilità ha un po’ sciupato il piacere». Ora che la tensione è scesa, confessa però di farsi spesso una domanda. «Io che ero così combattiva e perfezionista, riuscirò a recuperare quella “fame” che mi spingeva a dare il massimo?». Ma abbracciando la sua bambina, spiega anche di aver capito che la perfezione non esiste. Lo ha imparato dalla maternità. «Altrimenti la richiederesti anche in tuo figlio, mentre io credo che ogni donna partorisca il bambino “giusto” e debba soltanto amalgamarsi a lui». E parlando di donne, il pensiero va alla collega Francesca che l’accompagnerà in quest’ultima sfida. «Tra noi non c’è mai stata competizione, siamo una squadra. Sul trampolino diventiamo una cosa unica, e condividiamo una regola fondamentale: si sbaglia in 2 e si vince in 2. Funziona così anche fuori dalla piscina: siamo amiche, in modo sano».

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