Pantene dice no all’Hair Shaming

Una campagna contro il bullismo che prende di mira i capelli. Portavoce è Chiara Ferragni, ovvero la dimostrazione vivente che le etichette non corrispondono al vero, anzi

Basta una battuta di scherno pronunciata con ghigno sarcastico e sguardo da saputella per affossare la vittima di turno. Oggi una parola cattiva, domani una frase ingiuriosa, dopodomani un coro di derisione, ed ecco che il bullismo è già in atto.

Poco importa se la malcapitata di turno ci resta male o non sa difendersi, anzi è proprio quello il divertimento: offenderla fino a farla sentire "nessuno". L’obiettivo è emarginarla, farla sentire diversa, fuori dal coro.
Il bullismo al femminile si nutre di dinamiche proprie che fanno leva su quel tipo di prepotenza perfidamente psicologica: difficilmente si usano armi fisiche (come accade tra i maschi), ma la cattiveria è ben architettata con precise strategie.

Il bullismo contro i capelli

Le bulle a volte si accaniscono sull’aspetto fisico, sul look, sul trucco ecc. Anche i capelli possono diventare bersaglio del bullismo. Soprattutto se sono "diversi" da quello che si aspetta la massa. E spesso "diverso" coincide con chioma naturale, naturalmente bella! 

Si chiama Hair Shaming: meno considerato rispetto al body shaming, nelle ragazze provoca effetti dolorosi tanto quanto quelli causati dagli altri tipi di derisione. Fa male perché impedisce alle persone di apparire per quello che sono in maniera naturale. E, come un germe, instilla nella mente una voce che ripete continuamente che ci si deve vergognare dei propri capelli.

Qualche esempio? I ricci fanno disordinato, i capelli rossi sono indice di caratteraccio.

L'impegno di Pantene contro l'Hair Shaming

Pantene dice basta a tutto questo, e lancia la campagna: #StopHairShaming!

Crescendo al confine tra la persona ed il mondo, i capelli svelano prima delle parole e del movimento del corpo la nostra vera personalità. E allora perchè non siamo liberi di esprimerci liberamente con i nostri capelli al naturale? Perché siamo vittime di etichette che gli altri ci attribuiscono?

E non a caso l’ambasciatrice d’eccellenza di questo nuovo movimento #StopHairhsaming, che parte dai capelli per mostrare alla società che le etichette sono sbagliate, è Chiara Ferragni. L'imprenditrice digitale che è riuscita a trasformare la più comune delle etichette dell’Hair Shaming - quella sulle bionde - in un impero granzie al suo blog The Blonde Salad.



Secondo uno studio condotto dall'Università di Yalesolo 1 donna su 10 in tutto il mondo è soddisfatta dei propri capelli! È emerso, inoltre, che il sentirsi a proprio agio con i propri capelli all’interno di una giornata o nella vita contribuisca all’autostima di una persona.

Chi vive male i propri capelli ha conseguenze psicologiche che incidono sulla forza mentale, fisica e sociale.

Pantene vuole parlare a quelle 9 donne su 10 che non sono soddisfatte e vorrebbero avere un’altra tipologia di capelli e dir loro che hanno il diritto di sentirsi libere di mostrare al mondo il loro lato migliore, i loro capelli e...di liberare la forza dei loro capelli!

Dopo Chiara, seguiranno altre storie di capelli, di Hair Shaming e trasformazione.

Pantene ha scelto 4 donne autentiche, forti e volitive. Bellissime e diverse una dall’altra, capaci di trasformare il negativo in positivo, celebrando l’autostima di tutte noi, contro ogni forma di discriminazione. Compresa quella dei capelli.

….stay tuned!

#StopHairShamingPlease

#LiberaLaForzaDeiTuoiCapelli

#CapelliPantene

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