Acne positivity: come cambia il modo di parlare della nostra pelle

Da Kendall Jenner a Giulia De Lellis sono sempre più le star che non nascondono le imperfezioni e parlano dei loro problemi di pelle sui social. Ma cosa c'è dietro il nuovo approccio “acne positivity” e da dove nasce?

Una donna su quattro ne soffre - e non è solo un problema adolescenziale – con conseguenze sul piano piscologico. Come, infatti, riporta un' indagine realizzata in Italia nel 2019 da un'azienda della dermocosmetica, Kleresca, per una donna su tre l'acne mina la propria autostima. Per questo motivo, in molte ricorrono a un trucco correttivo in modo da nascondere le imperfezioni sul viso.

Dalla body positivity all'acne positivity

Decenni di campagne mediatiche che hanno spinto le donne a rincorrere a una “perfezione estetica” si fanno sentire. Negli ultimi anni l'approccio, anche sull'onda dei movimenti per la body positivity, pare cambiato. Dalle lentiggini alle smagliature fino all'acne positivity, oggi c'è più libertà a parlare dei problemi di pelle. Allo stesso tempo si cerca di fare educazione sfatando molti miti che, per esempio, legano queste problematiche a una scarsa igiene. Le cause, invece, possono essere molteplici e uno degli obiettivi del nuovo approccio è spiegarlo per aiutare le donne (e gli uomini) a liberarsi del peso emotivo e psicologico causato da questa imperfezione.

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Kendall Jenner e Giulia De Lellis hanno calcato i red carpet mostrando liberamente il proprio volto, insieme a tante altre star (alcuni nomi: Emma Stone, Keira Knightley, Cameron Diaz, Lorde e Lena Dunham). Dall'altra parte, però, una folta schiera di influencer minori e Youtuber hanno già da tempo cambiato l'approccio.

Dove e come nasce il movimento della acne positivity

Secondo The Guardian, il movimento acne positivity affonderebbe le sue radici nel video intitolato “You Look Disgusting”, girato nel 2015 dalla blogger britannica Em Ford (@mypaleskinblog). Em mostrava il suo viso con acne visibile focalizzando l'attenzione su una serie di commenti negativi. Altro nome molto famoso è quello di Kali Kushner, di Chicago, meglio nota come @myfacestory su Instagram. Kali pubblica foto del suo volto con e senza make-up ricordando ai follower che «non c'è una cura ufficiale per trattare l'acne» e che molto dipende dalla salute, dall'alimentazione e dagli ormoni. Quindi «è in utile dannarsi per qualche brufolo occasionale, nessuno ha una pelle perfetta e questo è assolutamente ok». Altri nomi molto noti sono la instagrammer del Colorado Hailey Wait e la beauty blogger britannica Kadeeja Khan, una delle voci più attive nella causa a favore dell' acne positivity.

#Freethepimple

Sebbene negli ultimi anni si sia registrato un aumento dei messaggi positivi con l'hashtag #freethepimple - che conta decine di migliaia di post su Instagram – non pare che dal punto di vista della comunicazione e dei trend sia cambiato molto. Tendenze make-up come dewy e glass skin (pelle come rugiada), non vanno nella direzione giusta e questo crea non pochi problemi lungo il difficile percorso dell'accettazione di sé. Nell'epoca del “self love” e della body positivity, sono ancora molte le donne e gli uomini, di tutte le età, che preferiscono nascondere il problema piuttosto che curarlo e affrontarlo senza alcun imbarazzo. I luoghi comuni sono ancora duri a morire ma grazie all'impegno di tanti nuovi opinion leader e di qualche azienda lungimirante, la strada è tracciata e - scommettiamo - le conversazioni intorno a #freethepimple cresceranno sempre di più.

«Ho l'acne, e quindi»?

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