Allergie e intolleranze alimentari sono in aumento.
Il 6-8% dei bambini soffre di allergia alimentare nei primi tre anni di vita e gli scienziati stanno cercando nuovi sistemi per affrontare un problema così faticoso da gestire.
 
La medicina descrive le allergie alimentari come una risposta immunologica verso alcune proteine contenute negli alimenti, con reazioni anche violente che vanno dall’orticaria, all’asma, a sintomi gastrointestinali fino allo shock anafilattico.
Il trattamento più comune è quello per esclusione che prevede l’eliminazione dalla dieta del paziente degli alimenti che causano reazioni allergiche. Oggi però, le nuove teorie mediche propongono procedure di desensibilizzazione.
 
L’ultima tendenza in fatto di trattamenti per le allergie alimentari è la procedura della desensibilizzazione orale, che consiste nella lenta e graduale somministrazione dell’alimento proibito fino a che non si raggiunga la completa tolleranza a esso.
È efficace nell’80 per cento dei casi, ma spesso presenta per tutto il periodo di terapia alcune reazioni indesiderate (orticaria, prurito ed edema delle labbra, mal di pancia, tosse, asma e difficoltà a deglutire) che devono essere trattate con gli antistaminici.
 
La desensibilizzazione orale sembra essere una procedura molto promettente in casi particolari, sottolineano Alberto Ugazio, presidente Sip (Società Italiana Pediatria), ed Elio Novembre, responsabile della struttura di Allergologia Pediatrica dell’A.O. Universitaria A.Meyer di Firenze. Per sottoporsi alla desensibilizzazione è necessario ricorrere al ricovero in day hospital, in modo da intervenire in caso di possibile shock anafilattico.
 
La procedura non è ancora completamente standardizzata e può a volte essere lunga da effettuare.
 
Il ricorso alla desensibilizzazione orale, sottolineano i pediatri, deve essere deciso caso per caso e dopo attenta valutazione del rapporto tra benefici e potenziali rischi, poiché nel 20 per cento dei casi, non ha alcun effetto benefico e deve essere sospesa immediatamente.