Felicità è… creare un orto

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    Credits: ap

    È già spuntata la lattuga nell'orto metropolitano più famoso del mondo, quello inaugurato dal presidente americano Barack Obama e dalla first lady Michelle nei giardini della Casa Bianca. Già, perché insalata e broccoletti non guardano in faccia a nessuno, tempo un mesetto dalla semina ed eccoli sbucare negli orti dei ricchi come in quelli dei poveri, in campagna e - miracolo - anche in mezzo al cemento delle città.

    Nella foto: Michelle Obama nell'orto della Casa Bianca

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    Credits: olycom

    Nel nostro Paese la passione per gli orti e i giardini casalinghi coinvolge ormai, stando agli ultimi dati della Coldiretti, il 37 per cento degli italiani. Pensionati (quasi la metà degli over 65) e giovani (uno su quattro degli italiani tra i 25 e i 34 anni ha l'hobby del verde), giornaliste d'assalto come Milena Gabanelli, che coltiva pomodori, insalata e prezzemolo, e attori "cult" come Elio Germano, che cura l'orto insieme al nonno. Ormai l'ortomania fa tendenza. Ma che cosa spinge l'inveterato cittadino a sporcarsi le mani di terra? «Le motivazioni sono tante» dice la psicoterapeuta Gianna Schelotto, conquistata dal marito orto-maniaco alla passione per la zucchina metropolitana. «Il rapporto diretto con la natura è confidenziale, veder nascere e crescere una piantina sotto i propri occhi dà un senso di incredulità, una grande emozione. E poi, quando usiamo le nostre mani per procurarci il cibo ritorniamo a sentirci produttori, il che comporta maggiore stima di sé, soddisfazione, senso di autonomia».

    Nella foto: Aldo Parravicini, produttore delle Cascine Orsine, alle porte di Milano, che da decenni usano metodi biodinamici.

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    Credits: corbis

    Ma ci sono anche altri benefici, al punto che l'ortoterapia è ormai utilizzata in ospedali e centri sociali per la riabilitazione di malati e anziani. «Ma va benissimo anche per i sani» puntualizza Giulio Scoppola, ecopsicologo presso alcune ASL romane. «Coltivare un orto offre mille occasioni per mettersi alla prova in un ambiente che fa parte della storia umana da milioni di anni. Non solo zappare nel modo giusto, ma imparare a conoscere le esigenze delle piante, sapere cosa succede quando il tempo cambia: sono tutte esperienze che ci mettono in sintonia con i rilassanti e rassicuranti ritmi della natura». Insomma, come diceva il grande scrittore Hermann Hesse, occuparsi della terra e delle piante offre allo spirito «un senso di quiete e liberazione simile a quello che si raggiunge con la meditazione».

    Nella foto: Un esempio di ortoterapia per ragazzi Down. Nata in Usa, la cura attraversoil giardinaggio è sempre più usata anche in Italia.

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    Ma l'orto è anche un allenamento dei sensi: aromi e colori che rigenerano la psiche. E che restano poi nei cibi che consumiamo per deliziarci il palato. Dice Paola Nano di Slow Food, appassionata coltivatrice urbana: «Le verdure dell'orto sono incomparabilmente più ricche di profumi e sapori di quelle che compriamo al supermercato, reduci da lunghi viaggi e permanenze in frigo. E non è solo la soddisfazione di averle cresciute in proprio a rendercele così gradite. Sono prodotti freschi, più vicini alla terra e che di solito raccogliamo maturi. L'orto ci fa capire quanto sia buono e saziante un prodotto genuino».

    Nella foto: Gardener, la guida verde per conoscere tutti gli appuntamenti e le attrezzature per farsi un orto, allegata all'ultimo numero di VilleGiardini.

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    Credits: clicphoto

    Si coltiva insomma come antidoto allo stress e per garantirsi verdure sane, ma anche per riscoprire nuovi valori, come segnala il sociologo Giampaolo Fabris, attento osservatore dei mutamenti della nostra società: «La necessità si è trasformata in virtù, e ha comportato l'avvio di un rapporto nuovo con la terra, con la natura, con il territorio, con il succedersi delle stagioni. Ma il vero salto di qualità si potrà realizzare creando una cintura verde intorno alle città destinata ad attività agricole e gestita dai cittadini».

    Nella foto: Il principe Harry zappa la terra durante un soggiorno in Lesotho.

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    Credits: ap

    In attesa che il sogno si avveri (l'Expo del 2015 a Milano, con i suoi progetti  di sostenibilità alimentare, dovrebbe essere un appuntamento decisivo), i neo-ortolani di città sono sempre più numerosi. A Torino Gaetano Bruno, fisico elettronico in pensione, vanta un orto pensile da Guinness dei primati, con più di 2.000 tipi di piante, inclusi alberi da frutto alti fino a sette metri tra cui si contano albicocchi, peschi, ciliegi e viti. Ogni anno fa il vino con la sua uva. Sempre a Torino c'è l'unica fabbrica con orto sul terrazzo, la BasicNet Spa di Corso Regio. 400 metri quadri da cui il proprietario Marco Boglione ha ricavato lo scorso anno ben una tonnellata di pomodori, oltre a quantità industriali di altri ortaggi e di uova, visto che lassù ha installato anche un florido pollaio.

    Nella foto: Mariann Fischer-Boel, commissaria europea all'Agricoltura, al lavoro in campagna: ha proposto corsi di addestramento nei campi e nelle fattorie per i funzionari della Ue.

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    Credits: dario fusaro

    Stefano Pissi di Firenze, invece, l'orto ce l'ha nel sangue, perché lo seguiva già da piccolo con il nonno. Oggi è agronomo di professione, ma dedica tutti i suoi sforzi all'orticoltura di città: con la sua associazione Gli Ortisti (www.ortisti.org) propone dieci lezioni "sul campo" urbano per «diventare abili nell'organizzare, mantenere e godere, senza eccessiva fatica, del proprio orto». Con l'amico Fabio Picchi, chef del celebre ristorante Cibrèo, si scambiano complimenti sui rispettivi orti. E Picchi, che ce l'ha sul terrazzo, commenta entusiasta: «Lo guardo tutti i giorni: veder crescere i fagiolini scatena le endorfine, proprio come osservare un tramonto». E, a proposito di poesia, se passate da Pennabilli, nelle Marche, non perdete l'Orto dei frutti dimenticati che il poeta Tonino Guerra ha voluto per preservare le antiche varietà arboree come la ciliegia cuccarina e il biricoccolo.

    Nella foto: Paolo Pejrone, il più celebre architetto italiano di giardini, nell'orto di Bramafam (Cuneo) progettato da lui. Il suo ultimo libro è Gli orti felici (Mondadori).

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    Credits: fotogramma

    E poi c'è Milano. Il Comune ha assegnato ben 430 appezzamenti, costo mezzo euro simbolico al metro quadro, più la fornitura d'acqua. Gli orti sono sparpagliati in tutti i quartieri ma l'esperienza più entusiasmante è quella dei 92 agricoltori della Zona 4: sembrano una grande famiglia e la domenica pranzano tutti insieme con i frutti del loro lavoro. Già, perché coltivare gli orti di città è un impegno che socializza e favorisce lo scambio tra le generazioni.

    Nella foto: Coltivazioni urbane a Milano.

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    Credits: sintesi

    Succede anche a  Roma (2.500 orti censiti) mentre a Pontecagnano, in Campania, la locale sede di Legambiente ha promosso un'esperienza unica in Italia, trasformando radure degradate ai margini del locale parco archeologico in fiorenti coltivazioni di pomodori e melanzane.

    Nella foto: Orti alla periferia di Roma.

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    Credits: corbis

    L'orto può essere vissuto persino in modo glam, come ha scoperto Laetitia Maklouf, giovane autrice di "Smalto, rossetto e pollice verde" (Tea), un libro pieno di passione fresca e di idee originali. Ma come la mettiamo con l'inquinamento? Se i neoagricoltori urbani si guardano bene dall'inondare di pesticidi e concimi chimici i loro preziosi fagiolini (dopo tanta fatica il bio è d'obbligo), contro le polveri sottili dell'aria non c'è molto da fare. «Ma le produzioni urbane non sono molto inquinate» tranquillizza Giorgio Gianquinto, professore di orticoltura all'Università di Bologna. «A meno di coltivare sopra una strada molto trafficata o a due passi dalla tangenziale, gli inquinanti non vengono assorbiti e quelli che restano sulle foglie se ne vanno facilmente sotto l'acqua». Non ci sono scuse insomma per iniziare un orto di città: un imponente studio dell'Università di Uppsala, infatti, dimostra che lavorare la terra allunga la vita di un anno. E mantiene in forma.

    Nella foto: Leslie Hoffman, architetto, ha creato un orto sul terrazzo del suo ufficio a New York. Una tendenza che dagli Usa sta prendendo piede anche in Italia.

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Michelle Obama è solo l'ultimo esempio di una tendenza che dilaga. Ormai un italiano su quattro ama coltivare la terra. Anche in città. E non solo perché dà cibi sani. È antistress. Fa crescere l'autostima. E ci allunga la vita

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