La magia del giardino giapponese: dal caos all’ordine interiore

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    Credits: Karin Vettorel

    Qui. Dove gli spazi verdi sono anche luoghi di riflessione spirituale. Qui, dove riti e tradizioni si intrecciano di continuo, piante, fiori, acqua, sassi e foglie hanno forme, collocazioni e significati inediti

    Studiare la storia di un popolo non basta per capirlo, bisogna visitarne i luoghi, apprezzarne l'arte, gustarne la cucina e, perché no, conoscerne i giardini. Il giardino giapponese in particolare non è solo frutto di scelte estetiche, è uno spazio dove verde, acqua, pietra e presenza dell'uomo si fondono in un'unità armonica. Qui la forza insita nella natura diviene uno spazio interiore, come la fodera damascata di un abito rigoroso. Basta uno sguardo per capire che in ogni giardino giapponese non mancano cura e studio: la perfezione regna là dove tutto sembra essere semplice. Tuttavia abbinamenti di tono e geometrie rigorose non sono fini a loro stessi.
    Passeggiare nel giardino, seguire le pietre segnapasso, oltrepassare l'Hashi, il ponte simbolico, raccogliere l'acqua nella vasca di purificazione, muovere il sonaglio augurale, ascoltare il fruscio del vento tra le fronde... Il trionfo dei gesti minimi che ritornano alla loro primitiva importanza.
    L'atmosfera sospesa nel tempo del giardino giapponese permette di entrare in una dimensione dove la ricerca della quiete diventa pensiero, il fluire di tutte le energie copre il fragore delle voci estranee per raggiungere equilibrio e coscienza.

    Spunti da imparare e copiare
    Riprendere i molteplici spunti di un giardino giapponese nella nostra realtà non è semplice. Più che cercare di riprodurre uno stereotipo estetico, può essere interessante far rivivere quella filosofia dello spazio e del tempo che fa di questi giardini un mondo a parte, intimo e vissuto.
    Realizzare un angolo segreto, come possibilità di restare senza dover rimodellare le geometrie intorno, uno spazio dove predisporre una semplice seduta con un sasso, realizzare una fontana, seguire il piccolo aprirsi di un sentiero, ascoltare l'acqua che gorgoglia irregolare da una canna. Quel che conta è la predisposizione dell'animo e l'aiuto che il luogo può offrire al dipanarsi dei pensieri.
    Più pratica l'indicazione di non costruire una viabilità che alteri e separi lo spazio, ma si dissimuli divenendo una traccia, un cammino silenzioso che segue e fa da cornice alle forme di pietre e cespugli. Non compaiono cordoli, non esistono separazioni, ma è l'idea dell'unione armonica a dominare.
    Interessante raggiungere l'equilibrio dell'effetto finale tenendo distinti gli elementi, sovrapponendoli nella prospettiva, o affiancandoli, senza confonderli in macchie e siepi, nelle quali non sempre è possibile distinguere le essenze, se non in determinate stagioni.

    Piante uguali alle nostre, eppure così diverse...
    Non è semplice individuare con certezza le specie botaniche utilizzate nei giardini giapponesi. È più facile indicarne il genere, ma molte restano a una prima vista, se non ignote, impossibili da riconoscere immediatamente. Fra le piante da fiore, grande spazio viene lasciato agli iris, liberi di riprodursi, favoriti anche dallo scarso disturbo creato da una presenza umana minima e discreta.
    I bambù, sempre presenti, sono un elemento verticale che può inserirsi anche solo in piccoli gruppi e non in siepi e barriere di separazione. Le azalee, quasi irriconoscibili per l'attenta potatura a cuscino che le trasforma in cespugli morbidi, mantengono costantemente una superficie perfetta.
    Le camelie, piante care alla tradizione nipponica, sono collocate vicine all'acqua, per la possibilità di creare un gioco di specchi e per ripetere l'incanto di un fiore che galleggia. Le ortensie scelte fra le specie di grandi dimensioni, a portamento arborescente, dalle fioriture meno vistose delle nostre macrophylla, creano un'interessante massa dalle foglie lucide. Le felci ornano il bordo delle vasche d'acqua. Il muschio, verde tutto l'anno, simbolo di abbondanza di vitalità e di ricchezza, è usato come elemento di un disegno naturale. Le conifere, con la chioma organizzata a palchi, sono sorrette e puntellate per non piegarsi sotto l'abbondante peso delle nevicate. E ancora gli aceri, dalle foglie che sembrano ricami dentellati, pronti a tingersi di colori autunnali. Infine i ciliegi, da ammirare in fiore o quando il vento ne rapisce le corolle per spargerle sul prato.

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    Credits: Karin Vettorel

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    Verso la Casa del Tè
    Ogni giardino giapponese è un insieme di suoni e colori dove l'acqua è sempre presente e il rosso degli aceri sottolinea le molte tonalità di verde. Sensazioni che si declinano in emozioni diverse e che ci accompagnano nel percorso per accedere alla Casa del Tè, nel parco di Kenroku-en, nella città di Kanazawa, qui fotografato durante il mese di maggio.

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    Purificare lo spirito
    L'acqua scorre attraverso un cannello di bambù fino alla vasca d'acqua, Chozubachi, formata da una roccia naturale. Accanto c'è un Hishyaku,il mestolo, anch'esso di bambù, per raccogliere l'acqua: i semplici elementi del rituale di purificazione necessari per accedere al tempio buddista di Tokamachi (prefettura di Niigata).

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    Il suono dell'acqua
    La grondaia del tempio di Tokamachi, realizzata con una catena di piccoli secchielli di rame che, con un impercettibile dondolare, conducono l'acqua verso terra.

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    Hishyaku
    Nel tempio buddista ogni arredo, piccolo o grande che sia, trova un posto preciso, una collocazione che è anche una funzione: nulla è capriccio. Qui gli Hishyaku per i riti di purificazione, prima di accedere al tempio, poggiano sulla vasca di pietra.

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    La buona salute
    La rana, in giapponese Kaeru, che richiama alla nostra memoria certe mostruose sculture mitologiche di giardini europei, qui ha significato di augurio: è il simbolo del ritorno a un luogo o alla salute perduta.

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    Il cammino dell'acqua
    Il torrente nel parco di Kenroku-en. Il cammino, costellato di iris e azalee, è un invito a lasciarsi alle spalle i problemi del presente per ricomporre un'unità superiore che premi l'armonia, anche se è soltanto un percorso che si specchia sull'acqua.

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    Dettagli cesellati  
    Un fiore di camelia galleggia sull'acqua, come fosse frutto del caso e non la diretta conseguenza, desiderata ma mai forzata, della scelta di porre a dimora in quel punto preciso un determinato cespuglio.

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    Primavera
    È il fiore degli iris bulbosi a dire che la primavera, quella che segue l'incanto dei ciliegi in fiore, è arrivata e porta con sé nuovi colori.

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    Armonia e meditazione
    Statue di divinità sono disposte accanto a cascate, laghetti, fontane, nel parco del tempiodi Eihen, uno dei principali luoghi giapponesi di culto del buddismo zen. Il Budda accompagnerà l'uomo nella ricerca di se stesso e saprà condurlo a un piano più elevato della vita.

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    Ishidoro
    Le lanterne di pietra, in giapponese Ishidoro, del parco nazionale Hakusan (prefettura di Ishikawa), tra felci, azalee, pini secolari. Utili per celebrare le cerimonie la sera, le lanterne una volta erano scolpite dai maestri più dotati. Oggi restano un simbolo della tradizione, di una cultura che, salvaguardando la forza delle sue radici, ha saputo accompagnare il mutare della storia.

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    L'acero rosso
    Un acero rosso dalle foglie sottili, un simbolo che ovunque noi siamo ci riporta a dire "questo è Giappone", anche fosse soltanto il nostro giardino.

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    Un cammino difficile
    Dove potrà posarsi il piede in questa sapiente sovrapposizione di rocce e cespugli? Il cammino lungo la scalinata che porta al tempio è come una voce sottile: una presenza sempre discreta.

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    Ricami di fiori
    Il tronco contorto, la roccia irregolare e scultorea, l'acqua, il muschio e un cespuglio fiorito di azalee che una mano abile ha disegnato in forma di cuscino morbido, così credibile che un occhio non allenato stenta a riconoscerlo.

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    Profondità ed equilibrio
      I diversi piani di lettura del paesaggio si sovrappongono senza intralciarsi: il risultato dell'equilibrio perfetto raggiunto nel parco di Kenroku-en della città di Kanazawa. In primo piano una Kotojitoro, la lanterna poggiata su due gambe che ricordano la forma di un ponte, il simbolo della città.

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