365 GIORNI NEI LUOGHI DEL TERREMOTO

UN PRONTO
SOCCORSO PER GLI
EDIFICI FERITI

22 settembre 2016
Camminando fra le macerie continuo a chiedermi cosa sarà dei centri storici colpiti dal terremoto. Ora hanno l’aspetto di cittadine bombardate ed è difficile farsi un’idea di come potranno apparire fra qualche mese o fra qualche anno.

Per capire decido di accompagnare due squadre del Nucleo Interventi Speciali. Il NIS si è costituito all’interno del corpo dei Vigili del Fuoco solo un anno fa e il terremoto in Centro Italia lo ha visto in azione per la prima volta. Luca e Giulio sono fra i 40 ingegneri e architetti del Nucleo che lavorano qui. Mi danno appuntamento appena fuori dalla zona rossa e li vedo arrivare armati di cartellette e computer.

Si aggirano concentrati fra quello che rimane delle vecchie case di Amatrice, le guardano una a una, confrontandole con una mappa satellitare, una fotografia di com’era l’abitato prima del 24 agosto.

Le case sono collassate una sopra l’altra, hanno invaso le strade, si sono sovrapposte, e tutto quanto è stato nuovamente spostato dai primi soccorsi, subito dopo il sisma.

Luca e Giulio discutono fra loro:
«Il lato orientale sembra a posto».
«Sì, però su quel muro insiste l’edificio accanto, che è più alto e fragilissimo».
«… dall’ombra che vedo nella mappa satellitare sembra che questo palazzo finisse qui… da questo punto dovrebbe cominciarne un altro».
«Ecco una porzione della falda del tetto. È stato sbalzato accanto».

Disegnano, compilano schede, classificano, prendono appunti. Stanno facendo il censimento degli edifici, un vero e proprio triage, come si fa in pronto soccorso per identificare le priorità fra i feriti: codice rosso, giallo, verde. È la prima volta al mondo che viene adottata una strategia così sofisticata.

«È un’invenzione tutta nostra! Con questo metodo un singolo Vigile del Fuoco arriva a classificare in una sola giornata anche 30 edifici: possono essere valutati dall’esterno senza correre troppi rischi, utilizzando anche i droni» mi racconta il comandante, l’ingegnere Marco Cavriani. «Tieni conto che le nostre squadre compilano quasi 2000 schede nuove a settimana, una per ogni edificio. Abbiamo una convenzione con l’Università di Udine: loro le elaborano in tempo reale e ci restituiscono la mappa con tutti gli interventi in ordine di urgenza e criticità»

Da quella mappa si riparte con cautela. Puntellamenti, tirantature… gli esperti del Nis intervengono con tutto quello che serve per salvare ciò che si può. Possono agire con quello che si trova sul posto e con materiali nuovi che vengono fatti arrivare in grande quantità. Ma tutto deve essere pianificato in modo accurato e omogeneo. Per rendere sicuro il passaggio ai colleghi che rischiano la vita muovendosi a ridosso di edifici ancora mezzi in piedi. Ma anche per consegnare le zone rosse a chi verrà dopo. E ci lavorerà, finalmente, per ricostruire.

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