365 GIORNI NEI LUOGHI DEL TERREMOTO

TRA GLI ANGELI
IN MASCHERA
ANTI-GAS

5 ottobre 2016

TUTA BIANCA ANTI-CONTAM INAZIONE E GUANTI DI GOMMA.


È LA DIVISA CHE INDOSSANO I POMPIERI QUANDO SI PREPARANO A UN’ISPEZIONE O A UN RECUPERO.

Nulla di speciale, solo una grossa quantità di pesce rimasta in un magazzino. Ma la procedura del reparto NCBR dei Vigili del Fuoco (nucleare, biologico, chimico, radiologico) è rigorosa e la vestizione quasi scenografica. Due poliziotti li osservano.

«Mei cogliomberi…», dice uno all’altro. «Io co’ tutto il rispetto col cavolo che c’andrei lì dentro…»
«Certo… è uno spettacolo quando operano loro…».
«Ma infatti, mica a torto quando c’è la Festa della Repubblica e sfilano loro, a’ gente se spellano le mani dagli applausi…»

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I Vigili ridono e continuano: un primo strato di tessuto che assorbe il sudore, un secondo strato di plastica stagna, il tutto nastrato per impedire che piccole particelle di aria contaminata possano infiltrarsi e arrivare alla pelle.

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Entrano. È pieno giorno ma l’edificio è buio, non c’è elettricità, quindi si fanno strada con delle torce. Ne escono con grossi sacchi sigillati di materiale. Fanno la spola, in due, e a ogni giro quella piccola porzione di viso che emerge dalla maschera antigas è più affaticata.

ANCHE PER I POLIZIOTTI CHE SONO LÌ AD ASSISTERE, I POMPIERI SONO UNA SPECIE DI BESTIA STRANA: “COLLEGHI”, PERCHÉ IN UNIFORME, MA “ANARCHICI”, PERCHÉ FRA DI LORO CONTA L’INGEGNO, NON LA GERARCHIA.
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Una mezz’oretta dopo, terminata l’operazione, si toglieranno la tuta di plastica stando in piedi dentro a un sacco sistemato come un catino: lo strato di stoffa incollato alla pelle, fradicio. La plastica esterna impedisce al corpo di traspirare e il sudore si è accumulato nella tuta fino ad allagarla.

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Torniamo tutti al campo. Una grande tendopoli a Cittareale che permette ai Vigili impegnati nel cratere di mangiare, riposarsi, spostarsi e coordinare le proprie azioni in base alle urgenze e le necessità. Per la prima volta nella storia dei loro interventi, i Vigili del Fuoco hanno un’infermeria da campo, con del personale attrezzato a trattare le urgenze, tutto per loro. Fino ad oggi i pompieri in servizio sono stati potenziali vittime fra le vittime, in caso d’incidente vengono trattati come i cittadini che vanno a soccorrere, nessun privilegio o nessuna struttura d’emergenza specifica.

Ci sediamo nella mensa a prendere un caffè e uno dei ragazzi mi racconta com’è stata la sua partenza da Treviso per Amatrice: «Al lavoro dobbiamo tenere 2 borse pronte, le abbiamo in dotazione: una con quello che ci serve per le 8 ore di turno, l’altra con tutto quello di cui potremmo aver bisogno per 8 giorni. Un collega aveva dimenticato di rinnovare la seconda borsa, e si è fatto tutta la prima settimana con la stessa maglietta; puzzava tanto che nessuno voleva stargli seduto accanto… Io me la sono cavata con qualche discussione con mia moglie: a casa abbiamo una sola auto e io, nell’urgenza, mi sono dimenticato di lasciare le chiavi in caserma. Si è fatta tutta la settimana a piedi».

Accanto c’è seduto un suo collega: una laurea in Scienze Motorie e nel tempo libero si sta prendendo una seconda laurea al DAMS di Bologna. Fuori dal tendone della mensa ha iniziato e diluviare, ma ai Vigili è vietato usare l’ombrello: entrano ed escono completamente fradici.

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I Vigili del Fuoco sono una specie di bestia rara, sarà per questo che li chiamiamo tutti Pompieri, anche se non si chiamano così dai tempi del fascismo.
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