365 GIORNI NEI LUOGHI DEL TERREMOTO

COSÌ LE NOSTRE
BOTTEGHE RINASCONO
SUL WEB

28 Dicembre 2016
«Se il terremoto ha aperto uno “stargate” nel mio salotto, troverò una soluzione. Mica voglio guardare il panorama dalla poltrona». ​

Paolo fa l’architetto, è nato e cresciuto a Tolentino, e qui sta costruendo il suo futuro professionale. Non accetta che la sua città, duramente colpita dal terremoto del 30 ottobre, muoia lentamente. In 2 mesi è già stata abbandonata dalla metà dei suoi 20.000 abitanti, costretti a lasciare le proprie case, rimaste in piedi ma inagibili.

Insieme a Roberta, amica di sempre e giornalista a Il Resto del Carlino, ha un’idea i primissimi giorni dopo il terremoto: « “Se i commercianti e i piccoli produttori di qui non hanno più mercato perché la gente se ne è andata, allora diamoglielo noi: chi ha detto che al giorno d’oggi se hai un negozio o un’attività produttiva locale devi vendere solo al vicino di casa o a quello che passa davanti alla tua vetrina nel Corso?” Daje Marche!». In pochi giorni i due mettono in piedi il sito di e-commerce Dajemarche.com, forti dell’aiuto di decine di ragazzi, tutti volontari.

​↑ Il Comune ha messo a disposizione alcuni locali con affaccio su una strada del centro. Loro li hanno riempiti di casse di cartone di 3 misure per la spedizione: piccola, media e grande. Daje Marche è aperto a tutti i commercianti e produttori del posto: vengono e portano quello che hanno da vendere. Un fotografo realizza a tempo di record una serie di scatti del prodotto e i suoi colleghi li caricano nel database di tutti gli articoli in vendita. Così, in pochi minuti, la merciaia che prima aveva una clientela di qualche decina di persone si ritrova proiettata con le sue calze nel mercato globale. Il costo del servizio? Solo quello della spedizione, in base alle dimensioni del pacco.

I ragazzi gestiscono la comunicazione, gli ordini e le spedizioni. Non oso chiedere quanti anni abbiano, ma nel brulicare di attività mi pare che nessuno arrivi ai 40. In poco più di un mese i volontari di Daje Marche hanno gestito quasi 10.000 ordini: un polmone pneumatico pompato in un territorio a cui manca aria. Sul sito, si possono acquistare oltre 200 prodotti tipici della zona.

​↓ A Daje Marche si è rivolta anche Speranza, veterinaria e titolare di un’azienda vinicola. Il terremoto l’ha costretta a chiudere lo studio in paese: «Non posso mica curare gli animali da remoto, e qui non ci viene più nessuno» dice. Continuerà l’attività di veterinario da libera professionista col suo pick up, intanto si dedica con Gianluca ai 4 ettari di vigneti che ogni anno possono rendere 10.000 bottiglie: 3 rossi di uve Sangiovese e Montepulciano che si chiamano Alfredo, Ulisse e Vittorio, uno chardonnay dal nome Aqua Salata, un bianco di uva Maceratino e uno spumante. Invece di essere a disposizione solo per chi calca il set di una Tolentino semideserta, ora vengono venduti nel mondo dai ragazzi di Daje Marche.

© Donna Moderna 2019
CAPITOLO 17 CAPITOLO 19