365 GIORNI NEI LUOGHI DEL TERREMOTO

TRA GLI
ALLEVATORI CHE
NON MOLLANO

5 febbraio 2017

Con la neve, resistere sulle montagne di Accumoli è diventato ancora più difficile. Arrivo e la strada è stata appena pulita ma fino a ieri chi sta qui si è dovuto organizzare da solo, con il trattore. Ma chi sono gli irriducibili che non cedono alla tentazione di una camera in albergo sulla costa?

Dopo uno dei tanti tornanti sopra a quello che era il vecchio centro del paese rimango bloccato da una decina di cavalli che camminano lungo la strada. Sono tutti animali possenti: cavalli agricoli italiani da tiro pesante rapido. La razza, che in queste zone va per la maggiore, si chiama così.

Francesco, detto Barubba, li ha appena riportati giù dai Pantani (una zona di laghetti glaciali al confine fra i Monti Sibillini e la Laga): «Durante la buona stagione se ne stanno su, da soli. Quando fa freddo di solito scendono, è l’istinto a guidarli; ma quest’anno l’inverno è arrivato troppo in fretta».

Ecco cosa tiene su queste montagne gli irriducibili di Accumoli: i loro animali, il patrimonio da cui dipendono le loro economie, il loro lavoro e le loro famiglie.

Barruba cammina nella neve sporca di terra: «Il tunnel che mi ha dato la Protezione Civile è troppo alto, ci entra il vento e non posso ricoverarci gli animali, lo uso per il fieno». I cavalli se ne stanno all’aperto, esposti alle intemperie e con le zampe nella neve. Assieme a loro qualche mucca da carne. «Prima c’avevo una stalla in affitto e vivevo in paese. Ora è cascato tutto, è tutto là sotto».

ASCO0001
ASCO0197
ASCO0234
ASCO0335

A Fabrizio, che vive nella frazione di Grisciano, sembrava essere andata meglio: casa e stalla avevano retto anche al terremoto di ottobre. Ma ora è disperato, le scosse di metà gennaio hanno fatto crollare metà della stalla. Ha lo sguardo basso, scuote la testa. «Io e mio fratello abbiamo preso l’azienda agricola che era di mio padre e ora siamo sull’orlo del collasso. Nessuno ci ha obbligato, lo abbiamo scelto noi di fare questo mestiere. Però dovremmo essere tutelati un minimo… Le autorità mi hanno detto che le stalle non sono una priorità e io mi sono messo quasi in ginocchio».

Camminiamo insieme nella neve. «Questa stalla ha sopportato grandi nevicate, qui ci siamo abituati. Ma poi c’è stata quella scossa. I primi tre Vigili del Fuoco sono arrivati a piedi, perché la strada non era percorribile. Ci hanno chiesto se le persone erano vive e stavano bene. Gli ho detto che i miei animali erano allo stremo, mi hanno risposto che dovevano lavorare sulle priorità».

Da allora Fabrizio ha smesso anche di mungere: «Ho fatto a tempo a togliere le vacche da lì dentro, ma l’impianto per la mungitura è distrutto». E ora? «Non lo so proprio, ne devo parlare con mia moglie e mio fratello, nessuno di noi ha deciso ancora cosa faremo».

ASCO0548
ASCO0442
ASCO0606

Mario vive qualche chilometro più in là, in un casale che si raggiunge risalendo la montagna dalla Salaria. Hanno costruito un agriturismo che non ha mai chiuso dal primo terremoto: servono molti degli operai e dei funzionari che sono arrivati per l’emergenza e la ricostruzione, ma il loro lavoro è quello di allevatori. La stalla di Mario è crollata come quella di Fabrizio. «Nessuno di noi ha scelto. Ormai saremo rimasti in meno di 10 famiglie, e siamo obbligati. Cosa dovremmo fare con le bestie?».

Mangiamo qualcosa insieme e Mario è indaffarato al telefono. A fine pranzo è soddisfatto: un allevatore di Rieti gli affitterà una stalla dove trasportare una parte dei capi che gli sono rimasti. Mario e i suoi soci hanno lavorato molti anni per creare questa azienda agricola e ora hanno almeno una cinquantina di vitelli da ingrasso, una novantina fra vacche da carne e pezzate rosse, capre, pecore e maiali neri. Non è roba che trasporti in macchina e puoi ricoverare in un garage aspettando tempi migliori.

Andiamo alla stalla: tutto il lato destro è franato. L’altra metà, benché appaia normale, è pericolante e Mario è comunque obbligato ad entrarci per dare da mangiare agli animali.

Insisto per poterlo seguire. Alla fine acconsente, a condizione che faccia veloce. Metà della navata della stalla è scoperchiata, anche qui la neve ha fatto cedere il tetto sotto le scosse di gennaio. Le mucche sono a sinistra, al freddo; pecore e capre sul lato destro, invece, sono morte. I cadaveri sono ancora lì, sotto le macerie del tetto pericolante.

ASCO0701
ASCO0717
ASCO0769
ASCO0890
Ecco cosa tiene su queste montagne gli irriducibili di Accumoli: i loro animali, il patrimonio da cui dipendono le loro economie, il loro lavoro e le loro famiglie.
© Donna Moderna 2019
CAPITOLO 21 CAPITOLO 23