365 GIORNI NEI LUOGHI DEL TERREMOTO

DOVE ANDREMO
DOPO L’INVERNO
IN HOTEL?

8 Marzo 2017

All’Hotel Relax, che ospita da sei mesi la gente di Accumoli, chi mi fa sentire a casa è Antonello: all’ora di pranzo, mentre mezzo paese sciama nella sala ristorante dell’albergo, lui si lancia verso di me a tutta velocità, spingendo chiunque gli si pari davanti. «Quanti anni hai?» «Sette e mezzo!» fa lui deciso. La madre Monika gli è subito dietro: «Ma che dici? Ne hai 6! Sei nato nel 2011!». «Non è vero! Allora ne ho 6 e mezzo!».

Antonello, che di cognome fa Rendina, è come una molla, ebbro di energia inesauribile. La famiglia è stata fra le primissime a scendere qui dopo il terremoto: hanno passato un paio di settimane in tenda e poi hanno accettato di spostarsi in albergo.

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Nella disgrazia, Nunzio, il padre, ha avuto una discreta fortuna: lavorava come operaio in una ditta di fertilizzanti, dal 24 agosto scorso lo stabilimento è inagibile, ma la proprietà ne ha un altro in provincia di Treviso. E il titolare ha deciso di impiegare là anche i 20 operai di Accumoli finiti in cassintegrazione.

Nunzio, come i suoi colleghi, fa una settimana su tre in Veneto e quando è qui a San Benedetto si occupa dei figli. La stessa fortuna non è toccata a sua moglie, unica operaia di un’azienda di conserve, a cui è stata presentata la lettera di licenziamento; la giusta causa, di solito imputabile a inadempienze del dipendente, nel suo caso è stata “il terremoto”.

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Antonello, con la sua inesauribile energia, e suo fratello Francesco, lo sguardo dolce dietro gli occhiali fotocromatici, hanno cominciato l’anno scolastico a San Benedetto e comunque proceda il ritmo della ricostruzione, mamma e papà vorrebbero che lo finissero qui. È probabile che la famiglia debba abbandonare l’albergo con l’inizio della stagione estiva e visto che delle casette ancora non c’è traccia, Monika ha iniziato a guardarsi in giro per prendere in affitto un appartamento.

Intanto le giornate della famiglia Rendina si succedono, tutte uguali, in due stanze adiacenti (una per i ragazzi e l’altra per i genitori), un balconcino dove stendere i panni e un disimpegno per le poche cose che sono riusciti a portarsi da casa. Su ogni oggetto di quei tre piccoli ambienti regna, vigile, Antonello.

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