365 GIORNI NEI LUOGHI DEL TERREMOTO

NOI, ANGELI
CUSTODI DI
200 ANIMALI

13 aprile 2017

«Mio nonno era di qui e fin da bambina dicevo: “Quando sarò grande andrò ad abitare a Ussita!”». Valentina è nata a Roma, ha studiato a Pisa e da 13 anni vive nel paesino marchigiano di meno di 500 abitanti. È rimasta anche dopo il terremoto. Con lei, Monica, originaria di Tolentino ma da sempre a Ussita. Prima delle scosse che hanno devastato il Comune a ridosso dei Monti Sibillini, facevano le veterinarie. Poi, con l’evacuazione del paese, l’ambulatorio ha chiuso. Ma tra il borgo e le frazioni vivono ancora 130 gatti e una settantina di cani, cavalli, galline e pecore.

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Insieme a Monica e Valentina lavora Noemi. Oggi non è qui perché di turno nell’unico ristorante ancora aperto nella zona. Le 3, una specie di Charlie’s Angels degli animali terremotati, sono volontarie: non guadagnano un euro, da mesi, ma ogni mattina iniziano il loro speciale “giro visite”. Parto con  loro sulla jeep: il pianale posteriore è pieno di sacchi di mangime. Monica telefona in Comune: «Siamo le veterinarie. Saliamo verso le frazioni. Staremo fuori 3 o 4 ore. Chiamiamo al ritorno». La faglia del terremoto attraversa il territorio di Ussita come una crepa: chiunque si muova deve essere autorizzato e le forze dell’ordine devono sapere chi è in giro, nel caso di nuove scosse. La stessa carreggiata che percorriamo è divisa in 2 da una fenditura: il lato a valle è sprofondato di almeno 30 centimetri.

Il primo “paziente” fa capolino da un cespuglio: è un gatto tigrato. Dietro di lui ne arrivano altri. «Svelti che la sera passa il cinghiale e divora quello che resta» dice Valentina. «Come recuperate tutto questo mangime?» chiedo. Rispondo in coro: «Grazie alle donazioni. Già fatichiamo a campare noi: non guadagniamo più nulla e spendiamo un sacco di soldi in benzina». A contribuire sono varie associazioni e i proprietari degli animali di cui Valentina, Monica e Noemi si prendono cura. Lungo la strada compare un branco di cani pastore bianchi, saranno una trentina. Riconoscono la macchina e accorrono sul ciglio della strada per avere il loro cibo.

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Il giro di Monica e Valentina prosegue per ore. Liberano le galline di un pollaio per farle razzolare nel prato. Disinfettano un cavallo ferito a una zampa e gli fanno un’iniezione di antibiotico. In ognuna delle frazioni le veterinarie nutrono gli animali, li curano, fanno qualche minuto di coccole e ripartono per la tappa successiva. L’unica pausa se la prendono per guardare un recinto a fondovalle: «Lì costruiremo il nostro ambulatorio. Stiamo aspettando la struttura, e presto riapriremo un presidio vero e proprio, qui a Ussita».

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